Assemblea Transterritoriale Transfemminista Antispecista NON UNƏ Dİ MENO

lx streghx siam tornatx…

siamo quellə che non son bruciatə , corpi non conformi in rivolta ieri come oggi

Abbiamo tradotto l’articolo/intervista a Silvia Federici pubblicato il 31 ottobre 2022 su Il Salto (Clicca qui)

Lo abbiamo fatto perché contiene numerosi nodi di connessione con il percorso di Streghitudine che stiamo portando avanti anche qui. L’articolo è l’intervista fatta a Silvia Federici durante il secondo incontro della Campagna per la memoria delle donne accusate di stregoneria svoltosi a Madrid tra il 28 e il 31 ottobre 2022

“La caccia alle streghe si è dimenticata e ridicolizzata” Silvia Federici

Espertə e attivistə di Pamplona, Girona, Terrassa e Madrid, cosi come di Ecuador, USA, India e Francia, si sono riunitə in questi tre giorni per mettere in comune il loro lavoro sulla storia delle donne accusate e perseguite come “streghe” sia da una prospettiva storica che attuale

Questa non vuole essere un’altra storia di streghx, ma la storia delle streghx. Da alcuni anni, nel caso di Terrassa dal 2017, gruppi di lettura e ricerca in distinte parti dello stato spagnolo e a livello internazionale stanno lavorando per recuperare le storie, vale a dire la memoria storica (e il suo riflesso nell’attualità) di quelle donne a-giustiziate come streghe e persone dissidenti rispetto al ruolo femminile.

Come detonante comune tra questi gruppi la lettura e il lavoro a partire dal libro Calibán y la bruja (Ed. Traficantes de Sueños) di Silvia Federici e per iniziativa stessa dell’autora, si conformò nel 2019 la “Campagna per la memoria delle donne accusate di stregoneria”

“Il mio libro ha recuperato la storia che io ho appreso da altre donne – dice Federici – Sono molto contenta del fatto che la mia opera abbia potuto essere utile e che abbia dato una prospettiva per ripensare la storia del capitalismo, dell’accumulazione originaria, e quello che ha significato la caccia alle streghe in questo contesto e che possa servire come guida”

Un primo incontro si realizzò in Iruña nel 2019 con l’idea di formare una rete interdisciplinare (di persone accademiche, attiviste, cineaste, precarie, professore di scuola secondaria, madri e giornaliste) che insieme potessero recuperare il fenomeno storico della caccia alle streghe che è stato cancellato dai libri di testo, ma anche per visibilizzare le connessioni che esistono con l’attualità nella persecuzione che continua ad essere vissuta da migliaia di donne. Perchè la caccia alle streghe non è finita, si è solo adeguata ai tempi del capitalismo.

Ecco come la vede la stessa Federici: “Sulla base dell’esperienza del passato, possiamo constatare ancora una volta che questa caccia alle streghe è legata all’espansione capitalistica che crea l’impoverimento delle masse, la scarsità di terra, la privatizzazione e l’esclusione, l’espulsione di intere comunità, che esaspera i conflitti sociali”. Oggi in Africa, ad esempio, le donne continuano a essere espropriate delle loro terre dalla caccia o sono costrette all’esilio nei “campi delle streghe” del Ghana settentrionale. Oppure in Ecuador, in India e in altri Paesi, l’estrattivismo delle risorse minerarie da parte delle multinazionali impoverisce non solo la terra, ma anche le famiglie che sono costrette a lasciare le loro comunità, e persino a migrare, in cerca di mezzi di sussistenza.

Un altro dei motivi per cui la campagna per il recupero della memoria delle streghe è stata avviata tre anni fa, e che ha un manifesto, è nato durante il tour che Federici ha fatto al museo e alla Grotta di Zugarramurdi nel 2017 e di cui ricorda “Abbiamo visto come i luoghi che sono stati testimoni della caccia alle streghe siano ora diventati una grande attrazione turistica. Lì abbiamo detto che avremmo lanciato un appello al movimento femminista per porre fine a questo scandalo: l’oblio della caccia alle streghe e il suo ridicolo che nascondono tutte le atrocità che sono state fatte contro queste donne che sono le nostre antenate, e come tutto questo sia collegato a tutte le forme di sfruttamento a cui siamo sottoposte oggi come donne”.

In un’altra visita, nel marzo 2019, hanno chiesto un incontro con i responsabili del museo per avanzare alcune proposte sui contenuti del museo. Senza ricevere risposta, un gruppo si è riunito alla grotta per chiedere la fine della vendita di bambole che rappresentano in modo degradante le donne assassinate e accusate di stregoneria. Una delle cose che Federici trova più sconvolgenti è proprio la derisione che continua a essere riservata al personaggio con la scopa, il cappello a punta e il naso lungo.

“Le streghe sono diventate uno scandalo, una vergogna: è la prima volta che soggetti oppressi e soggetti a persecuzione vengono ridicolizzati e trasformati in un’attrazione turistica”, afferma. Per trasformare questa immagine, l’autrice ritiene che “dobbiamo produrre materiale educativo perché c’è un’intera generazione di bambini che sta crescendo con una distorsione di chi sono le streghe, e questo perché la caccia alle streghe è stata dimenticata e ridicolizzata”.

2* incontro (Madrid 28 – 30 ottobre 2022)

Centinaia di donne arrivate da diversi territori dello stato spagnolo si sono incontrate in conferenze, proiezioni fino ad una passeggiata/azione lo scorso fine settimana a Madrid, organizzato in modo indipendente e autogestionato dalla campagna per la memoria dellə streghə di Madrid.

In che cosa ha consistito il fenomeno Gran caccia delle streghe che duró piú di 300 anni? chi erano in realtà queste donne assassinate sotto l’accusa di stregoneria? Qual era il fine ultimo di queste accuse? Cosa sta succedendo ora a donne accusate di stregoneria ora in paesi come India o Ecuador? quali sono le coincidenze con quello che successe in passato?

Queste le domande guida di questo secondo incontro.

Tre giorni di conferenza che hanno consentito il dialogo con l’attivista indiana

Sashiprava Bindhani, studiosa della caccia Odisha (India) e che ha partecipato alla redazione dellalegge contro la caccia delle streghe in questo territorio nel 2014, che ci ha permesso di ascoltare di prima mano la testimoninaza di Heidy Mieles y Juana Cuenca, attiviste del collettivo Mujeres de Frente in Ecuador, sullelotte antiestrattiviste e la persecuzione delle donne nell’amazzonia andina.

Sulla narrazione e la memoria della caccia delle stregh tenendo in conto il paradigma di Salem è stato presentato il progetto del documentario A Witch Story, diretto da la cineasta statunitense Yolanda Pividal e protagonizzato dalla giovane giornalista Alice Markham-Cantor e da Silvia Federici. Si aspetta la sua uscita per fine novembre

Un’altro tavolo ha approfondito la questione di applicare una prospettiva femminista nello studio della caccia delle streghe e della streghitudine. In questo tavolo sono stati condivisi gli studi del lavoro accademico di autore di Francia, Cataluña e Navarra per apportare contenuti arricchenti per le rivendicazioni attuali. Qui hanno partecipato:

  • esperte come Christelle Taraud, docente della Universidad de Columbia (NY-París) che ha presentato la pubblicazione Feminicidio: Una historia del mundo,
  • Carme Xam-Mar Alonso, storica e esperta in caccia alle stregh e altre forme di controllo sociale nell’Alt Urgell (Cataluña),
  • Amaia Nausia Pimoulier, dottora in storia e partecipante in Eusko Ikaskuntza- Società di studi baschi, che ha condiviso i suoi studi come specialista in storia delle donne, vedovanza e addottrinamento sociale in Navarra.

Per affrontare la caccia alle streghe in América Latina, África e Asia, dal punto di vista storico con la dominazione coloniale e il protagonismo della chiesa cattolica fino all’attualità e che si concentra soprattutto contro donne indigene e afrodiscendenti , donne anziane e lesbiche, difensore della terra e lidere sociali protagoniste di lotte ambientaliste c’è stato un tavolo con Bindhani, Federici, Markham-Cantor y Cristina Vega, teorica femminista che studia i fondamentalismio religiosi e le loro implicazioni nella criminalizzazione delle donne e delle comunità in lotta, tavolo facilitato da Eva Vázquez, attivista femminista vincolata all’ecologia politica e editora del libro Brujas, salvajes y rebeldes (Streghə selvaggə ribellə) sulla caccia alle streghe passata e oresente in Ecuador.

Come conclusione della tre giorni di conferenze è stato proposto un tavolo sugli orizzonti e sul futuro dell’attuale campagna per proseguire il lavoro a partire dalle proposte dei nodi già costituiti. “Sono emerse molte proposte per organizzarci, su quali materiali produrremo, come ci mobiliteremo per portare iniziative alle istituzioni, le leggi che costruiremo in Spagna e fuori, e oltre i confini dell’Europa”, riassumeva Silvia Federici.

La ricercatrice e professoressa italoamericana si è riferita al secondo incontro per la memoria delle streghe come molto potente “perché ha mostrato come la tematica della caccia alle streghe abbia molta risonanza nei problemi che incontriamo come donne e soggettività dissidenti oggi in tutte le forme di violenza: quella economica, la violenza contro il corpo, contro la natura…”. Per questo, secondo Federici esistono ancora molte ragioni per continuare a mobilitarci “perché la caccia alle streghe è il centro di molte problematiche che ci toccano come donne e come soggettività consapevoli di voler costruire una società fuori dalla logica del capitalismo”. Tutte le novità sulla campagna si potranno seguire attraverso il suo sito web.

Sempre nell’ambito di questo secondo incontro, domenica si è svolta un’azione passeggiata attraverso la “Madrid della caccia alle streghe” con un percorso lungo i luoghi dei roghi come Plaza Mayor, Plaza de la Cruz Verde o Plaza de la Cebada, palazzi dell’Inquisizione nella piazza di Santo Domingo, così come alcuni indirizzi particolari di donne che furono sotto processo per stregoneria nella Cava de San Miguel. Man mano che si realizzavano le tappe nei vari luoghi venivano collocate placche-memoriali come azione rivendicativa. In questo modo la campagna dimostra l’intenzione di sollecitare formalmente una petizione al Comune di Madrid perché questa memoria sia riconosciuta da parte delle istituzioni e adeguatamente segnalata in questi luoghi.

La grafica di ciopertina è di Marta Cavicchioni


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