Assemblea Transterritoriale Transfemminista Antispecista NON UNƏ Dİ MENO

ecologia e transfemminismo assemblea non una di meno 31 gennaio 2021

Corpi Ecosistema Giustizia Climatica del 31 gennaio 2021

Traccia di lavoro

125 persone partecipanti

L’assemblea on line è stata ricca di spunti preziosi e riflessioni. L’invito finale è quello di utilizzare il report di questo tavolo per continuare le riflessioni all’interno dei rispettivi collettivi, assemblee e reti che qui si sono espresse in vista dello sciopero dell’8M 2022.

Come Corpi e terra abbiamo continuato il lavoro con l’elaborazione del vademecum per lo sciopero dei generi e dei consumi 2022 pubblicata nel sito

dal piano di NUDM “Oltre il modello antropocentrico …… la responsabilità di immaginare collettivamente alternative a questo sistema economico, apprendendo lə unə dalle altre nelle gestioni partecipate e nella riprogettazione dei territori, nella difesa delle biodiversità, dei beni comuni e delle produzioni agroecologiche, degli spazi urbani decolonizzati e fuori dalle logiche di dominio sulla natura, di una classe su un’altra, di un popolo su un altro, degli uomini sulle donne e sulle altre soggettività, di una specie sull’altra

1. REPORT anche pubblicato nel sito di Non una di meno

Sono stati redatti 2 report in contemporanea: che non registrava i nomi e i contenuti dei songoli interventi ma annotava i contenuti per macroaeree e uno invece che registrava ogni intervento

2. REPORT PER MACROAREE: Analisi situazione, recovery plan, campagne/sciopero/proposte

3. REPORT interventi

4. Proposte di bibliografia/link utili

1. REPORT anche pubblicato nel sito di Non una di meno L’assemblea è stata ricca di spunti preziosi e riflessioni. L’invito è quello di utilizzare il report di questo gruppo di discussione per continuare le riflessioni all’interno dei rispettivi collettivi, assemblee e reti che qui si sono espresse, anche in vista della prossima assemblea nazionale di Non Una di Meno del 6 febbraio e dello sciopero dell’8M. C’é stato consenso nel ribadire l’importanza di continuare a dotarci di strumenti e pratiche femministe e transfemministe per decostruire le dinamiche di potere, gerarchizzazione, oppressione e dominio patriarcali e per continuare a scrivere e tracciare la nostra storia collettiva, sovvertendo i binarismi e rilanciando, con immaginari plurimi, una nuova geografia fucsia degli ecosistemi. Vogliamo continuare ad intrecciare le nostre lotte, in modo intersezionale, oltre le frontiere, per costruire un discorso ampio, plurale, articolato, situato e solido verso l’8M e oltre. Vogliamo rilanciare la natura transnazionale delle nostre lotte, intrecciando le nostre pratiche, in uno scambio bidirezionale, continuo e dinamico, con le potenti esperienze del Rojava e del Kurdistan, del Chiapas, delle donne contadine in India, delle donne migranti, delle mujeres indigenas por el buen vivir, delle nuove proposte di new green deal femministe che ci arrivano da Black Lives Matters. Rifiutiamo qualsiasi tentativo di green, pink e rainbow washing dell’attuale crisi planetaria e del capitalismo predatorio. Questo ci sembra sia un tema fondamentale in vista del prossimo 8M. Per questo siamo pronte a smantellare l’accaparramento lessicale del green washing, e siamo pronte per continuare a fare della semantica un ulteriore spazio di battaglia politica verso lo sciopero, per risignificare le parole e i concetti chiave, dal basso e a partire dal nostro posizionamento femminista e transfemminista, mettendo al centro la complessa trama di relazioni che attraversiamo (pandemia e sindemia, cura, sostenibilità e governance sono alcune di queste parole chiave). La risignificazione dei concetti chiave ci aiuta a continuare la nostra lotta per il superamento dei binarismi tutti, che ci stanno stretti e nulla hanno a che fare con la marea e le sue rivendicazioni, tra cui urbano/rurale, centro/periferia, nord /sud. Oltre i binarismi ci arriviamo costruendo intersezioni. Tra le intersezioni ci sono orizzonti aperti, fatti di ibridazione e contaminazione, in grado di valorizzare le vulnerabilità e il tessuto collettivo. E’ fondamentale ribadire la nostra lettura sistemica e strutturale della violenza di genere, che si immette nella frattura del binarismo di questa crisi, emergenziale/strutturale, svelandone le contraddizioni e l’urgenza del suo superamento. Al contempo vorremmo che questo lavoro non comprometta e non sia a scapito della nostra capacità di comunicare verso l’esterno in modo chiaro. Vogliamo rimanere accessibili e in ascolto verso ciò che ci circonda e attraversa. Anche la nostra lettura dell’attuale crisi ecosistemica è strutturale e vogliamo parlare di ecosistema parlando anche di welfare, lavoro, salute, frontiere e violenza dei confini, di accesso territoriale a servizi pubblici. Vogliamo mettere al centro l’impellente bisogno di trasformare le relazioni ecosistemiche, le relazioni di cura, le relazioni tra specie. Vogliamo poter accompagnare e visibilizzare il prossimo 8M, chi oggi continua a essere intrappolatə dai ricatti del capitalismo predatorio e coloniale, attraverso la precarizzazione delle vite, dei corpi e dei territori. Chi oggi vuole continuare a produrre cibo sano nella terra dei fuochi. Chi vuole spazi urbani verdi, mobilità sostenibile, mercati contadini come vera alternativa alla grande filiera agroalimentare dei supermercati. Vorremmo sostenere e apprendere dal femminismo rurale che rimette al centro il bisogno di non svincolare la produzione dal consumo, le campagne dalle città, la scelta tra il lavoro e la salute. La violenza di genere, dei corpi tutti e del pianeta è spesso sovrapposta. Il suo rovescio è l’autodeterminazione dei corpi e dei territori tutti. Per raggiungere il rovescio c’è bisogno di attingere ai saperi collettivi, per generare nuova consapevolezza e reti di fiducia e solidarietà. E’ importante accoglierci e stare in ascolto per generare spazi di convergenza fondamentali per una vera processualità dello sciopero e del nostro percorso come Non Una di Meno. Non vogliamo dare per scontato nessun posizionamento o prospettiva. Non vogliamo dare per scontato il punto di arrivo o il punto di partenza. Vogliamo continuare ad interrogarci e a generare dialettica transfemminista tra le differenze e diversità, ma vogliamo farlo con “ternura y cariño”. Non vogliamo concentrarci sui temi divisivi che hanno attraversato e polarizzato le nostre riflessioni negli ultimi anni. Vogliamo affrontare i temi divisivi, soprattutto in merito all’antispecismo e alle diverse interpretazioni dell’ecotransfemminismo, a partire da nuovi momenti di autoformazione laboratoriale in vista dell’8M, ripartendo da quanto scritto collettivamente nel Piano, in cui abbiamo ribadito l’importanza di andare oltre l’antropocentrismo ed al contempo esplorando nuovi concetti quali quello relativo al multispecie. Vogliamo quindi identificare dei concetti chiave che ci permettano la costruzione di un’agenda comune, nel rispetto delle diversità di analisi, percorsi, lotte e posizionamenti, che non ci faccia solo concentrare su ciò che divide o ci è sottratto, ma ci permetta di sinergizzarci generando spazi aperti per il dibattito. Spazi che non ci omogeneizzano e appiattiscono, ma anzi valorizzano multi-strati di profondità. Le big Corporation, le monoculture, l’estrattivismo, le agromafie e il bracciantato, le grandi opere, la grande filiera industriale, gli allevamenti animali, le false promesse dei green jobs, la finanziarizzazione dei beni comuni, quali l’acqua, l’inquinamento, la digitalizzazione, il mercato degli OGM, il nucleare e la militarizzazione dei territori che abitiamo sono solo alcuni dei punti nevralgici emersi nel nostro dibattito. Da qui, come aggrediamo collettivamente questo modo di produzione in vista del prossimo 8M? Come reinterpretiamo lo sciopero dei e dai consumi nel cuore di questa crisi pandemica e sindemica? Come riusciamo ad allacciare il tema del consumo a quello del sistema di produzione perché le pratiche assumano potenza collettiva? Come facciamo atterrare la ricchezza di analisi qui espressa verso pratiche di lotta concrete il prossimo 8M, tenendo conto delle sfide che ci impongono le misure di restrizioni che ci troviamo costrettə a vivere? Infine l’importanza fondamentale di un’analisi femminista e transfemminista alle risposte istituzionali che oggi ancora una volta, nonostante gli effetti devastanti di questa crisi planetaria, decidono di rimanere sui binari neoliberali e coloniali che accaparrano corpi e territori con operazioni di green e pink washing feroci, offrendo, tra le altre, un modello individualizzante e tecnocratico della cura, e cercando di ridisegnare i campi di potere. L’importanza del dibattito sul nuovo apartheid dei vaccini che si gioca sui corpi di milioni di persone ha bisogno anch’esso di una nostra forte attenzione, per una salute territoriale, accessibile e universale allineata a un ecosistema libero da violenza e oppressioni per tuttə. La nostra lettura del recovery Plan e il suo legame con la PAC e le politiche europee di Green economy è necessaria per mantenere aperti i nostri terreni di conflitto politico anche in vista del prossimo 8M. Sono stati redatti 2 report in contemporanea: che non registrava i nomi e i contenuti dei songoli interventi ma annotava i contenuti per macroaeree e uno invece che registrava ogni intervento

2. REPORT PER MACROAREE: Analisi situazione, recovery plan, campagne/sciopero/proposte ANALISI SITUAZIONE: concetti espressi

  • Antispecismo: Com’è stata possibile la deresponsabilizzazione rispetto a quello che è successo nella shoah? Cos’è il non voler aver visto? Qual è il processo che ha portato quei corpi alla loro animalizzazione? É la stessa macchina che attraversa la nostra coscienza ora rendendo più uccidibili i corpi delle persone anziane, lo stesso sistema che colpisce animali umani ergastolati, uccidibili, e com’è possibile non guardare e non vedere gli animali dietro una gabbia, in una capannone, in un camion di bestiame? Non dovremmo interrogarci? Nesso tra animalizzazione dei corpi di un sistema di potere che stabilisce i valori delle vite. Le conseguenze della devastazione ambientale, del terricidio e della crisi climatica agiscono nello stesso modo per tutti i corpi? È lo stesso genocidio per gli animali e la devastazione dei territori. Associabile ai femminicidi, ai transcidi, ai naufragi e ai pestaggi a morte verso le persone migranti: c’è una relazione tra i corpi animali umani, non umani e lo stesso pianeta. Rispetto all’uso di parole come olocausto e genocidio la coazione non impedisce la comparazione. Ogni corpo è in relazione ad altri corpi. Situazione alberi e piante nei territori urbani, cementificazione, tagli, (Firenze, Treviso, Roma, Venezia). Gli allevamenti agiscono una triplice violenza: sui corpi, sulla terra, sul clima . Il sistema genera conseguenze sui corpi tutti, ci sono legami tra i nostri corpi e l’ecologia in cui siamo immersə. Conseguenze sui corpi malati. La violenza di genere e quella su tutti i corpi che la abitano è la stessa. Animali umani siamo solo lo 0,01% degli esseri viventi. Abbiamo provocato la scomparsa dell’83% di tutti i mammiferi selvatici e della metà delle piante. Ci siamo arrogatə il diritto di PRODURRE VIVENTİ per l’alimentazione. Il pianeta non è nostro. Solo il 4% dei mammiferi sono selvatici. Il 70% degli uccelli sono polli ed altri volatili di allevamento. Lo sguardo antropocentrico è patriarcale e coloniale. Importante un approccio che superi lo sguardo umanocentrico. Il punto di partenza è partire da un concetto di gerarchie che animalizzano gli animali stessi. Dobbiamo parlare di dominio e di potere. Se dobbiamo abbandonare il linguaggio della militarizzazione dobbiamo salvare anche il tema della salvazione. Recupero diverso della parola di contagio. L’esercizio del dominio è trasversale. Posizionamento multispecie del piano: assumersi la responsabilità, difesa delle biodiversità … di una specie sull’altra – organizzare momenti di scambio e di approfondimento. Dobbiamo riscrivere e praticare nuove relazioni tra le specie, riconoscere la terra, l’aria, l’acqua le montagne, le piante, gli animali non umani come corpi vivi e non schiavizabili. Lo abbiamo scritto nel PIANO ci vogliamo liberu dalla violenza ambientale contro lo sfruttamento neoliberale oltre il modello antropocentrico. Dobbiamo interrompere le gerarchie di dominio, riconoscere la violenza quella che riconosciamo sui corpi delle donne, sui corpi trans, intersex non binari di ogni altro genere ma che non vogliamo vedere quando la agiamo su altri corpi non umani … violenza che si chiama stupro, allontanamento di minori, interventi farmacologici o medici non legati alle necessità, incarceramenti, sperimentazioni a fini senza consenso fino alla pena di morte in caso di resistenza, all’uccisione, al genocidio Il pensiero dell’ecotransfemminismo multispecie è femminista, pensiero che ha una dignità di esistenza, e si afferma come agire politico anche dentro Non una di meno. La comparazione tra i corpi ci sta tutta. Si mantiene una visione antropocentrica e senza “soluzione finale” peraltro, anzi, per riprodurre lo sterminio all’infinito…Ci sono troppi corpi umani su questa terra contro la retorica della riproduzione. Inaccettabile il paragone con olocausto animale fa fare errori ideaologici, non si può squalificare. La parola genocidio non può essere usata per rispetto a quello del popolo armeno. Questi concetti non reggono. Il veganismo danneggia gli animali??? il veganismo è ecologista? quali sono le ripercussioni di un ampliamento di una dieta vegana
  • Non una di meno e il piano: Necessità di stare in piazza come ecotransfemmintu. ecotransfemministu multispecie parola più chiara di antispecista si ripropone sciopero della produzione, dalla riproduzione, dai consumi e dai generi. L’ecologia ecotransfemminista viene spesso sbeffeggiata mentre si ripropone un’ottica laborista, patriarcale. Non siamo fricchettone che dicono cavolate. “il corpo è mio e decido io” per quali corpi vale? Dobbiamo guardare la radice della violenza ambientale, dobbiamo parlare di relazioni. Siamo un movimento che non può che facilitare l’espressione di tutti quei femminismi che fanno riferimento al piano che in migliaia abbiamo scritto. Importanza della formazione. Intersezionalità nella pratica politica. Spostare la lancetta verso l’ecotransfemminismo . NUDM deve essere ecotransfemminista in relazione al pensiero antispecista
  • Salute: siamo in una sindemia che vede nelle vecchie generazioni i corpi più colpiti. Usiamo il termine SINDEMIA e non Pandemia. Gli sfruttamenti attraversano diverse relazioni, non solo virus/animale antropomorfi. Importante la relazione sinergica delle pratiche di connessione. Usciamo dal linguaggio militaristico: io sono contro al virus perché questo ci pone in una situazione di guerra dove tutte le pratiche sono possibili. Cura nel contesto pandemico e sindemico: relazione intima tra la crisi della cura e la crisi ecologica. centralità di istanze: la cura come campo di potere, la salute con l’accessibilità, ambiente come piano contiguo.Vaccino: gruppi industriali, nessuna certezza sui risultati, si licenziano operatori sanitari che hanno dei dubbi. I 70mila morti di inquinamento non hanno mai spaventato nessuno ma il COVID sì (tutto questo è ipocrisia). Salute sicurezza natura devono camminare insieme. Origine della pandemia: la distruzione dell’habitat naturale, urbanizzazione incontrollata, agricoltura selettiva, monoculture diffuse, disboscamento e sviluppo industriale
  • Migrazioni: vergognosa situazione sulla rotta Balcanica per i corpi delle persone migranti da Lesbo, all’Ebro dove le donne siriane spinte da Erdogan verso i confini vengono violentate a Kastanese per poi passare e arrivare ai confini di Trieste dove a livello incostituzionale vengono nuovamente respinte fino al confine tra Bosnia e Croazia.
  • Spese militari: in Sardegna il 60% delle basi militari, armi e bombe della fabbrica sarda. Occupiamoci anche delle scorie nucleari. Scorie nucleari (siti stabiliti senza interagire con i territori): in Sicilia in territori prettamente agricoli
  • Il cambiamento climatico e sistema produttivo: Il cambiamento climatico è determinato dagli interventi medici, agricoli e industriali di questo sistema quel famoso treno impazzito messo in marcia dal capitalismo. legame tra estrattivismo, capitalismo, patriarcato, neoliberismo. Come contestualizzarli nei nostri territori? come trasformalo in pratiche di lotta? green economy: hanno piantato selve di pale eoliche togliendo spazi coltivabili producendo prodotti bio avvolti nella plastica.scempio delle multinazionali.. Approfondire l’antinomia tra città e campagne (battaglia che comincia in campagna e arriva in città), femminilizzazione di tutte le soggettività, 400mila lavoratori e lavoratrici migranti che vivono situazioni di schiavitù. L’agricoltura sempre si accompagna a sistemi patriarcali. Estrattivismo di corpi e territori: violenza strutturale. Limiti prodotti da sessismo, razzismo, povertà. non c’è vendetta della natura ma conseguenze del sistema. il piano di consumi come modi di vita aggredendo i sistemi di produzione e la grande distribuzione, collegamento tra agromafia e rotte migratorie. Non si può prescindere dal tema dei trasporti (le mappe tra la distribuzione e i dati della pandemia si sovrappongono), le conseguenze sulla salute e anche le scelte dei trasporti

RECOVERY PLAN

  • Visione antropocentrica rispetto al benessere animale riassunto nella riduzione del 50% degli agromicrobici solo perché le persone stiano meglio. Non viene stabilito un tetto massimo del numero di animali da allevare. Sopravviveranno solo le impresi più grosse. Non ci sono finanziamenti per chi vuole riconvertire gli allevamenti in luoghi che possano ospitare chi fa percorsi di fuoriuscita dalla violenza, di fare agricola. Il recovery fund risponde alla crisi della cura in modo tecnicizzante in modo individualizzante che mostra come la cura sia un campo di potere. Limiti nella proposta di cosiddetta transizione ecologica: miliardi all’ENI, OGM, digitalizzazione. Contrarietà alle misure emergenziali: va strutturato un sistema diversa. I progetti sono la dimostrazione del fatto che si voglia continuare con le politiche di sempre. Eu green deal riduzione del 50%. La transizione ecologica non può non passare dalla sostenibilità agroalimentare (22 dicembre scorso OGM alla camera si sono proposti ma i decreti non sono passati)

PROPOSTE DI SCIOPERO/AZIONI/CAMPAGNE

  • Importantissimo continuare a discutere. Trasformare la nostra ricchezza e le nostre differenze: facciamo momenti di formazione specifici. La nostra potenza è essere insieme rompendo centri e periferie e costruendo percorsi comuni. Relazione con altri movimenti (FFF/XR, movimenti antispecisti, rete ecologia politica, prospettiva multispecie, MUOS, movimento antimilitarista sardo A FORAS, BLM )– 19 marzo sciopero dei FxF, partecipazione all’accoglimento della caravana zapatista
  • Importanza di intervenire in campo semantico: Pandemia/sindemia, Impostazione militaristica- Non gerarchizzazione dei pensieri individuando concetti chiave che non schiacci differenze ma le faccia esprimere (generare spazi di chiarimento)
  • Porsi il problema dell’urbano – guerrilla urbana: piantagione semi, piccoli alberi. Necessario attivarsi per riconoscere e smantellare il genocidio animale, sciopero dei consumi dei corpi e dei loro derivati per l’8 marzo legato al discorso degli allevamenti. L’ecovillaggio delle donne kurde può essere un modello? Prendere parola transfemminista contro il recovery fund: come farlo? ragionare su salute planetaria (di corpi e territori) Proporre un welfare femminista. Pratiche antimilitariste, fermare la produzione di armi. Puntare il dito su sistemi di produzione. Percorsi di cura per le malattie ambientali. Sciopero dai consumi costruendo reti di fiducia tra chi produce e chi consuma creando sinergie di lotte. Costruire pratiche di pensiero collettive. Fare spazio al femminismo rurale. Fare spazio all’autoformazione. Tornare a parlare di cosa e come produrre. mercato solidale, parchi cittadini. Decostruire il consumismo che c’è in noi e costruire alternative di consumo. Spazi di comunicazione, di ascolto partendo dalle contraddizioni e dai conflitti senza nasconderli ma partendo dai disagi. Dare valore sociale e politico ai percorsi di appoggio mutuo, alle buone pratiche che diventano agire collettivo e rilanciare/creare nei nostri spazi transfemministi luoghi di riciclo,baratto, scambio, negozi gratis di facile accesso. Assumere una posizione contro OGM
  • #sanzionefucsia Proposta di lanciare l’8 marzo la campagna #sanzionefucsia. Dall’8 marzo all’8 di ogni mese lanciare come NUDM una campagna condivisa di sanzionamento di un’impresa, una multinazionale, un progetto, una grande opera, una proposta di legge … una fabbrica, una base militare, che abbia una politica biocida/terricida, conseguenze sulla salute dei nostri corpi, o fondi i suoi profitti sulla sofferenza animale, sia sessista o omobitransfobica, razzista, discapacitante, sessista e/o violentemente machista. BDS(bocottaggio,disinversioni e sanzioni) e SLAI (Spazi liberi dall’Apertheid israeliana) come campagna da assumere;
  • inserire anche una giornata in cui non si mangia carne

3. REPORT interventi (* per alcuni degli interventi abbiamo aggiunto il testo che ci è stato mandato)

Teresa Spiegazione pratiche. Si inizia con mentimeter. Alcune delle parole principali: Autodeterminazione Rispetto Cura Sfruttamento Riproduzione Solidarietà Equilibrio Collettività Connessione Sopravvivenza Antispecismo

Manu tempi, farà vedere 1 minuto e fine intervento

Ornella (corpi e terra + NUDM Milano) In questo mio intervento volevo condividere una riflessione più generale e personale: come moltu di voi, credo, nei giorni scorsi abbiamo partecipato emotivamente alla celebrazione del giorno della memoria sebbene questa risulti ogni anno, a mio parere e almeno nei media mainstream, sempre più pervasa da retoriche e liturgie un po’ stantie. Nonostante ciò, una o più domande ogni anno mi vengono spontanee e sono sempre le stesse e cioè quelle che mi fanno interrogare sul come sia stato possibile che tutto ciò accadesse, sul come si sia potuta consolidare quella massiccia dose di indifferenza complice rispetto a quello che stava avvenendo e che era sotto gli occhi di tutti, perchè centinaia di treni di carri bestiame stracolmi di persone attraversavano paesi, campagne, stazioni diretti verso le fabbriche di sterminio organizzato che erano i campi di concentramento, nonostante lì vicino ci fossero delle case abitate, contadini al lavoro o operai che andavano in fabbrica, gente che ci passava accanto. E ancora, com’era stato possibile costruire all’intermo di città popolose quegli enormi ghetti dove si lasciavano morire di fame, di terrore e di colpi di fucile migliaia di famiglie? Mi chiedo infine se tutto ciò volesse essere visto, capito…ci si sarà interrogatu sui volti affamati e disperati delle persone che si vedevano dietro a quei fili spinati?Dietro a quei muri? Chiaramente occorre considerare la repressione durissima che si attivava immediatamente… si rischiava la vita anche solo per una parola di dissenso ma occorre tenere presente anche come l’annientamento della dignità, prima ancora che dei corpi di quelle persone, fosse incominciato molto prima, quando si era dato il via a quella macchina sistemica di discriminazione e ghettizzazione che si nutriva di propaganda, di ideologia, di religione e perfino di scienza allo scopo di demolire il valore stesso di quelle vite, di renderle “non persone” a tutti gli effetti, animalizzandole e rendendole di conseguenza sfruttabili e uccidibili a piacimento e nella progressiva complicità o indifferenza generale. La stessa macchina sistemica che è al lavoro ormai da alcuni decenni nei confronti dei corpi delle persone che migrano, il cui numero di morti, di sfruttati, di annientati moralmente e civilmente, attraversa la nostra coscienza oramai senza quasi lasciare traccia. La stessa macchina operosa che ha lavorato durante il Covid rendendo ancor più fragili e vulnerabili, addirittura più uccidibili, proprio i corpi delle persone anziane così già deprivate da difese fisiche e emotive. Lo stesso sistema che lavora incessantemente, da più tempo ancora, nei confronti dei corpi degli animali allevati o di quelli rinchiusi nei laboratori, di quelli cacciabili o ergastolarizzati negli zoo. Oggi per fortuna non veniamo colpitu dalla repressione durissima di quel periodo e allora cosa ci blocca dall’accorgerci dell’orrore che attraversa anche il nostro quotidiano quando ad esempio passiamo davanti a quegli enormi capannoni disseminati lungo le nostre autostrade tanto simili ai capannoni dei campi di sterminio nazisti, o quando incrociamo i camion carichi di corpi animali stipati senza acqua né cibo destinati al mattatoio così paragonabili ai carri bestiame riempiti dai nazisti, o quando incrociamo lo sguardo di un animale disperato dietro il filo spinato o dietro le sbarre di una gabbia o di uno stabulario. Ne veniamo scalfitu o è solo mancanza di coraggio per fare i conti con la nostra coscienza, con le nostre abitudini, con i nostri privilegi? È indifferenza, deresponsabilizzazione quella che sentiamo?? Non dovremmo interrogarci ancora e ancora anche su questi orrori? Voglio precisare che non sono un’accademica, nè una filosofa, per cui vi risparmierò le citazioni di Butler sui corpi che contano e quelli che non contano, ma penso che dovremmo, molto semplicemente, attivarci con forza perchè questo sistema di morte e annientamento dei corpi umani e non, questo sistema così efficace nel costruire passo passo la nostra deresponsabilizzazione/indifferenza, possa essere definitivamente riconosciuto e smantellato. Non lasciare che scivoli sulle nostre teste, sul nostro vivere quotidiano, perché la stessa identica compiacenza indifferente o complicità con lo sterminio non risignifichi anche la nostra storia personale e collettiva. Sono sicura di non offendere le milioni di vittime del nazismo: ebrei, rom, omosessali, dissidenti politici quando cito anche a proposito dell’olocasto animale quello stesso stupore che Primo Levi ha citato a proposito della cattiveria altrui, perchè è lo stesso stupore che sorprende ogni persona che incomincia ad avvicinarsi alla questione animale e viene attraversato dallo svelamento dell’orrore a cui sono destinati milioni di animali ogni giorno succubi di un sistema di annientamento altrettanto sistemico, organizzato, banalmente pervaso dal male del capitalismo e del neoliberismo. Se come transfemminist* ci sentiamo di avere tutte le forze e gli strumenti necessari per analizzare e quindi decostruire il potere, le gerarchie, i privilegi che si fondano sull’uso della forza in stretta commistione con razzismo, colonialismo, patriarcato, eterormatività dovremmo essere capaci di individuare anche quegli stessi meccanismi capaci di animalizzare anche i corpi degli altri animali… E dico Animalizzare i corpi animali perchè è all’opera proprio quel sistema che decide a priori quali siano i corpi che non contano, che interagisce efficacemente con le nostre scelte e le nostre azioni, con i nostri privilegi e la nostra indifferenza. Dovremmo essere in grado di scardinare anche dentro noi stess quell’accettazione complice quando non indifferente che tanti genocidi ha lasciato accadere. Non una di meno resterà un movimento zoppo se non accoglierà al suo interno ANCHE la lotta contro lo sfruttamento e lo sterminio animale, uno sterminio, ricordiamolo, che è alla base e costituisce le fondamenta stesse di ogni altro genocidio. Questo per ribadire una volta di più che il transfemminismodi NUDM dovrà comprendere per forza, al suo interno anche le pratiche di decostruzione dell’oppressione animale perchè ci riguardano e non possiamo voltarci dall’altra parte. Il femminismo dovrà essere multispecie, NON PUO’ NON ESSERLO. E tanto più velocemente saprà diventarlo, tanto più acquisterà in autorevolezza, radicalità e serietà. Luna (Treviso) Riflessione su come arrivare a 8M portando rivendicazioni anche ecotransfemministe. A Treviso cerchiamo di intrecciare le nostre lotte con coordinamenti studenteschi e FXF, Extinction Rebellion che già portano avanti lotta su giustizia climatica e ambientale, per arrivare a 8M con discorso più solido su lotte ecotransfemministe. Dovremmo sentirci anche con compagne antispeciste. Non si arriva da nessuna parte senza metterci in testa che è necessario intrecciare lotte Interfacciarci anche con zapatisti, che verrano presto, capire come sono arrivati a quella lotta nel loro paese. Sappiamo che in Italia quando si fa un passo avanti se ne fanno 4 indietro e c’è bisogno di interrogarsi su pratiche di chi ha lotte parallele alle nostre, non l’abbiamo fatto per mancanza di volontà e di tempo) Desiree (Agripunk) progetto agricolo contro allevamento intensivo. Sarebbe bello proporre per 8M sciopero dei consumi anche dei corpi e dei loro derivati. Gli allevamenti (tutti) consistono in una esternazione triplice di violenza.

  • Dei territori perché per la loro creazione vengono stravolti panorami ed ecosistemi con scavi, cementificazione, coltivazioni intensive per il foraggio ecc
  • Ambientale per l’inquinamento dato dallo smaltimento dei reflui, fermentazioni batteriche, virus, polveri e rifiuti di varia natura
  • Quella diretta sui corpi di coloro che dentro vi vengono detenuti.

Corpi considerati come prodotto, merce, beni essenziali di consumo. Il Recovery Fund e nello specifico la PAC ne sono l’ennesima conferma. In FARM TO FORK, capitolo sull’agricoltura nel Green New deal, per questi corpi viene contemplato solamente un benessere fittizio nel nome della biosicurezza. Viene imposta la riduzione del 50% della vendita di antimicrobici per allevamento e pesca. L’Ufficio europeo per l’ambiente muove queste critiche:

  • non è affrontata sufficientemente la necessità di ridurre le emissioni di gas serra causati dagli allevamenti;
  • non viene stabilito un tetto massimo di densità di animali allevati;
  • manca il marcato divieto alle pratiche di pesca più distruttive.

Critiche comunque antropocentriche e che non tengono in considerazione le istanze degli animali stessi e non viene posta obiezione al continuare l’esistenza stessa dell’allevamento e della pesca. Nella PAC troviamo l’applicazione di questa direttiva nel paragrafo dedicato al benessere animale. Maggior benessere in allevamento significa:

  • miglioramento della salute degli animali e mortalità (precoce) ridotta
  • maggiori resa, qualità e prezzo del prodotto finito;

Maggior salute corrisponde a maggior resilienza ai patogeni quindi concorre al raggiungimento dell’obiettivo ossia alla riduzione dei farmaci utilizzati e la lotta alla resistenza antimicrobica e antibiotica. Il tutto in un’ottica che mira al consenso tramite quello che chiamerei “ethic-washing”. L’opinione pubblica è sempre più sensibile a queste tematiche però non è altrettanto propensa a modificare radicalmente i propri consumi. Regole più ferree instillano l’idea di un miglioramento delle condizioni di (non)vita dell’animale allevato con conseguente meno pesantezza sulle coscienze deu consumatoru, aumentando l’accettazione a detenzione, deportazione e smembramento dei loro corpi. Comunque sia, la PAC destina solo il 30% dei fondi all’applicazione non solo di questo, bensì per l’applicazione di tutte le riforme del piano strategico per clima ed ambiente del Green deal. Quindi abbiamo pochissimi fondi stanziati per tutte le riforme del piano strategico (sul biologico, sulla protezione dei mari, sul rimboschimento, sulla riduzione di pesticidi e fertilizzanti ecc) che diventano irrisorie per ogni singola voce. L’ordine dei veterinari auspica che questa manovra porterà alla chiusura del 20-30% degli allevamenti ossia, chi avrà grossi fondi e risorse (ossia i big) sopravviverà e sarà ancora più difficile da abbattere. In tutto questo non è mai considerato un piano strategico e relativi fondi per chi volesse smettere di allevare e intraprendere altre attività oppure per chi, come noi, prende un allevamento per convertirlo in un altro tipo di realtà che sia agricola biologica, sociale e comunitaria, abitativa e di rifugio per animali umani e non. Come sempre l’esistenza degli animali è legata a sfruttamento e produzione. Per questo è importante che tutti i movimenti, anche quello transfemminista, accolga ed applichi l’antispecismo. Nell’allevamento sono rinchiusi molteplici individui dei quali molte sono femmine,. costrette a rispondere ad un sistema riproduttivo e produttivo, che sono stanche di subire tutto questo. Si ribellano in vari modi, silenti od eclatanti, e ci chiedono solo di essere al loro fianco per ribadire che “il corpo è mio e decido io” vale anche per loro, al contrario di come la pensano le istituzioni. Quindi, per favore, non dimentichiamo queste nostre sorelle e compagne violate di continuo e nemmeno gli altri individui macellabili. Ricordiamole e portiamole nelle nostre pratiche di lotta per un mondo davvero privo di violenza e prevaricazioni. Una pratica potrebbe essere, ad esempio, nell’ambito dell’8 marzo e delle altre giornate di lotta, lo sciopero del consumo dei loro corpi e dei loro derivati come segnale e come, magari, l’inizio di una nuova consapevolezza e riflessione personale. Perchè nessunu (ma davvero nessunu) venga lasciatu indietro

Alessandra Chiricosta Nessun collettivo specifico. Propone di non usare più termine pandemia ma sindemia. Molti ricercatori da 2017 ragionano in termini più nelle nostre corde, in termini di relazioni. Col covid noi ne abbiamo preso coscienza ora, ma in altre parti del mondo hanno vissuto questa realtà da tempo. Cause ambientali, economiche, di relazione… 2017 su The Lancet: non solo rapporto virus e animali antropomorfi ma relazione generale 8M: Difficoltà che abbiamo a creare pratiche di connessione senza rapporto fisico. Altro aspetto: uscire da lessico frustrante della militarizzazione. È importante che le nostre parole richiamino non dicotomia azzardata ma presentino un’ottica diversa.

Grazia (NUDM Firenze) A livello personale (a FI non ne hanno ancora parlato). Aiuto per acquisto ambulanza per JInwar per donne curde, con la loro cura per corpo, ambiente vegetale e animale, per le persone. Ci sono altri modelli che conoscere e io non conosco?

Sara (corpi e terra e NUDM Roma) Sì c’è un nesso tra tutt* i corpi e la distruzione dell’ambiente. Connessione tra genocidio animale e devastazioni: Ho associato anche a femminicidi e violenza verso persone non binarie, e naufragi immigrati. La violenza su tutti i corpi indipendentemente dalla specie, e anche sul pianeta

Miriam (NUDM Roma) Intervento personale. Ragionare su uso termine cura, in questo contesto pandemico o sindemico, è emersa relazione intima tra crisi della cura, articolata da femminismo da decenni, e crisi sistemica. Ora proliferazione di discorsi su cura, interroghiamoci su come. Recovery fund offre modello di cura individualizzante e tecnocratico, come campo di potere. In questo è importante prendere parola come movimento transfemminista. In recovery fund ci sono forti limti, es. fondi all’ENI, oggetto di diverse campagne ecologiste, ambiguità su rapporto con tecnologia su cui occorre fare chiarezza. Oppurtuno articolare in chiare ecosistemica salute e lavoro: salute dicorpi e territori, planetaria. Ragionare di welfare femminista, confrontarsi con green newdeal. Climate strikes dei FxF

Piera Stefanini (NUDM BO) A titolo personale. Mettere in evidenza politiche di confine, violazione diritti migranti rotta balcanica. Prigione a cielo aperto a Lesbo. Castagnes sui confini dell’Ebro, dove donne siriane vengono accolte e violentate, respinte da Turchia anche con forze paramilitari greche. …. Fino ai confini di Trieste e Gorizia, dove a livello inconstituzionale vengono nuovamente respinte in Slovenia fino ad arrivare a confini, Lipa… in Croazia al confine con la Bosnia. Migranti, donne e bambini soprattutto, uomini,respinti in modo completamente costituzionale, condanna del tribunale di Roma a ministra dell’interno

Mari (Corpi e terra e Libere soggettività). Intervento non condiviso in Corpi e Terra ma a partire dall’attraversamento di spazi come Libere soggettivitpà Trans e Terra corpi e territori ora rete Corpi e Terra. Lo abbiamo scritto nel PIANO ci vogliamo liberu dalla violenza ambientale contro lo sfruttamento neoliberale oltre il modello antropocentrico. Il cambiamento climatico è determinato dagli interventi medici, agricoli e industriali di questo sistema quel famoso treno impazzito messo in marcia dal capitalismo. Come ecotransfemministu multispecie parola che preferisco a antispecista dichiaro la mia scelta di voler continuare a scioperare dalla produzione, dalla riproduzione ho già scioperato, dai consumi e dai generi, per cercare (con le contraddizioni che lo stare dentro questo sistema impone) di prendere parte il meno possibile alla devastazione della vita sulla terra.Attualmente noi animali umani siamo solo lo 0,01% degli esseri viventi. Abbiamo provocato la scomparsa dell’83% di tutti i mammiferi selvatici e della metà delle piante. Ci siamo arrogat* il diritto di PRODURRE VIVENT* per l’alimentazione. Ci muoviamo come se il pianeta fosse nostro e, per ridisegnarlo secondo i nostri piaceri e bisogni, lo stiamo distruggendo. Solo il 4% dei mammiferi sono selvatici. Il 70% degli uccelli sono polli ed altri volatili di allevamento. Questo è molto importante rispetto alla pandemia: la distruzione dell’habitat naturale, urbanizzazione incontrollata, agricoltura selettiva, monoculture diffuse, disboscamento e sviluppo industriale sono tra i fattori che hanno portato a quel salto di specie che l’ha determinata ma nulla si sta facendo rispetto a questo anzi le politiche neoliberali si stanno intensificando. E il recovery plan con il suo grenn-pink-rainbow washing non fa che riprodurre le stesse politiche anzi le peggiora. Tutto questo ad opera del famoso “homo” che tanto ha di bianco, etero, occidentale e poco di sapiens. Dobbiamo riscrivere e praticare nuove relazioni tra le specie, riconoscere la terra, l’aria, l’acqua le montagne, le piante, gli animali non umani come corpi vivi e non schiavizzabili. Dobbiamo interrompere le gerarchie di dominio, riconoscere la violenza quella che riconosciamo sui corpi delle donne, sui corpi trans, intersex non binari di ogni altro genere ma che non vogliamo vedere quando la agiamo su altri corpi non umani … violenza che si chiama stupro, allontanamento di minori, interventi farmacologici o medici non legati alle necessità, incarceramenti, sperimentazioni a fini senza consenso fino alla pena di morte in caso di resistenza, all’uccisione, al genocidio Il pensiero dell’ecotransfemminismo multispecie è femminista, pensiero che ha una dignità di esistenza, e si afferma come agire politico anche dentro Non una di meno. Siamo un movimento che non può che facilitare l’espressione di tutti quei femminismi che fanno riferimento al piano che in migliaia abbiamo scritto. Proposta di lanciare l’8 marzo la campagna #sanzionefucsia. Dall’8 marzo all’8 di ogni mese lanciare come NUDM una campagna condivisa di sanzionamento di un’impresa, una multinazionale, un progetto, una grande opera, una proposta di legge … una fabbrica, una base militare, che abbia una politica biocida/terricida, conseguenze sulla salute dei nostri corpi, o fondi i suoi profitti sulla sofferenza animale, sia sessista o omobitransfobica, razzista, discapacitante, sessista e/o violentemente machista. BDS(bocottaggio,disinversioni e sanzioni) e SLAI (Spazi liberi dall’Apertheid israeliana) come campagna da assumere

Giulia (Cagliari NUDM) Abbiamo fatto assemblea specifica su questo Dal 27 maggio 1969 a Pratobello siamo occupate per liberare territorio da poligono militare. In Sardegna il 65% delle basi militare italiane, porta veleni, cancro, leucemie, malformazioni. Fabbrica di morte (RVM) Finora dai porti partivano bombe per Arabia saudita, quelle che arrivano in Yemen. Attivismo e informazione nel dibattito pubblico: abbiamo bisogno di ricambio e sensibilizzare. Green economy ci ha portato selve di pale eoliche che ci toglie terreni coltivabili. Avevamo noi i prodotti biologici. Ora ci mandano prodotti bio in involucri di plastica. Hccp ci ha portato prodotti e ormoni da dare agli animaliNoi che combattiamo per il diritto d’aborto abbiamo dovuto combattere contro aborto causato da veleno dato alle donne. Nudm dev’essere ecotransfemminista, siamo legate al territorio, dobbiamo metterci in comunicazione con ambiente e antispecismo

Ilenia (NUDM Napoli) Intervento assemblea Non una di meno Napoli *è stato per tutt* un anno molto difficile, in cui ci siamo res* conto che il discorso che avevamo fatto appena in tempo a rimettere in piedi, era più che mai urgente e cruciale. In questi ultimi mesi abbiamo impiegato gran parte del nostro tempo a prenderci cura di noi, delle urgenze, a tenerci, e anche se non siamo riuscit a portare sul piano del conflitto questi temi, abbiamo ancora più chiari i legami che tengono i nostri corpi con tutto ciò che li circonda, con le ecologie in cui siamo immerse, soprattutto perché siamo immerse nei nostri quartieri popolari e senza accesso a spazi ricreativi, lontane da quello che assomiglia a qualche forma di verde. Abbiamo ancora più chiaro quanto le ripercussioni di questi legami ricadano sui nostri corpi alcuni malati, ormai non c’è più bisogno di spiegare la centralità dell’accesso ai servizi per la salute, se pure ci volessimo voltare non possiamo smettere di averlo sotto gli occhi. Così come sotto i nostri occhi è sempre più chiaro quanto questo ci obblighi a puntare il dito contro un sistema di produzione che non è mai stato sostenibile, ma oggi è proprio intollerabile. L’anno scorso quando vi abbiamo invitate proprio a Napoli per iniziare a fare un punto su questo, avevamo a cuore rendere chiaro quello che abbiamo imparato nei presidi territoriali, che le donne e le persone LGBTIQ e tutti quei corpi femminilizzati hanno avuto da sempre lo sguardo lungo, che ha permesso di vedere come la violenza di genere e quella sulla terra e tutti i corpi (specialmente quelli marginali) che la abitano sono cambiamenti di qualità dello stesso tipo di violenza e che spesso si sovrappongono. Per noi era importante sottolineare anche le relazioni tra il nord e il sud del nostro paese, e più in generale tra altri nord e sud, altri centri e periferie perché crediamo che raccontare le storie del cis-patriarcato e dell’antropocentrismo sono altri sguardi per raccontare la storia del colonialismo e del capitalismo. Eravamo nel mezzo degli scioperi per il clima, e di una nuova irrimandabile attenzione per le ecologie, ma noi volevamo cogliere l’occasione per ricominciare noi stesse a riprendere il filo che legava autodeterminazione della terra e dei corpi, in cui molte di noi si sono riconosciute come femministe, come terrone, come sorelle tra loro e con la terra. Continuiamo a credere che l’obiettivo di questo tavolo sia recuperare i saperi comunitari e incarnati, di pratiche di lotta e di avanzamento politico, che in quei presidi sono stati prodotti, crediamo che questo ci leghi alle donne e le persone lgbtiq che ovunque difendono la loro terra dal colonialismo, dalla localizzazione di discariche e industrie estrattive, dallo sfruttamento intensivo, dalle grandi opere inutili e dannose, dalle monoculture, dalle recinzioni. MA pensiamo anche che l’obiettivo di questo tavolo sia quello di sciogliersi, perchè dovremmo arrivare in nudm tutte ad aver un livello di consapevolezza tale per cui sappiamo che parlando di lavoro, di salute, di servizi, di riproduzione sociale stiamo parlando di questioni in cui una prospettiva ecologica non può più essere rimandata a domani. In questo senso crediamo che se alcune compagne hanno recuperato le nostre vecchie domande per iniziare a parlare non è perché erano le migliori, noi stesse già confrontandoci tra noi, pensiamo che non siano più all’altezza dei saperi che abbiamo accumulato in questo anno, ma perché intanto abbiamo fatto dei passi falsi, mettendo al centro della nostra discussione ciò che ci divide, ciò che da sempre viene utilizzato per stigmatizzare i popoli autoctoni perché non abbastanza coscienti o troppo antropocentrici, invece di cominciare a spingere all’interno del nostro movimento per delle parole chiave che ci uniscano tutte e ci diano un’agenda verso la quale camminare. Per noi ad esempio è fondamentale ribadire adesso la nostra contrarietà a tutte le forme di misure emergenziali, soprattutto quelle che verranno previste dal recovery fund, che prendano decisioni che espropriano i popoli dalla possibilità di scegliere sul destino dei loro territori. In generale vorremmo invitarvi a recuperare quello che abbiamo imparato dovremmo recuperare quello che abbiamo imparato contro le gestioni emergenziali dai presidi territoriali, per ragionare come strutturare in questo momento, ancora di più un piano strutturale di decisioni, prendendo parola su come i soldi vengono spesi, per esempio su bonifiche, sanità pubblica, autodeterminazione territoriale, contro la narrazione edificante sui green jobs e verso lavori che ci non mettano mai di fronte alla scelta se morire di fame o di avvelenamento per e percorsi di cura per le malattie ambientali con un occhio alle condizioni croniche che spesso ricadono su corpi femminilizzati. Rispetto allo sciopero, vogliamo ribadire la centralità della collettivizzazione del lavoro di riproduzione come fondamentale. Crediamo che la dimensione dello sciopero dai consumi ha un fascino che viene da lontano nella storia del movimento, ma che oggi dobbiamo spingere più avanti e non accontentarci, dobbiamo capire invece come ripensare il sistema di produzione e farci promotrici di inter-relazione, cioè la possibilità di costruire reti di fiducia (e quest’anno aggiungiamo anche di solidarietà) tra produttrici e consumatrici, perché è l’unico modo di ripensare il radicamento territoriale anche nelle metropoli. Soprattutto lì dovremmo farci nodo e catalizzatore di questi processi. E prendere parola quando ci fanno credere che la nostra unica via di fuga è la fila al supermercato, bloccando i mercati contadini che ricordiamo sono centrali per sostenibilità di produzione, zero sfruttamento e salute. Crediamo che queste scelte, le scelte che riguardano l’alimentazione, tutte, devono essere accessibili e che noi dobbiamo iniziare a proporle nella loro interezza come pratica politica collettiva e non come scelte individuali (con il quale c’è il rischio di entrare in una dinamica di valutazione della radicalità delle nostre compagne).

TERESA primo RIEPILOGO Esigenza di alimentare intreccio di lotte a livello globale, non solo verso l’8M. Essere bidirezionali nello scambio di pratiche (curde, zapatiste, FFF…). Attenzione forte ad analisi campo lessicale e semantico, pandemia, sindemia. Uscire da lessico militarizzazione, come militarismo ha impatto diretto su salute. Esigenza di mettere al centro e riqualificare cosa intendiamo con cura oggi . Recovery fund: vede cura in modo tecnocratico e individualizzante, come campo di potere. Costruire consapevolezza collettiva, partire da parole chiave e spacchettare concetti per costruire agenda comune. Avere chiaro sguardo su linee di oppressione, oltre al modello antropocentrico

Miriam Corongiu (Altragricoltura) Organizzazione nazionale, agroecologia, implicazioni sociali, anche femministe. Sono contadina, abbiamo fondato collettivo di femminismo rurale. Imprese grandi /e territoriali e campagna /città: lotta fondamentale per sistemi di produzione a cui siamo legati.Femminilizzazione del processo migratorio: non è solo questione di flussi ma anche di lavoro, impiego nelle nostre campagne, Istat rileva alta percentuale donne e molt* lavoratori e lavoratrici nei campi non sono censiti. Nella terra dei fuochi è comunque una condizione di privilegio rispetto alle donne indiane, che devono sopportare regime fascista che ora sta commettenndo una forte oppressione. L’Agroindustria si accompagna a impostazione autoritaria sempre patriarcale.

Eddi (NUDM Torino) Siamo d’accordo con Miriam e Napoli di creare stanze, ponti nelle lotte, messa in relazione della cura con campo di potere, realtà del lavoro e dell’accessibilità alle cure. Ambiente piano continuo a questi piani di lotta attivati per l’8M Piano dei consumi, legato a lavoro che vogliamo affrontare come modo di vita Collegamento con sfruttamento nei luoghi rurali, agromafia, bracciantato, rotte migratorie. scompaginare binarismo città/ campagna e creare reti Opporsi a aggressione ambientale Terreni di lotta:

  • grande distribuzione: supermercato; anello nervatura che in quanto donne e soggettività su di noi ricade peso di questa realtà, gestire figli, fare spesa…
  • Trasporti. Morti che chiedono giustizia. Sovrapponibili a quelle causate dalla produzione

Attenzione a lessico, fare distinguo su piano nostra analisi ed esigenza di una comunicazione chiara. In Italia concentrarsi solo sulle città sarebbe non sapere dove viviamo. Costruiamo terreno comune e non diamo per scontate le cose, non annettendo una parola alla volta.Non possiamo dire che NUDM è antispecista, dobbiamo fare autoformazione, ci piace ma non sappiamo di cosa stiamo parlando. Parliamone tra noi e poi prendiamo posizione Rompere centri e periferie e collettivizzare patrimoni che non sempre arrivano. Per noi non è accettabile parlare di olocausto animale. Siamo uno dei paesi più colpiti al mondo dalla pandemia. L’olocausto è parte della nostra storia. Si rischia di fare il paio con ideologia neoliberista dove tutto è uguale a tutto, il femminismo uguale al maschilismo…

Non possiamo prendere cose così delicate e così complesse e parlane in questo modo Mettiamo una pausa e un punto interrogativo e parliamone tra noi. Per noi questo piano centrale, vogliamo approfondirlo, confrontarci e trovare terreni di lotta per costruire realtà migliore per tutti i corpi e per l’ecosistema

Orkide Izci D’accordo con Eddi su uso parola olocausto. In NUDM molta attenzione sulle parole. Olocausto e genocidio per me problematiche. Io sono curda e noi abbiamo subito una forma di genocidio in Turchia ma non lo chiamiamo così per rispetto a quello subito dal popolo armeno. Violenza ambientale. Certe parole usate con motivazioni scientifiche e politiche, con consenso neoliberaleBisogna guardare radice di violenza, violenza politica. Parte da lì. Mi fa piacere sentire parlare del Rojava come paradiso in terra staccato da contesto storico ma parlane così è come cancellare storia del Kurdistan, che è in Turchia Iraq e Siria, bisogna stare attenti a omogenizzare perché neanche i curdi sono omogenei. A volte quando parliamo di ambiente sembra che lo stacchiamo dei contesti politici e usiamo concetti e parole svuotandole dei loro significati politici. Se diciamo genocidio degli animali facciamo un favore allo stato turco che nega genocido armeno, e può dire allora no. A Gezi hanno iniziato a tagliare alberi in centro a Instanbul e la gente ha protestato ma sappiamo bene che problema era anche politiche neoliberali di Erdogan, poteva dire metto mille alberi da un’altra parte e tagliava contestazione politica

Federica Timeto Discorso su genocidio dibattuto anche dentro antispecismo e richiede cognizione, non c’è tempo. Sono d’accordo con Ornella, è una comparazione legittima, che va fatta. Io preferisco a rifarmi a idea di situazionalità della situazione, non penso che un corpo non possa essere posto in relazione con altri corpi. C’è bisogno di approccio che sia decentrato, non umanocentrico, sempre un umano maschio, bianco, proprietario. C’è bisogno di femminismo multispecie. Differenze: guardare gerarchie, esistono anche tra gli umani. Ci sono processi di subordinazione ed esercizio del dominio in modo diverso a seconda delle gerarchie. C’è da abbandonare anche linguaggio non solo militare ma di “salvare”: c’è da ibridare, congiungere…

Antonella Visintin Condivide Torino su importanza prendersi un tempo di elaborazione. A Napoli avevamo fatto discorsi e questi sono un po’ oltre. Volevo portare un discorso divisivo ma lo porto lo stesso. Non possiamo non considerare che ci sono troppi corpi umani sulla terra. C’è retorica di culle vuote che rigetto. C’è un problema demografico, Soprattutto corpi nei paesi più ricchi, che tolgono spazio alle altre specie Si dovrebbe tornare ad approccio decrescista. Abbiamo accettato monetizzazione salute nostra e dei nostri Tema guerra, armamenti, se vogliamo collegarci a cop 26 di Milano

TERESA (seconda sintesi) Capacità di tenere complessità e pluralità senza mettere gerarchie o polarizzazione dei punti di vista. Decostruire posizioni polarizzate che si ripropongono in modo ciclico e sistemico tra noi. Discorsi fluidi, punto di partenza comune, che non schiacchi diversità ma che si riesca a parlare in modo chiaro fuori verso l’8M senza lasciar fuori punti fondamentali o appiattire differenze. Generare spazi di chiarimenti anche a latere da spazi di approfondimento. Lettura brano del piano. No modello antropocentrico Difesa della biodiversità, dei beni comuni, degli spazi urbani… Rigetto del dominio di uomo sulla donna, dell’umanità sulla natura, di una specie sull’altra. Spacchettare questo, che racchiude diversità Possibili pratiche per depolarizzarci, mettere aspetto assertivo

Rosalba (Bari, vari collettivi Grazie Teresa. Penso a intervento compagne Napoli. Penso al nostro percorso a Caserma liberata di spaccio solidale nel primo lockdown, facendo recupero dei mercati, portando da mangiare e avvicinandoci così al quartiere che non è facile. Nella nostra città ultima notizia: 450 milioni dati a Fucsas, architetto, per disegnarci un parco, dimenticando lame che stanno abbattendo ed espropriando. Credo che movimento di NUDM sia fondamentale per spostare lancetta lotte, anche con tematiche ecotransfemministe. Mi sembra grandiosa idea di scioperi ogni 8 del mese

Tania (NUDM Viareggio) Parla a nome proprio. In risposta a domanda su come arrivare a 8M? Poli di antispecismo e ambientalismo/ecologismo a livello pratico molte volte sono convergenti. Rispetto degli animali non sempre corrisponde a rispetto dell’ambiente, se non si consuma prodotti animali, ma se si consumano molti vegetali si può danneggiare ambiente con agricoltura intensiva (usata) o con consumo di prodotti importati da altri paesi, con coltivazione coloniale e inquinamento trasporto. O se si sceglie regime alimentare antispecista, può essere che si consumino medicinali che non coincidono con ambientalismo. D’accordo con Eddi di Torino sul fare autoformazione, ognuno la pensa in modo proprio e può dare il proprio contributo.

Domiziana (NUDM Messina) Esperienze degli ultimi anni in Amazzonia, Rojava… ci possono aiutare per capire rapporto tra modello di sviluppo, estrattivismo, ….. Dobbiamo capire come applicarlo sui nostri territori. Neoliberismo e capitalismo hanno mostrato la loro matrice più aggressiva sui nostri territori, che diventano estrazione di valore insieme agli esseri che li abitano. Fare analisi e trasformarla in pratiche Conseguenze modello e politiche neoliberiste, petrolio… : catastrofi idrogeologiche… Ma in Sicilia ad esempio passano in secondo piano Dobbiamo capire chi è la nostra controparte Costruire nuove lotte ma anche sostenere lotte già presenti In Sicilia: NO MUOS, lotta mamme MUOS… ma anche trivelle, discariche Difesa del territorio e dei nostri corpi si intersecano fra di loro Andare verso prospettiva di rottura reale

Alice Libera Intervento personale Sciopero dei e dai consumi: si è parlato di boicottaggio e di sanzioni, nodo di Torino ha detto di affrontarlo come modo di vita, giustamente. Dobbiamo affrontarlo dal punto di vista dei bisogni. Anche per non cadere nel rischio di cui parlava Tania, Su olocausto animale: non si tratta di fare gerarchia della violenza e delle sofferenze, ma capire che si tratta di un problema di potere e dominio. Questo è trasversale ed evidenziarlo è la potenza di NUDM

Giulia (Ecologia politica) Parla anche a titolo personale. Rete che si occupa di ecologia politica in ottica transfemminista. Due punti: dare una mano a* più giovani, quindi FFF ma anche studenti che portano le proprie richieste in questo periodo sulla scuola Dentro sinistra critica questo spesso viene sbeffeggiato e non visto come analisi sistemica, soprattutto i maschi cis ancora a capo di molte organizzazioni politiche, ottica vetusta, marxista, lavorista… Far vedere che non siamo “fricchettonu” che dicono baggianate, ma persone immerse in una lotta che ci credono. Costruire alleanze nei nostri territori Domanda che non è molto uscita: come sarà 8M con covid? Altra riunione più avanti? Riusciremo a farlo di persona?

Laura (Firenze) A titolo personale Nella nuvola 3 parole: lotta, beni comuni, cura Sono contenta che dal piano sia uscita espressione beni comuni Importante anche lotta contro green washing Acqua è stata quotata in borsa in California. In Italia avevamo anche fatto referendum e vinto, ma ora…. L’altra è l’orrenda pubblicità che fa ENI, di compensare le proprie emissioni, utilizzando anche fondi europei, infilandole nel mar Adriatico. Non dimentichiamo che il maggior azionista è lo stato, che fa queste cose fintamente ecologiste. Finmeccanica fa le armi e le manda a Egitto, Israele, Arabia Saudita… Lo stato si fa complice di queste violenze

Graziell Intervento non concordato, ma ne hanno discusso in assemblea. Da un anno ci hanno voluto dire chi determina e chi gestisce salute e informazione in questa sindemia. Mettere in discussione politica capitalista e patriarcale ora evidente Vaccini: Sanità farmacocentrica. Addirittura, mentre si permette obiezione di coscienza su 194, che è legge ma soprattutto libertà delle donne, si tende a licenziare sanitari che hanno dei dubbi. Non parliamo solo di quello che ci viene tolto ma in positivo di quello che ci resta, bellezze da valorizzare Importante formazione e confrontarsi, fra contraddizioni Risignificare parole, senza nessun divieto, importante condividere anche nelle differenze

Patrizia in NUDM Verona e Libere soggettività trans intervento non concordato in assemblea Di disboscamento Amazzonia e simili si parlava quando ero ragazzina, fine anni 70 inizio anni 80. Ora con neoliberismo stiamo distruggendo l’ultima anima di Terra che ci rimane. Ognuno guarda un po’ il suo orticello. Seguo intervento di Eddi che stimo ma in alcuni contesti politici l’uso di certi termini può distrarre dalla lotta Dobbiamo stare attenti a vari livelli della lotta e non chiuderci troppo nei nostri personalismi Guardarci dentro e capire che ci tocca Ci terrei molto a portare avanti questo discorso antispecista integrarlo nelle lotte

Lara Elia (Sicilia… perso nome assemblea città) Intervento personale, suggestioni. European green deal dovrebbe portare a un taglio emissioni entro il 2030% Transizione ecologica non può non passare da sostenibilità Si cerca di riportare in auge silenziosamente temi che la popolazione ha rifiutato Discorso ogm porterebbe abbattimento biosostenibilità In Italia legge vieta ogm, usciti dalla porta rientrano dalla finestra Scorie nucleari in Italia in circa 67 siti, depositi che non sono stati discussi con territori e popolazioni. In Sicilia 4 siti a forte carattere agricolo Tutta la produzione nucleare di prima del referendum che nell’86 ha consentito di fermarla… Si lascia aperto la porta a una serie di abusi

Giulia Viola Anita (NUDM Alessandria) Intervento non concordato con assemblea Non guardare il proprio orticello. Riprendere Torino e Napoli, ragionamento ampio e fluido, che ci mette insieme e ci rende più forti Ci colleghiamo a militarizzazione sardegna, muos in Sicilia, anche da noi avvelenamento corpi, animali e intere comunità Cura dei corpi e dell’intero ecosistema: cappello che può includere tutto Capiamo necessità di affrontare temi specifici, crediamo sia estremamente importante, trovare spazio di confronto adeguato per affrontare questione antispecista e assumerla come NUDM Ci piace sciopero mensile di MAri: per sciopero dei consumi e per informazione, far capire fuori meglio problematiche sistema produttivo. Intrecciarsi a lotte di FFF e altri… E evidenziare chi fa green washing ma non smette di sfruttare i nostri corpi

Elisa Rotellini – Intervento personale Esperienza personale Vegetariana da 15, sempre stata interessata a temi antispecisti. Patriarcato sistema fondato sul genere Consiglio libro di Carol.J. Adams “Carne da macello, la politica sessuale della carne” Condivido iniziativa mensile per dare più visibilità a questo movimento (M Mi sembra possa essere interessante presentarsi con hula hop, permette il distanziamento, evita critiche, a livello fotografico fa scena

Athena (NUDM Bologna) Riflessioni Condizioni materiali molto peggiorate nella crisi pandemica In questo momento criticità per sciopero dei e dai consumi, più povertà Non diamolo per assodato e ragionamoci su. Forse concentrarsi su modello di riproduzione Allevamenti intensivi realtà terribile a cui opporsi, ma paragoni con eventi terribili l’olocausto non la convincono Siamo un movimento con molte discussioni interne e posizioni diverse… confrontarci fra noi. Vogliamo riportare questione di metodo

Eva Sassi Croce Carol J Adams nel suo libro di anni fa fa paragone tra oppressione delle donne e degli animali. Ecofemminismo e transfemminismo non può ignorare altri animali. Inquinamento: Produrre carne inquina di più In uno degli scioperi proposti da Mari si potrebbe fare sciopero della carne Denatalità: tema collegato anche all’aborto. Denatalità nei paesi più industrializzati trattata come tragedia, io la vedo come opportunità per diminuire culturalmente sovrappopolazione. Calibano e la strega” di Silvia Federci ci mostra come capitalismo sia andato a braccetto con controllo della donna e della riproduzione L’agente inquinante più grande nel mondo

Giada (Taranto) Elaborazione di vari collettivi studenteschi Risultato di sistema capitalistico aggressivo, con violenza strutturale Limiti prodotti da razzismo, sessismo, violenza e povertà opprimente Movimenti indigeni, BLM hanno prodotto nuove forme di partecipazione Violenza maschile su donne e soggettività nb collegate a sfruttamento capitalistico Non si può parlare di crisi ecologica se non parliamo di precarietà, crisi economica, mentale Capitalismo non solo nella capacità di subordinarci economicamente ma di colonizzarci e violentarci

GIulia (NUDM Cagliari) (2 int) Mi rendo conto che c’è un empasse. Critica giusta, se certi termini non sono stati discussi, non si può escludere un discorso, ma neanche portarlo senza parlarne. Lo vediamo anche come soggettivitòà T. Dobbiamo accoglierci e dibattere. mio suggerimento è importante continuare questo discorso, parlare, confrontarsi, sciogliere questi nodi

Ornella (2int) Scusate se intervengo di nuovo. Visto che è stato citato il mio intervento. Genocidio animale. Questo argomento ha sempre suscitato discussioni, è sempre stato criticato, è stato . Non basta dire che non è rispettoso ma motivarlo Io continuerò a pensarlo con questa terminologia. Si tratta di animali rinchiusi e usati senza il loro consenso, a noi così caro. Il benaltrismo citato riguarda forse una parte di NUDM. Non si vuole certo difendere il proprio orticello, di questo si è accusato in passato anche i NO TAV, ma portare avanti una lotta ecologista anticapitalista

Mari (2int) Nessuno vuole imporre a NUDM pensiero ecotransfemminista multispecie. Siamo un movimento dove portiamo molti pensieri, quello multispecie è parte di questo. Il problema non è stabilire se NUDM è antispecista, Ma se si vuole porre il punto e dare il giusto spazio di dialogo, oggi c’è stato. Nessuno ha la verità assoluta. Benissimo che si voglia continuare il dialogo. Questo è tavolo di NUDM, esiste anche spazio di Corpi e terra. Sciopero dei consumi non vuol dire austerità che propone il governo e mi tiro la cinghia ma trovare le forme per viverlo

SINTESI TERESA

Molti interventi, proposta di continuare la discussione nelle proprie assemblee a partire dal report. Cerchiamo di non ridurci noi stesse a un binarismo ma proviamo ad articolarci, accogliersi, stare in ascolto: confrontarsi, tenere aperta dialettica soprattutto a partire dai nodi e dai contenuti che creano maggiore disagio

Continuare a lavorare: questi gli spunti emersi in questa assemblea

  • Consenso sulla necessità di decostruire binarismi, gerarchie di potere
  • Non ci sono gerarchie delle lotte, delle posizioni, delle oppressioni. Decostruiamo dinamiche di potere, gerarchie, violenze. Costruire storia collettiva. Costruire reti di fiducia e di solidarietà. Capire come rendere intersezionali le diverse letture e superare binarismi a livello di pratiche
  • Lavoro di risignificazione delle parole che stanno alla base della questione: ecosistema, cura, sostenibilità, greenpinkrainbow-washing, militarizzazione delle menti e dei territori, la radice patriarcale del rurale, pandemia/sindemia, terricidio/biocidio e tutti i binarismi che abbiamo nominato nella traccia (rurale/urbano, animale umano/non umano, noi/loro, oggetti/soggetti, natura/cultura, produzione/riproduzione, uomo/donna, cisetero/LGT*BQIPA+, bianco/nero, abile/disabile, vecchiə/giovanə, nord/sud, …,) + centro/perferia, emergenza / strutturalità (che svela violenza modo di produzione)
  • Concetti chiave per riflettere: Decostruire l’accaparramento lessicale del green washing. Necessari analisi interna non può andare a scapito della comprensione esterna. Dobbiamo avere tuttə la comprensione dei concetti, capendo anche che hanno diverse sfumature. Fondamentale l’accessibilità. Importante trovare strumenti di comunicazione all’esterno. Non dare per scontata su punto di partenza ma neanche su punto di arrivo. Ma come riusciamo di essere sinergiche in alcuni momenti chiave? come fare atterrare la ricchezza di analisi e come farlo oggi. Facciamo un ulteriore passaggio per fare atterrare quello che abbiamo detto
  • Violenza di questo modo di produzione. Violenza di genere su terra e corpi tutti. A livello ecosistemico vogliamo si parli in termini strutturali (salute, confini e frontiere, grandi opere, basi militari, multinazionali). Produzione agroalimentare: Agromafie, bracciantato,…. (cosa significa produrre cibo sano nella terra dei fuochi o dei siti delle scorie nucleari?). Cura come campo di potere,
  • Quali dinamiche per generare le nuove relazioni di cura? Dobbiamo attingere ai saperi collettivi per creare una nuova consapevolezza e convergenza delle lotte. politica delle collocazioni e intersezionali. Convergenza non è data, processualità che ci permette di essere insieme in momenti chiave. L’intreccio ci consente di costruire. Realazioni con gli altri movimenti e scambio di pratiche (femminismo rurale, FFF/XR, movimenti antispecisti, rete ecologia politica, prospettiva multispecie, MUOS, movimento antimilitarista sardo A FORAS, BLM,). Attingere alla natura transnazionale Rojava, caravana zapatista, movimento mujeres indigenas por el buen vivir, Pueblos contra el terricidio collettivi e movimento india e africa)
  • Consumo: analizzare che cosa significa consumo? possiamo mettere insieme il discorso sulle big corporation? Non si va a radici del perché delle violazioni su corpi e territori. grande distribuzione? contrapporre processi di mutualismo, scambio, negozi gratis?. Lavoro su big corporation, filiera globale alimentare. Approccio allo sciopero dei consumi da non tener separato da produzione, Monoculture, allevamenti animali, nucleare, militarizzazione, stoccaggio idrogeno, ruolo ENI, allargamento mercato sementi genetiche beni comuni (acqua) mobilità, inquinamento. Mobilità inquinamento, #sanzionefucsia
  • Politiche istituzionali: PAC, allevamento industriale animale, riconversioni delle produzioni, antispeciste, stoccaggio Eni, Risposta politica istituzionale, finanziamenti a chi fa allevamento animale, mancanza di finanziamenti. OGM grandi opere. Cosa c’è dietro a greenwashing. Parole:disuguaglianze povertà
  • Come riusciamo ad essere liberu di esprimere l’immaginario in un modo che non crei disagio nelle sensibilità di tuttu? Come interagire per essere libere di esprimere immaginario, portare quello che pensiamo, ma in un modo che riesca a tenere dentro ma non creare disagio Proviamo ad avere più “ternura y carino”. Su alcune cose non siamo (ancora) d’accordo, fare del consenso un trampolino ma attenzione a lasciare spazio sempre alla possibilità di espressione delle diverse posizioni ripartendo da uno spazio che non ci si appiattisce ma che ci consenta di continuare a parlarne
  • Atterrare su pratiche concrete: proposte
  • Da qui al 6 febbraio portare riflessioni nelle proprie assemblee
  • #sanzionefucsia all’8 di ogni mese
  • momento di autoformazione su posizioni diverse e divergenti emerse
  • momento sulle pratiche come atterriamo a partire di qui l’8 marzo e oltre