Intervento dell’assemblea transterritoriale Corpi e Terra
al presidio al CPR di Ponte Galeria il 24 giugno 2023
Muri, fili spinati, barriere, grate, reti, lucchetti, catene, lacci, corde, fruste, pungoli, telecamere.
Sistemi studiati per contenere individuə dentro le loro prigioni, bloccatə senza poter decidere cosa fare della propria esistenza perché basta scostarsi appena dai confini, dai territori e dalle norme imposte sulla base di gerarchie e profitti per subire immediatamente la repressione.
Celebriamo la forza di chi vuole muoversi, spostarsi, liberarsi da persecuzioni e guerre, da discriminazione e violenza di genere, sottrarsi alla violenza patriarcale ed economica o semplicemente spostarsi per qualsiasi interesse, relazione, bisogno o desiderio, una forza che viene fermata, repressa, ingabbiata, tormentata, abusata, violentata, rinchiusa in lager e fortezze in cui la tortura e l’assenza di diritti sono all’ordine del giorno.
E lo dico io io che mentre lo dico riconosco il mio privilegio quello di poter prendere un volo, mostrare un documento e avere il diritto di spostarmi. Tuttalpiù rischio qualche commento su qualche visto non desiderato o qualche interrogatorio o forzato rientro da un paese che colonizza ed occupa trasformando la Palestina in uno dei più grandi lager a cielo aperto
Ma la forza di chi è imprigionatə è la ribellione, prendono la rincorsa e tentano il tutto per tutto pur di conquistare la libertà.
Eh sì perché ognun di loro, ognun di quelle quasi 2000 persone che non sono stat salvat nel Mediterraneo, che sono state assassinate nel mediterraneo ci inchiodano alla consapevolezza e alla responsabilità: Se avete sentito il discorso di Meloni, Salvini e gli altri ministri di questo governo loro quelle persone non esistono, le loro storie non hanno valore, perché a Cutro hanno parlato solo di fermare la tratta ma non si sono fatti domande sul perché le persone si muovono.
Quelle storie sono il frutto delle colonizzazioni, dello sfruttamento delle risorse, della desertificazione, delle occupazioni, delle dittature che fanno comodo. Non sono i paesi ad essere più poveri come spesso si dice ma le persone che ci vivono ad essere costrette alla povertà, alla violenza e alla guerra perché costrette a farsi sfruttare da tutte le due parti dal mare senza il controllo sulle ricchezze del proprio territorio.
E sono le multinazionali dell’occidente e i governi al loro servizio che difendono con il braccio armato di frontex i loro inattaccabili potentati
Si va via perché si deve andare via perché in molti paesi l’autodeterminarsi nel genere e nell’orientamento relazionale e affettivo qualsiasi questo sia significa firmare la propria condanna a morte ma anche questo un a volta qui non viene tenuto in considerazione
E nessuno parla delle migrazioni di persone ed animali dovute al cambio climatico, alla desertificazione imposta dalle deforestazioni, dall’estrattivismo di ogni tipo di minerali, dagli allevamenti, dal monocoltivo. Tutte queste pratiche sempre della nostra economia capitalista difesa da Frontex.
Questo sistema tratta la terra, le piante, gli animali umani e non come corpi al servizio, corpi che si possono sfruttare, opprimere, ingabbiare, schiavizzare.
E non fa forse comodo la clandestinità al caporalato ai campi del nostro paese dove le condizioni di vita di chi lavora, i morti di calore, lo sfruttamento, gli abusi sessuali e gli stupri vengono taciuti, normalizzati e non indagati?
La libertà non dovrebbe essere “conquistata”. Non dovrebbero proprio esistere luoghi di contenzione e detenzione, limitazioni al movimento e all’esistenza – di nessunə.
Possiamo e dobbiamo vivere insieme, la terra non è di nessuno. Noi l’abitiamo come e con tutti gli altri esseri viventi e bisogna invertire la corsa pazza di questo sistema
Dal nostro luogo di privilegio di persone umane alleate ci troviamo di fronte alla necessità di assumerci la responsabilità della lotta contro questo sistema, perchè frontex è figlio di questo sistema, come le direttive del governo, come i CPR, come le gabbie degli allevamenti.
Il sistema capitalista e patriarcale non accetta e non permette l’attraversamento libero degli spazi. E così scatena il proprio potere con ordinanze e ingaggia uomini armati con il compito di porre fine a qualsiasi tentativo di autodeterminazione.
Di fronte a tale disparità di forze, le persone alleate non possiamo limitarci a piangere e ricordare chi è martire di questa “nuova” resistenza.
Abbiamo il dovere di opporci per non essere complici e il dovere di costruire strade e cammini alternativi: lottare perché chi evade trovi rifugi rimanendo a vivere una libertà più reale, senza recinti, senza sbarre. I muri però possono e devono crollare, i fili spinati essere recisi, le grate e le reti spaccarsi, le sbarre rimosse. Vanno spezzati lucchetti e catene, strappate le corde e i lacci, le fruste e i pungoli.
La libertà di poter vivere davvero senza confini e di poter vagare per i territori spinti unicamente delle proprie esigenze e desideri. E credere che possa venire il giorno in cui ogni confine verrà abbattuto e ogni catena spezzata, il giorno in cui ogni individuə di ogni specie potrà attraversare qualsiasi territorio liberamente incrociandosi e rispettandosi.
Nel frattempo lavoriamo con passione per costruirlo, questo giorno, e per decostruire invece lo sfruttamento e l’oppressione sistemici, consapevoli che, in una società che ritiene normale recludere e considera l’evasione un reato, non sarà facile e qualsiasi nostro sforzo potrebbe apparire vano.
Con amore e rabbia verso le persone ancora rinchiusə.
Con la fiducia nella nostra lotta antagonista permanente
Intervento ispirato all’articolo di Desiree Manzato su Liberazioni


Una replica a “CONTRO OGNI CPR, GALERA E GABBIA”
Bel testo e bellissima partecipazione. Grazie a voi!
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