Assemblea Transterritoriale Transfemminista Antispecista NON UNƏ Dİ MENO

Sciopero femminista in Svizzera giugno 2019

Report esperienza 14-15 giugno 2019 in Svizzera

intervista sullo sciopero a radio onda rossa

album foto e video dello sciopero e dei due interventi dal palco di NUDM

APPELLO PER UNO SCIOPERO FEMMINISTA E DELLE DONNE* IL 14.06.2019 adottato dall’Assemblea nazionale del 10 marzo 2019

“Noi tutte, donne* con o senza partner, con o senza figli/e, con o senza un impiego, e qualunque sia la natura del nostro lavoro, in buona salute o malate, con o senza handicap, etero, LBTIQ+, dalle più giovani alle più anziane, nate qui o altrove, con culture e origini diverse, tutte noi lanciamo un appello per uno sciopero femminista e delle donne* il 14 giugno 2019. Vogliamo una parità reale e vogliamo decidere autonomamente delle nostre vite. Per questo faremo sciopero il 14 giugno 2019!”

L’APPELLO è stato tradotto in diverse lingue (italiano, tedesco, francese, russo, albanese, turco, curdo.

In Svizzera, venerdì 14 giugno migliaia di donne hanno scioperato.
A Berna si sono riunite davanti al Palazzo federale, sede del Parlamento; alcune parlamentari vestite di viola, il colore del movimento, si sono affacciate per mostrare il loro sostegno. A Zurigo, il centro finanziario del paese, le manifestanti hanno bloccato le strade principali attorno alla stazione ferroviaria; a Lucerna si sono radunate in migliaia per un sit-in davanti al teatro della città; a Losanna si sono riunite di notte, hanno acceso un fuoco con i bancali e incendiato cravatte e reggiseni; a Ginevra, a Bellinzona e a Lugano ci sono state manifestazioni e cortei.

Centinaia di azioni hanno colorato di viola tutti i cantoni!

Alla manifestazione delle 17.00 hanno aderito circa 540.000 in tutta la Svizzera, 10.000 solo a Bellinzona.
In tutto il paese molte donne hanno smesso di lavorare alle 15.24, l’ora in cui dovrebbero lasciare il lavoro per essere pagate in proporzione quanto gli uomini. In alcune città gli asili sono rimasti chiusi e le scuole hanno offerto solo i servizi di base per consentire alle lavoratrici di partecipare agli eventi. Ci sono stati treni gratuiti per le donne* in sciopero.

Secondo un sondaggio recente del gruppo Tamedia, il 63,5 % degli svizzeri è stato favorevole allo sciopero; per l’occasione il Parlamento ha fatto una pausa di 15 minuti. Secondo dati del 2016 dell’Istituto svizzero di statistica (UST), le donne svizzere guadagnano di media il 12 % in meno degli uomini, a parità di mansione. L’Organizzazione internazionale del lavoro, l’agenzia delle Nazioni Unite che promuove la giustizia sociale, ha detto che la Svizzera è una delle nazioni peggiori in Europa e in Asia Centrale per il divario di istruzione tra i sessi dopo le scuole superiori, soprattutto nelle materie scientifiche.

In Svizzera i diritti delle donne sono una conquista abbastanza recente: il suffragio femminile a livello federale arrivò nel 1971, mentre il Cantone Appenzello Interno ammise le donne al voto locale soltanto nel 1990, su ordine di un tribunale.
Le manifestazioni di venerdì ricordano le grandi proteste a favore dei diritti delle donne, che si tennero il 14 giugno 1991 quando scese in piazza mezzo milione di donne in un paese che contava 6,6 milioni di abitanti.

Nel canton Ticino molto del lavoro è stato svolto dal collettivo io l’8 di cui proponiamo alcune riflessioni e racconti: è stato uno sciopero che ha riguardato tutt_ uno sciopero preparato in un anno

Ogni 8 del mese, il collettivo “io l’8 ogni giorno” ha organizzato un incontro per creare occasione di scambio, approfondimenti di tematiche e far nascere una rete di relazioni (oltre alle riunioni). Ma soprattutto ogni donna* del collettivo ha iniziato a parlare dello sciopero dove si trovava, e se si creava uno spazio di discussione il collettivo era presente, con due o tre persone sul posto. Per questo è importante ricordare che si è lavorato un anno per creare dei legami ed essere un punto di incontro.

Il collettivo ha sempre proposto di andare verso le persone partecipando alle giornate autogestite nelle scuole, al movimento A V A EV A – movimento di donne* della generazione delle nonne, scritto lettere ai dipartimenti.
Sono state realizzate performance artistiche (poesia, danza, musica, workshop, collage di seni, preparazione di striscioni, pranzi e cene culturali con altre organizzazioni di donne migranti, con uomini solidali che hanno cucinato e curato i bambini per una settimana.

• A Locarno lo “Spazio Elle” si è trasformato in una Casa dello Sciopero per una settimana, iniziativa partita dal basso, dalle abitanti locarnesi (con presenza del collettivo Io l’8). Questo l’appello per la partecipazione allo spazio: “Il prossimo 14 giugno in tutta Svizzera ci sarà lo sciopero femminista. Sarà uno sciopero studentesco e sarà uno sciopero del consumo, per permettere a tutte le donne, lavoratrici pensionate studentesse casalinghe indipendenti, di partecipare per ritrovarci insieme a discutere, condividere, esprimere la nostra rabbia o la nostra gioia. Vogliamo trasformare il 14 giugno lo Spazio ELLE in una vera e propria Casa dello Sciopero. Vogliamo anche trasformarlo in uno spazio in cui le donne artiste possano esprimere la loro creatività, con esposizioni performances e musica. Vi aspettiamo numeros* determinat* e pien* di idee a questo quarto incontro. Tutt* sono i benvenut*. Partecipa!”

spazio-elle/

Scuole – assemblea 17 aprile (dall’asilo alle università)

Il 17 aprile, rappresentanti di tutti gli ordini scolastici, docenti, mamme, studentesse, dalla scuola dell’infanzia, alle scuole elementari, dalle scuole medie, alle scuole speciali, ai licei, alle scuole professionali, alla SUPSI (Scuola Universitaria Professionale Svizzera Italiana), all’USI (Università Svizzera Italiana) si sono riunite per condividere idee e progetti.

“Siamo profondamente convinte che una “sana” società debba avere alla base una

“sana” educazione; e per questo riteniamo di fondamentale importanza l’adesione allo sciopero da parte delle scuole. Nelle prossime settimane ci saranno momenti di sensibilizzazione: racconti di storie, giochi di ruolo, proiezioni di film, conferenze, creazione di manifesti e tanto altro.

Il 14 giugno, data che mette un po’ in difficoltà essendo l’ultimo giorno dell’anno scolastico, in molte scuole e università sono state spostate le riunioni e gli esami. Altre realtà hanno aderito allo sciopero: le docenti sciopereranno mentre i colleghi si occuperanno delle classi. Altre propongono programmi speciali. Ritenendo poi importante una massiccia adesione alla manifestazione di Bellinzona, delle scuole è stata prevista una partenza in corteo verso le stazioni.

Obiettivo dello sciopero è quello di promuovere la riflessione anche dei cambiamenti effettivi per cui la sensibilizzazione e la giornata di sciopero devono essere la base su cui costruire una scuola in cui questi temi siano fortemente presenti.

Movimenti studenteschi (gruppi) soprattutto liceali, uniti anche con i movimenti già esistenti sul clima.Durante l’anno il collettivo iol’8 ha partecipato alle giornate autogestite, parlando dello sciopero, del femminismo (dopo la vostra visita si parlerà solo di TRANSFEMMINISMO), del linguaggio sessista, ecc. Alcune studente presenziavano ai nostri incontri e piano piano si sono creati diversi gruppi, con la collaborazione delle docenti.

La Posta: il “gigante giallo” si è tinto di “viola”: quello dei foulard, delle spille e degli adesivi che le/i dipendenti della Posta hanno potuto indossare agli sportelli ma non solo nei luoghi di lavoro (produzione) anche durante il lavoro (giro di distribuzione)

a Basilea, sono state licenziate due dipendenti per aver scioperato

Purtroppo non si è riuscito a coinvolgere molto il mondo della produzione e del

consumo, ma si è distribuito del materiale (poster, flyer, spille)

14 giugno: parte la caravana del Ticino:

Prima Tappa a Chiasso, alle 8.00 alla dogana:

Questo sciopero femminista itinerante parte da Chiasso e in particolare dalla frontiera. Testo letto durante il presidio:

“Una frontiera che ogni giorno viene attraversata da migliaia di donne che vengono a lavorare nel nostro cantone che si sobbarcano lunghi viaggi per lavorare da noi in posti di lavoro precari, malpagati e con ritmi di lavoro estenuati, che continuano a gestire a casa loro il peso del lavoro domestico e di cura e che si sentono anche accusate di rubare il posto di lavoro a noi svizzere…vogliamo rifiutare questa logica che ci mette le une contro le altre, le condizioni di lavoro delle donne frontaliere sono inaccettabili non è possibile offrire un lavoro a tempo pieno per 2.000 o 3.000 franchi al mese indipendentemente da dove risiede chi lavora, non sono le donne frontaliere a fare dumping salariale ma è il padronato che approfitta dell’assenza di regole e della vulnerabilità delle donne per continuare a sfruttare tutte noi.

Una frontiera che viene anche attraversata da molte altre donne migranti che provengono da tutto il mondo che rappresentano spesso la parte più debole di una categoria già vulnerabile e precaria che scappano da situazioni di povertà e di guerra create dalla globalizzazione e dalle politiche neo liberiste e che quando arrivano qui sono ancora vittime di discriminazioni molteplici. I viaggi diventano spesso momenti di ulteriore violenza una volta arrivate le formazioni e i diplomi ottenuti non vengono riconosciuti. Queste donne sono confinate alle attività domestiche e ai mestieri di cura si occupano dei nostri bambini e delle bambine, delle persone anziane, delle nostre case. Compiti invisibili, non riconosciuti e non valorizzati. In alcuni casi sono a disposizione 24 ore su 24, a volte senza statuto legale.

Siamo qui perché vogliamo denunciare tutto questo vogliamo che le donne non vivano con il terrore di essere espulse, che vengano regolarizzate e che ci sia una legislazione che le protegga da tutte le discriminazioni che subiscono.

Perché il diritto d’asilo è un diritto fondamentale, chiediamo il diritto di restare per tutte un diritto d’asilo che tenga conto delle violenze specifiche legate al genere, il diritto di soggiorno non deve dipendere da quello dei mariti questa logica è inaccettabile. Tutte indipendentemente dallo stato civile dal colore della pelle, dalla nostra nazionalità, dall’orientamento sessuale, dall’identità di genere o dall’ appartenenza religiosa hanno diritto di restare e essere protette.”

Seconda tappa: incontro con una parte della delegazione NUDM dall’Italia e presidio all’IKEA di Lugano h 9:30

La delegazione di NUDM Italia ha partecipato alla carovana del Canton Ticino.

Qui il report collettivo della delegazione:

Eravamo in 17 dall’Italia: compagne e compagnu di NUDM dell’assemblea del lago di Garda, di Milano, di Roma e Genova, e dell’assemblea transterritoriale TCTSU. Tre compagne di Verona non sono riuscite a partire perché una delle compagne è stata male (hanno mandato intervento scritto che abbiamo letto in assemblea il 15) e alcune compagne di Firenze all’ultimo momento non sono riuscite ad organizzarsi. Peccato!!!

IL sostegno e la partecipazione (assunto nell’assemblea nazionale di Torino di NUdM 1/2 giugno 2019) allo sciopero femminista organizzato in Ticino ci colloca nella dimensione transterritoriale che vogliamo mantenere e potenziare. Costruire occasioni di incontro è rivitalizzante e porta enorme ricchezza. L’esperienza dello sciopero itinerante che lu compagnu svizzeru avevano previsto è stata particolarmente coinvolgente, nonostante gli spostamenti non siano stati sempre facili.

Ci siamo incontrat* con il collettivo “Io l’8 ogni giorno” (con cui abbiamo avviato una relazione a partire dalla loro partecipazione all’assemblea transfemminista di Verona) all’IKEA di Lugano

Qui abbiamo fatto tutt* insieme un presidio, diffuso volantini, chiamato alla manifestazione di Bellinzona, cantato slogan e canzoni e dedicato una canzone sulle note di “Addio Lugano Bella” che avevamo composto la notte prima e reintitolata per l’occasione “Buondì Lugano bella”.

Terza tappa: sede della RSI Radio televisione svizzera:

La televisione aveva già iniziato la giornata dello sciopero, con una assemblea. Qui il nostro arrivo ha fatto da introduzione alla consegna alla direzione della RSI della petizione sottoscritta da 541 dipendent* che chiede parità e rispetto nei

mass media (#nowomennonews).

Un’oretta per presidio, slogans, canzoni, balli, rinfresco e svariati interventi al microfono tra cui quello del collettivo Io l’8 ogni giorno. (allegato)

Quarta tappa “centro di accoglienza” per migranti gestito dalla Croce Rossa:

Il centro di accoglienza non ci ha accolto e ha sbarrato i cancelli. Nonostante questo ci siamo fermat*, abbiamo acceso la musica e invitato le famiglie a uscire e unirsi a noi. Il clima di minaccia instaurato dall’agente della “sicurezza” al cancello era palpabile e i nostri tentativi di entrare per dialogare con chi era all’interno sono stati inutili. Non ci è stata data neanche la possibilità di offrire delle brioche alle bambine e ai bambini che si trovavano dietro il cancello.

Molte donne e poi famiglie intere hanno cominciato ad uscire, a unirsi a noi, ai girotondi e ai balli e, dopo un intervento al microfono sul diritto di muoversi e di vivere in un mondo senza confini, hanno anche deciso di continuare il percorso con la carovana fino a Lugano e poi alla manifestazione di Bellinzona

Quinta tappa: Lugano

In piazza c’era stato un pranzo femminista (già terminato al nostro arrivo) che aveva coinvolto molte persone. Qui abbiamo incontrato la delegazione di NUDM lago di Garda con i gadgets di NUDM e si è allestito subito il banchetto. Sempre in piazza c’è stata la performance del collettivo Io l’8 ogni giorno. Una performance semplice da organizzare e da replicare ma molto efficace: le compagne indossavano delle magliette con le scritte che evidenziavano i dati o le cose più violente della società capitalista ed eteropatriarcale e le denunciavano, poi se le toglievano e le mettevano in lavatrice (una grande scatola di cartone dipinta di viola) dove venivano lavate e dalla quale uscivano violette con il simbolo femminista.

Siamo salit* sul palco per un intervento di saluto come NUDM e anche come Ni una menos Argentina (perchè una delle compagne di Milano è anche parte di NUM Argentina) e abbiamo cantato la versione transfemminista di “Addio Lugano Bella”.

Dopo uno sparpagliamento in cerca di viveri per il pranzo, siamo risalitu in auto e furgoni per raggiungere…..

Sesta tappa Bellinzona

dove un grande e vivace corteo ha sfilato per la città per poi terminare in Piazza Governo.

Molti gli interventi dal palco e, prima che si aprissero le danze, il nostro gruppetto NUdM insieme a lu compagnu di “Io l’8 ogni giorno” ha simpaticamente invaso il palco in massa per un discorso molto coinvolgente, sia dal punto di vista politico che emotivo, che ha suscitato grandi applausi di condivisione come anche la canzone “Bella Ciao versione femminista”, suonata da Lavinia, una bravissima chitarrista romana che portava anche lei il saluto di NUDM e cantata con grande energia sia dal palco che dal resto de* manifestant* nonché dal pubblico presente.

Bravissim* musicist* hanno chiuso in bellezza la serata mentre le persone in piazza ballavano, rientravano a casa o si spostavano a Ginevra per l’assemblea internazionale.

Report 15 Giugno 2019 assemblea transterritoriale Ginevra

Lassemblea del 15 giugno era organizzata da Greve feminist internacional  che è collegata alla commissione statale internazionale dell’8M dello stato spagnolo dove si incontrano persone di origine spagnola migrate all’estero (stranierizzate, come si definiscono), persone di paesi diversi (soprattutto America latina che vivono in Spagna, persone che sono nate e vivono in Spagna, persone che vivono e sono attive in altri paesi). In questo senso è già una rete (NON la rete ma una rete importante di riferimento) insieme alle compagne svizzere alcune delle quali sono parte della 8M int

Presenti:
8M Huesca, Aragon, Zaragoza y Aragon 8M comision internacional
Stop Violències Andorra Feministischer Aufruf Hamburg
NUdM Italia
Io lotto ogni giorno Ticino
Comisión Internacional 8M SP
NUM Austria
Grève Féministe Internationale Suiza

Si comincia con la presentazione della giornata. Continuiamo con il presentarci tutt* con la tecnica della rete (si lancia un gomitolo nel cerchio e chi lo riceve si presenta. Nella presentazione si parla brevemente dello spazio da cui si arriva e delle aspettative per la giornata.

Punti all’odg:

1. Condivisione dei contesti in cui ci incontriamo nei vari territori e delle nostre esperienze

2. Problemi che si sono resi visibili nelle presentazioni 3. Temi da approfondire
4. Consensi

1. Condivisione dei contesti in cui ci troviamo: Svizzera/Ginevra

Si ringraziano tutte le compagne internazionali per la partecipazione all’assemblea e allo sciopero e per l’appoggio internazionale negli ultimi mesi (soprattutto 8M int). Sono contente dello sviluppo che ha avuto il processo di costruzione dello sciopero del 14 giugno in Svizzera che all’inizio era stato convocato come sciopero delle donne ma che alla fine terminò chiamandosi anche sciopero femminista, decisione assunta per consenso da tutti i collettivi coinvolti su scala nazionale.

Il fulcro dell’organizzazione è partita da gennaio. Allontanandosi sempre più dalle forme di organizzazione classica (di sindacati e organizzazioni politiche) trovando forme di autogestione e organizzazione collettiva propria dei movimenti sociali autonomi. Si può osservare una gran differenza tra la zona francofona e quella parlante tedesco dove il movimento femminista è maggiormente costituito da organizzazioni istituzionalizzate

per cui è difficile articolare un discorso anticapitalista, apertamente femminista e antirazzista.
Sebbene nelle assemblee della zona francofona all’inizio i ragionamenti fossero meno critici, le difficoltà vissute nella costruzione del processo hanno portato ad una maggiore radicalizzazione delle posizioni. Il movimento è maggiormente attraversato da sindacaliste e politiche.

In generale la Svizzera è un contesto tradizionale dove è difficile parlare di “femminismo ” e di sciopero. Di fatto si è accettato di chiamare lo sciopero del 14 giugno sciopero delle donne* precisando che quell’asterisco significava che per donne si intendeva qualsiasi persona che non fosse un uomo cis.

I finanziamenti sono arrivati con donazioni. La militanza nel contesto svizzero è problematica perché le persone non sono disposte a fare sforzi e lavorare in cambio di niente. La barriera delle lingue (le diverse lingue ufficiali) ha aggiunto un’altra difficoltà. Non solo per comunicare e coordinare gli sforzi a livello nazionale ma anche per produrre materiali e consenso nei singoli cantoni (manifesto, chiamata allo sciopero, slogan, etc…)

Svizzera/Ticino

In questa regione si fa molto riferimento a NUdM Italia con cui si condivide anche la lingua oltre che il contatto diretto. Oltretutto c’è una situazione simile rispetto alla religione cattolica, visto che l’ultracattolicesimo in questo cantone è molto forte. Si è programmato anche qui “Il giorno della vita” molto simile al congresso che c’è stato a Verona. C’è molta repressione e una legislazione molto dura di controllo e prevenzione delle lotte sociali.

C’è una logica fortemente razzista, contro le migrazioni e sessista, contro i diritti delle donne, delle persone non binarie e dissidenti
Un grande flusso migratorio si scontra con una nuove legge Federale, che obbliga le persone che arrivano a registrarsi nei primi 3 mesi (nei centri federali in via di costruzione), durante i quali sono recluse in centri di accoglienza/”prigione”. Sono costrette a restare in questi centri senza poter fare nulla e senza aver fatto nulla. Una reclusione totale che impedisce a bambine e bambini di andare a scuola. Il sospetto è che questo sia un modo per controllare i flussi migratori. Per tutti quelli arrivati con la vecchia legge i centri di “accoglienza” vengono gestiti unicamente dal Canton Ticino che ha dato il mandato esclusivo alla CRSS (Croce Rossa Sezione Sottoceneri). Molte famiglie sono in attesa da anni, (chi 1 chi 2 chi 3)…in questi centri. Per alcuni, c’è il Bunker di Camorino, dove sono costretti a dormire sotto terra (cimici, temperature fino a 52 gradi – canicola- senza possibilità di muoversi).

In Svizzera ci sono due problemi fondamentali:
la lingua: le tre lingue diverse parlate nei cantoni (francese, tedesco e italiano) complicano la possibilità di comunicazione;

l’autonomia legislativa dei cantoni: le legislazioni e le normative così diverse tra i diversi cantoni rendono più complicato aprire vertenze e azioni comuni. Questo limita la sinergia e la creazione di reti a livello statale

Andorra

Le compagne denunciano un governo di estrema destra e una repressione molto forte che diventa molto grave per il fatto che ci si incontra in un territorio molto piccolo. Violenza psichiatrica e medica stanno forzando molte donne a andarsene dal paese. Difficile denunciare questa violenza perché al presente ciò può determinare una sorta di

persecuzione a livello istituzionale. Le compagne di Stop Violences, che hanno denunciato già nell’assemblea transnazionale di Verona la situazione, hanno prodotto un video per denunciare la situazione dell’aborto in Andorra e lanciano la campagna #avortarem 2019: https://www.youtube.com/watch?v=nLlUybjti10

Italia: Non Una Di Meno (NUDM)

Stiamo partecipando a questa assemblea come NUDM perché l’ultima assemblea nazionale del nostro movimento ha assunto il sostegno e la partecipazione allo sciopero del 14 e all’assemblea del 15.
Partiamo dall’attacco comune delle destre e nel nostro caso del governo Salvini che ha approvato due decreti sulla sicurezza che hanno accentuato la repressione nel nostro paese e che attaccano direttamente le pratiche dei movimenti. Esiste in Italia il DASPO e cioè l’allontanamento forzato di persone dalle loro case e città per motivi politici anche per molti giorni. Situazione critica: repressione, razzismo, attacco alle persone più vulnerabili. Sono stati chiusi gli SPRAR ma l’alternativa per tutte queste persone è la strada e non un altro tipo di accoglienza. Non ci sono programmi seri di sostegno economico a chi si trova in condizioni di povertà. C’è un attacco diretto ai diritti di autodeterminazione sui propri corpi: aborto, contraccezione, divorzio con i ddl Pillon, diritto alla transizione e alla libertà di affermazione del proprio genere e orientamento sessuale.

La lotta collettiva delle assemblee di NUDM si intende come un processo collettivo di costruzione. In questo senso il movimento ha dichiarato lo stato di agitazione permanente al di là e oltre lo sciopero dell’8 marzo. L’8M è uno sciopero sociale, politico e vertenziale che costruiamo in diversi ambiti: produttivo, riproduttivo, uno sciopero dei e dai consumi, dei e dai generi (uscendo dalla postura patriarcale del binarismo di genere). Di fronte all’attacco globale delle destre, la risposta deve essere quella di articolare reti globali.

Per l’8marzo del prossimo anno si sta riflettendo su tre possibili proposte, ma le assemblee non hanno ancora preso una decisione.


L’8 marzo sarà di domenica, per cui le possibili proposte sono:

  • Sciopero di 2 giorni con la concentrazione di quello produttivo al lunedì cominciando la mobilitazione di domenica;
  • Sciopero di 3 giorni con la concentrazione di quello produttivo venerdì e continuazione sabato e domenica;
  • Sciopero di 1 giornata, domenica 8M, che ci consentirebbe di partire dai lavori più precari, femminilizzati, dal lavoro domenicale, dal commercio e dai consumi e renderebbe più agevole la partecipazione delle donne e di tutte le soggettività migranti.

Come funziona NUDM?

NUDM ha prodotto il “Piano femminista contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere”. Il piano è stato elaborato in 9 tavoli di lavoro e assemblee nazionali a cui hanno partecipato migliaia di persone (donne e soggettività LGT*BQIPA+)
Ogni tavolo ha approfondito con uno sguardo sempre intersezionale diverse tematiche e nelle assemblee statali questi sguardi si sono incrociati.

È stato scritto con un processo collettivo durante il primo anno di nascita del movimento. È stato tradotto in inglese e un gruppo lo sta traducendo in tedesco. Trovate qui il testo

Il movimento funziona per assemblee territoriali, assemblee transterritoriali, gruppi di lavoro tematici e assemblee nazionali. Le decisioni si prendono per consenso e le assemblee si dichiarano assemblee orizzontali. Per facilitare la partecipazione e contrastare la sovrarappresentazione e i privilegi economici si tende a dare tracce di lavoro prima delle assemblee nazionali e a costituire una cassa di solidarietà per un aiuto economico a chi vuole partecipare alle assemblee.

Si dà lettura dell’intervento dell’assemblea di Verona (vedi sotto) e si chiarisce cosa intendiamo per transfemminismo (vedi definizioni tratte dal piano o dalle elaborazioni di TCTSU alla fine del testo.

Stato Spagnolo: cos’è il movimento 8M? Com’è organizzato? E cos’è la commissione internazionale 8M?

La Commissione statale 8M (formata da collettivi e donne singole e diverse) è uno spazio di lavoro e di dibattito, di organizzazione, di incontro e di costruzione creato da assemblee femministe di diversi territori con l’obiettivo di condividere conoscenza e costruire strategie che generino cambiamenti e che trasformino la società in una società femminista, ponendo al centro il tema della vita e della cura.

Non esiste una cassa di resistenza comune a livello nazionale. (C’è una commissione statale costituita da portavoci di varie assemblee che organizza gli incontri statali e si passa una cassa da un incontro nazionale a quello successivo attraverso le assemblee territoriali che decidono di ospitarlo).

Si usa un criterio di decentramento (mai fatto un’assemblea a Madrid) e di rotazione per gli incontri statali in modo da favorire la partecipazione di compagnu lontanu che non possono viaggiare verso la capitale (Elche, Zaragoza, Mérida, Gijón, Valencia) evitando quindi Madrid.

Come lavoriamo?

Le assemblee che formano la commissione 8M statale lavorano in una rete orizzontale di mutuo appoggio. Lavoriamo per consenso, attraverso un processo in cui cerchiamo un accordo tra tutte le persone partecipanti, in un processo che include le possibili obiezioni per arrivare ad una decisione che ci soddisfi tuttu.

La rete priorizza il rispetto delle autonomie locali/territoriali, limitandosi a consensi statali minimi e non vincolanti (pratica 15M).
Ciascun territorio è libero di fare quello che vuole. Unico requisito: autonomia del movimento, essere assembleariu e funzionare per consenso.

Non esiste un’assemblea generale statale nè una struttura gerarchica di presa di decisione.
Gli accordi presi a livello statale sono proposti alle assemblee territoriali che ci lavorano, lasciando un tempo alle assemblee per poterli dibattere e, salvo che non si manifestino dissensi, si potranno considerare accordi statali.

Chi si trova nelle strutture delle commissioni statali è referente/ponte/portavoce del collettivo/assemblea/territorio di cui fa parte.
Fino al giugno 2019 ci sono stati 5 incontri statali (Elx 2017, Zaragoza 2018, Mérida 2018, Xixón 2018 y Valencia 2019), dove sono state poste in comune proposte, strategie, esperienze con l’intenzione di aumentare la forza della rete e ampliare la cornice delle rivendicazioni comuni.

Gli incontri statali non sono luoghi di decisione ma di interscambio di esperienze, di appoggio e organizzazione di campagne puntuali coordinate nei vari territori. La

partecipazione è aperta alle persone che partecipano alle assemblee 8M ma, per raccogliere il maggior numero di voci, anche di chi non sia legatu a nessun collettivo o assemblea.

Autocritica:

I punti di rivendicazione che abbiamo assunto a livello statale sono molto buoni però non sempre sono stati interiorizzati. Nella pratica quello che facciamo è insoddisfacente perché lasciamo da parte l’intersezionalità, la prospettiva antirazzista e decoloniale riproponendo posizioni di femministe bianche, etero, cis ed eurocentiche.

Nelle commissioni statali la rappresentanza territoriale è minima e ci sono territori che non partecipano alle commissioni statali.
Anche territori con molta forza usano le loro energie solo in azioni a livello territoriale e organizzandosi localmente. Alcuni territori sono invece sovrarappresentati perché hanno più mezzi, più possibilità di viaggiare e altri privilegi di questo genere.

2. Problemi emersi nella presentazione dei contesti in cui operiamo

  • Importanza del linguaggio inclusivo (categoria ‘donne’, uso di ‘donne’ non inclusivo per le soggettività LGTBQIAP+ uso della parola sciopero: in spagnolo c’è sia “huelga” che “paro” e l’8M usa huelga e non paro);
  • Andorra (lotta per la depenalizzazione dell’aborto);
  • struttura organizzata per commissioni (statali e territoriali) e autonomia del movimento;
  • Migrazioni e attacco ai diritti delle persone migranti, stranierizzate e razializzate;
  • Reti internazionali solidali – nuovi spazi di articolazione collettiva;
  • Problema delle lingue al momento della comunicazione tra territori/persone che si esprimono in lingue diverse;
  • Calendario in google: per informare di circa date e “allerte” nei vari territori.

Assemblea transterritoriale transfeminista, proposta a Verona da NUDM Italia: Nell’ultima assemblea nazionale di NUDM si è consensuato di lanciare una convocazione aperta per un primo incontro di costruzione dell’Assemblea transterritoriale per poi procedere in un cammino di costruzione comune della stessa che porterebbe ad una seconda convocatoria. La sfida è quella di fare questo percorso insieme in modo che non sia un incontro organizzato da un’unica realtà a cui si invita la reale e concreta costruzione di un processo comune.

Le domande aperte su cui interrogarci nelle nostre assemblee sono: Dove farla? Quando? In Italia o in un altro luogo? Come superare il problema economico di muoversi perchè la lontananza non sia escludente? Come lavorare sul tema dell’interpretariato? Che piattaforma usare per le nostre comunicazioni? Che pratiche possiamo agire perchè non sia un’assemblea a inviti ma un processo di costruzione comune? Che strumenti possiamo usare per comunicare all’esterno? Possiamo usare la piattaforma Mumble per i nostri incontri on line abbandonando le skype call? Altre piattaforme più sicure? Come ci organizziamo per il tema dei visti? Come evitare le strumentalizzazioni del femminismo liberale?

3. Temi da approfondire

3.1 Rete internazionale

Per continuare a costruire reti transnazionali e coinvolgere più realtà, assemblee e territori vediamo la necessità di generare un nuovo spazio nel quale comunicare che non sia vincolato o dipendente direttamente dal movimento spagnolo (infatti il gruppo telegram attuale è della commissione internazionale 8M dello stato spagnolo) dove ci siano un numero allargato di amministratoru e abbiamo il problema di decidere che lingua usare.

Che strumenti utilizzare nelle nostre comunicazioni? Si propone di usare Signal ma poi si opta per Telegram che ha molti vantaggi per la diffusione delle informazioni. Vediamo comunque importante la questione della sicurezza per la nostra organizzazione e di continuare nella ricerca di strumenti di comunicazione più sicuri. Signal, WeTransfer, riseup…).

Come usiamo la chat e la mailing list che abbiamo? Si propone di utilizzarle come reti di diffusione di notizie e informazioni su quello che succede nei nostri territori, per condividere allerte femministe e campagne internazionali di solidarietà e non solo. Si propone anche di condividere e creare una rete di informazione legale ma questo punto non si può affrontare ora perchè non abbiamo forze sufficienti per svilupparlo.

In che lingua parliamo? ognunu nella sua lingua, o nella lingua in cui si senta più comodu, e se vuole può tradurre il messaggio, che deve tendere sempre ad essere semplice, in un’altra lingua (metodo lettura semplice)

3.2   giornata internazionale dell’aborto 28 settembre 2019 e appoggio alla campagna di Andorra e di altri paesi:

Si propone di fare del 28 settembre una giornata transnazionale che metta in rete i territori dove è ancora vietato abortire e che sono in lotta per ottenere questo diritto, dove c’è obiezione di coscienza che inficia la possibilità di abortire, o quelli in cui le possibilità di aborto sono molto ridotte:

  • Campagna di appoggio a Andorra. Possiamo creare un hashtag comune
  • Pañuelazo (o quello che Andorra ci proporrà ) in altri territori
  • Fare il 28 Agosto (un mese prima) un’azione per preparare la data del 28 settembre.
  • Stop Violències Andorra ha creato un gruppo di telegram per coordinare e diffondere le azioni della campagna aborto per il 28 settembre 2019.

3.3 Razzismo nel movimento femminista

Importanza del linguaggio e della terminologia che usiamo. Non è lo stessa cosa vivere una situazione da stranierizzata piuttosto che da razializzata.

Stranierizzate sono quelle persone che migrano e che vengono considerate straniere dallo stato e dal contesto in cui migrano; la responsabilità della situazione non ricade su chi migra ma sullo stato dove chi migra decide di vivere. Razializzazione fa invece riferimento a discriminazioni e oppressioni che riguardano il corpo fisico (tratti somatici, colore della pelle,…)

Nella lotta contro il razzismo le donne bianche non sono le agenti principali del movimento, il nostro obiettivo è l’avvicinamento ai collettivi antirazzisti oltre che lavorare sull’autoformazione, e sulla decostruzione dei nostri privilegi e del razzismo interiorizzato.

Come movimento quello che possiamo fare è concentrarci su questi aspetti e dare massima diffusione e appoggio a tutte le convocatorie e iniziative del movimento antirazzista.

4. Consensi e proposte emerse da questa assemblea:

La “Comisión Internacional 8M estatal SP” è una delle commisioni statali dell’8M spagnolo. È la commissione internazionale statale.
Ci sono commissioni/gruppi di lavoro internazionali in molti stati/collettivi/movimenti femministi di altri territori. Per questo ci piacerebbe articolarci in una rete di gruppi internazionali. Abbiamo quindi bisogno di un nuovo spazio di “coordinazione e comunicazione” che sia neutro e sia costruito tra tuttu.

Abbiamo quindi consensuato:

  • di darci un nuovo spazio internazionale e invitare alla partecipazione altri territori che non siano ancora presenti per costruirlo insieme. Questo spazio si intende come uno spazio che va oltre il territoriale. Non è legato a nessuno movimento nello specifico, è uno spazio comune.
  • Creare quindi una nuova chat Transfem in telegram con diversi admin volontarie per invitare nelle prossime settimane altre compagne internazionali di altri collettivi e movimenti femministi di altri territori/stati.
  • Usare una lista di riseup dal nome Transfem che corrisponde alla chat (cambiando il nome alla lista di contatti internazionali che si era formata dopo Verona e di cui facevano già parte persone di Spagna, Italia, Andorra, Bielorussia, Germania, Francia.

Si chiarisce che questa mailing list e la chat di Telegram servono alla diffusione e alla comunicazione ma non alla presa di decisioni.

Si tratta di condividere azioni femministe (con attenzione e verificando le possibili fake news). In caso di dubbio si chiederanno chiarimenti in lista o direttamente a compagne del territorio che conoscano bene il contesto prima di iniziare a diffondere. I testi dovranno essere scritti in versione “lettura semplice”.

  • Ogni persona scrive nella sua lingua e, se può e vuole, può includere lo stesso testo tradotto in una seconda lingua che conosca per facilitare la lettura e traduzione del messaggio a chi legge.
  • Importante puntualizzare i punti di partenza del gruppo/rete/ombrello: chiarire il posizionamento di partenza (transfemminista, decoloniale, antirazzista, antifascista, …) in un piccolo documento scritto di lettura facile e tradotto in varie lingue che sia condiviso nel gruppo e sia sempre disponibile per mostrare nuove adesioni.
  • Si creerà un calendario in google condiviso tra le persone dei vari collettivi/gruppi/assemblee per segnalare le attività programmate e le date del calendario ed avere a disposizione le relative informazioni.

È stata data lettura durante l’assemblea di alcuni posizionamenti e definizioni del transfemminismo)

Transfemminismo: alcune definizioni dal piano di NUDM e oltre

Il transfemminismo è un movimento di resistenza e una teoria che considera il genere, arbitrariamente assegnato alla nascita, una costruzione sociale, strumento proprio di un sistema di potere che controlla e limita i corpi per adattarli all’ordine sociale eterosessuale e patriarcale. Il transfemminismo muove dalla materialità delle vite e delle esperienze trans, femministe e queer, dalla complessità e dalla molteplicità delle collocazioni di genere e sessuali e riconosce l’intreccio tra la matrice patriarcale e quella capitalista delle oppressioni che colpiscono tutte le soggettività che non sono maschi bianchi eterosessuali.

Riconosce la relazione tra la matrice patriarcale e l’oppressione che si agisce su tutti i corpi.
Insieme di teorie e pratiche che sovvertono le regole delle opposizioni binarie (binarismo di genere, binarismo sessuale, etc). Le teorie queer intendono la sessualità come un intreccio di sesso, genere e orientamento sessuale che viene costruita socialmente e costantemente riprodotta dai soggetti.

oltre il piano definizioni emerse nell’assemblea

Transfemminismo è la liberazione dall’oppressione sessista, machista e capitalista in una cultura e una società che proibiscono l’autodeterminazione di tutti i corpi e di tutte le soggettività.

Raccogliamo l’esperienza femminista e ribelle per sviluppare pratiche di resistenza e lotta contro il controllo dei corpi e le violenze, creando reti e spazi comuni per contrastarle

Costruiamo un’alternativa fatta di donne eterocis, di persone trans, intersex e non binarie, queer, donne lesbiche e uomini gay, persone pansessuali e asessuali, persone che si stanno interrogando sul proprio genere e sul proprio orientamento sessuale, persone in percorsi di transizione, e aggiungiamo un + per qualunque identità non sia stata ancora nominata

Durante la giornata abbiamo dato lettura dell’intervento dell’assemblea di NUdM Verona

che qui riportiamo

“Oggi vogliamo condividere con voi alcune riflessioni a partire dall’esperienza di Verona Città Transfemminista, la risposta (e la dimostrazione che un altro mondo è possibile), che lo scorso marzo il movimento di NUDM veronese e italiano, assieme alle realtà del territorio e a quelle italiane, ha dato al World Congress of Families.

Quest’ultimo è un “gruppo d’odio” che riunisce “il movimento globale” antiabortista, antifemminista e anti-LGBTQI: alla XIII edizione italiana hanno partecipato associazioni, capi di stato ed esponenti politici della destra radicale, cristiana e integralista da tutto il mondo ma anche tre ministri del governo italiano.

La risposta al World Congress è stato il primo evento di lotta internazionale Transfemminista ospitato in un territorio relativamente piccolo e periferico, come Verona, una città per altro in cui l’estrema destra nazifascista è storicamente molto presente ed egemone, sia a livello politico che culturale. In occasione del World Congress, Non Una di Meno Verona e Italia (una rete femminista estesa su tutto il territorio e che è arriva in più di 70 città italiane) ha prodotto un documento politico in cui ha parlato di ondata reazionaria e di esplicito antifemminismo e ha organizzato un contro evento di tre giorni, la nostra Verona Città Transfemminista

Per noi è stata un’occasione incredibile di crescita e formazione. Una marea di almeno 100.000 soggettività libere e liberate ha sfilato in corteo, in una città che mai aveva visto una mobilitazione simile. 100.000 persone hanno abbracciato le nostre modalità di lotta transfemministe, riempiendo le strade, danzando e gridando la propria rabbia e volontà di resistenza nei confronti di ogni progetto integralista e autoritario che si vuole imporre ai nostri corpi, i nostri territori, le nostre vite. Progetti che si muovono ormai su una scala globale, come il World Congress, hanno dimostrato che da parte nostra c’è stata una risposta altrettanto transnazionale.

Compagnu provenienti da tutta Italia e da Paesi stranieri, dal Kurdistan all’Argentina e naturalmente dalla Svizzera (e cogliamo l’occasione per ringraziarvi per l’invito e per esprimere il nostro dispiacere per non avere potuto partecipare di persona), ci hanno aiutato a dare vita a questo momento: una potentissima assemblea transnazionale, in cui abbiamo scambiato pratiche, obiettivi, modalità di resistenza, problematicità.

Per tre giorni, la città si è trasformata, ed è diventata la nostra Città transfemminista. Un luogo in cui andare sempre oltre, come il termine latino trans ci suggerisce, un luogo in cui dare spazio ai propri desideri, ri-scoprirli, contaminarsi, sperimentare, imparare, liberarsi e condividere i nostri diversi mondi, che vengono dalle ricchezze delle nostre soggettività, come vuole il nostro motto: “sette miliardi al mondo di soggettività diverse, partendo dalle nostre storie transfemministe”.

Infatti, transfemminismo è sinonimo di liberazione da tutte le classificazioni fisiche e mentali che il capitalismo ci ha imposto nei secoli. La particolare azione politica che dobbiamo avere in mente, in questo periodo storico, riguarda la declinazione del transfemminismo in un’ottica di anticapitalismo, lotta alla post-colonizzazione, eco- femminismo, critica all’antropocentrismo, antispecismo e depsichiatrizzazione delle menti, dei corpi e dei territori. Il transfemminismo parte dalla libertà e dall’autodeterminazione di ciascuna soggettività, per costruire processi collettivi di lotta e di liberazione che investono la riproduzione della società.

Con la nostra lotta, con i nostri scioperi globali, con le nostre iniziative transfemministe, abbiamo mostrato che sessismo, sfruttamento, razzismo, colonialismo, fondamentalismo politico e religioso, omo-lesbo-transfobia e fascismo sono legati e si sostengono l’uno con l’altro e che insieme vanno combattuti.

Sappiamo del resto che non possiamo abbassare la guardia su nessuno dei temi che riguardano la nostra autodeterminazione.
Ci chiamano alla mobilitazione gli attacchi che le donne subiscono quotidianamente, a livello istituzionale (attraverso disegni di legge lesivi delle libertà conquistate in anni di lotta) e a livello di sfruttamento e violenza nelle pratiche quotidiane.

Solo per fare un esempio, una recente ricerca dell’Eures

ha mostrato che nel 2018 in Italia è stato commesso un femminicidio ogni 72 ore, mentre le aggressioni e uccisioni a danno di donne trans e quelle a sfondo omofoboetransfobico, sono in aumento.

Contro tutto questo, dobbiamo organizzarci e resistere e vorremmo farlo in un modo sempre più ampio e condiviso a livello transnazionale. Speriamo che, in questo senso, la CT sia stato un punto di partenza importante per tutto il movimento. Lo è stato sicuramente per noi. Un momento di svolta e un processo che stiamo ancora attraversando, che ci ha coinvolto e arricchito profondamente e che per questo siamo state felici di condividere con voi oggi.

Sentiamo la pratica dello sciopero come ottimo metodo per scardinare e porre in evidenza le logiche del potere che ci imbrigliano socialmente e quindi ci sentiamo vicine a voi perché questo sciopero deflagri in tutta la Svizzera e contamini fertilizzando cuori e menti in tutta Europa e oltre!”


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