Assemblea Transterritoriale Transfemminista Antispecista NON UNƏ Dİ MENO

#MOLTOPIÙ DI GIÙ LE MANI DAI SANTUARI

Il 7 ottobre 2023 c’è stata una manifestazione di 10mila persone a Milano chiamata dopo quello che è successo nel rifugio Cuori Liberi. Come Corpi e Terra abbiamo attraversato la manifestazione con questo volantino di cui riscriviamo qui il testo.

I rifugi nascono e si diffondono come spazi liberati e luoghi di resistenza. Sono tra le poche realtà attuabili in cui si cerca di concretizzare il sogno di un mondo possibile. Luoghi dove i corpi resistenti al sistema produttivo capitalista zootecnico possono trovare accoglienza e asilo e attuare una convivenza multispecie, seppur condizionata dai limiti imposti dal sistema stesso.

Portiamo tutta la nostra rabbia e solidarietà al rifugio Cuori liberi e alle persone che hanno subito i manganelli della repressione.

Cogliamo l’occasione di questo corteo per esprimerle concretamente e per manifestare anche la volontà di ricostruzione di un immaginario rivoluzionario che faccia riemergere il movimento di liberazione.

Ci riconosciamo in un movimento antispecista, intersezionale, antagonista al sistema, che vada oltre le dinamiche pietistiche e salvifiche che si creano spesso, purtroppo, anche in questi spazi. Facciamo pertanto autocritica con la speranza di superare le logiche speciste inconsapevolmente interiorizzate.

L’immaginario che vogliamo costruire va oltre il rifugio, alla mitizzazione o alla sacralizzazione dello stesso (anche tramite l’utilizzo del termine “santuario”). Va anche oltre il riconoscimento dello stato che concretizza e legifera sui “rifugi permanenti” fingendo di tutelarli, scatenando prematuri festeggiamenti, mentre incasella le persone che li abitano dentro la solita anagrafe specista soggetta a regole funzionali al sistema.

Vogliamo che sia riconosciuto come fondamentale il diritto all’autodeterminazione e alla libertà di tutti i corpi, per muoversi nei territori che scelgono di attraversare e abitare. Immaginiamo un futuro senza recinti, celle, gabbie, fili spinati, muri e confini di sorta, dove i rifugi possano essere luoghi di transito e non di sosta permanente.

Fino al giorno in cui anche la loro presenza non sarà più necessaria. Oggi i rifugi esistono perché esiste lo specismo, questo dovremmo saperlo e tenerlo sempre a mente.

Esistono e devono essere luoghi dove abbattere le gerarchie e creare una contronarrazione che vada oltre la protezione paternalista e l’infantilizzazione delle persone che lo abitano, indipendentemente dalla loro specie di appartenenza. Persone perfettamente consapevoli di un passato di sfruttamento, che si sono liberate e che hanno e continuano a resistere nonostante l’oppressione subita. I rifugi devono continuare a essere luoghi di dissidenza politica e cura multispecie, dove ogni persona rifugiata è rispettata nel suo presente, nel suo passato e nella sua dignità.

Torniamo a costruire un immaginario rivoluzionario e un obiettivo comune che parta da una feroce critica al dominio di specie, allo sterminio di massa quotidiano, VISIBILIZZANDOLI.

Vogliamo dei progetti comuni che rigettino le false vittorie costituite dai “piccoli passi” che altro non fanno che inibire e rallentare il vero cambiamento.Vogliamo andare oltre il concetto di proprietà privata e di legalità prevista dal sistema. Andare oltre l’entusiasta fruizione di deroghe all’interno di un apparato alimentare e produttivo che si regge su pratiche quotidiane di annichilimento e sterminio. Soprattutto se perpetrate a danno della totalità degli altri animali, nell’indifferenza e nel silenzio generale.

Rifiutiamo la logica del capro espiatorio che identifica le persone di altre specie come principali diffusori di epidemie, indipendentemente dal fatto che queste siano ancora recluse o libere. Riteniamo che le pandemie siano esclusivamente agevolate ed esacerbate dalla zootecnia e dalle condizioni di detenzione che le altre specie sono costrette a subire. Torniamo a lottare come persone antispeciste, escludendo con forza: animalismi qualunquisti, fascisti e ogni discorso o persona discriminatoria, odiante e oppressiva.

Contro la repressione soffocante che si abbatte sempre di più sui movimenti: ecologisti, transfemministi, antispecisti, antimilitaristi, antirazzisti, in ogni presidio di resistenza, negli spazi occupati, nei CPR e nelle carceri.

Usiamo il volume dei nostri megafoni per condannare e contrastare gli abusi delle forze dell’ordine e non per convincerli a essere più gentili.

Torniamo a una lotta il più allargata e partecipata possibile. Gli unici abbattimenti che riteniamo necessari sono rivolti allo specismo, a ogni forma di discriminazione, sfruttamento e uccisione. Invitiamo quindi a mantenere quello sguardo intersezionale che rivela le diverse linee di oppressione sui corpi tutti, sforzandoci di costruire una più matura e politicamente più consapevole, comunità di lotta e di resistenza, attraverso alleanze e complicità.

Lu compa di corpi e terra

Assemblea transterritoriale Corpi e Terra non unə di meno


Una replica a “#MOLTOPIÙ DI GIÙ LE MANI DAI SANTUARI”

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