Assemblea Transterritoriale Transfemminista Antispecista NON UNƏ Dİ MENO

Intervento di coordinamenta e Corpi e Terra alla manifestazione di Stati Genderali

Questo il testo del nostro intervento il 28 ottobre 2023 a Bologna chiamata da Stati Genderali

LE NOSTRE VITE VALGONO! UNIT3 CONTRO LA VIOLENZA DI STATO

Ciao a tutt3!

Siamo la coordinamenta di spazi queer, anticapitalist3, antiabilist3, antifa,antirazzist3, antispecist3 ed ecotransfemminist3 (Collettivu Piovrae di Milano, Assemblea transterritoriale Non unə di meno Corpi e Terra, Love my way di Firenze).

Siamo qui oggi a Bologna ma siamo anche a Roma per fermare il massacro senza se e senza ma e per una Palestina libera. Il fascismo storico e il neofascismo di oggi cosi come il colonialismo e l’imperialismo hanno delle fondamenta estremamente patriarcali, maciste, speciste, abiliste che vogliamo combattere. Parallelismi costanti tra soggettività marginalizzate, mostruosità, e animalu non umanu sono stati utilizzati anche per giustificare il genocidio a Gaza.

C’è una parola fortemente rivoluzionaria, un concetto o meglio una pratica ed è AUTODETERMINAZIONE. Questa parola è unita alla parola LIBERAZIONE da uno stretto filo che si chiama INTERSEZIONE perché molte e diverse sono le oppressioni che si vivono nei corpi, non tutte uguali non tutte assimilabili ma tutte nominabili e contrastabili. Riconoscere il diritto
all’autodeterminazione per tuttu nega le gerarchie di valore imposte sui corpi.

L’antispecismo vive molto comodamente nel corpo queer, nel corpo diverso, che si sottrae e
resiste alle norme imposte. NOI persone trans, non binarie, intersex, queer, lesbiche, bi, poliamorosə e pan, asessualə, aromantichə, kinky ci sottraiamo alla norma eterocis e alla divisione binaria uomo/donna socialmente imposta. Una norma che si traduce in discriminazione,
marginalizzazione, stigmatizzazione, violenze, femminicidi, translesbocidi, suicidi di stato e dell’odio sociale, genocidi animali.

Assumere l’antispecismo queer ed ecotransfemminista significa lottare per abbattere tutte le gerarchie: l’attuale sistema di produzione si fonda sulla messa a valore di miliardi di corpi non umani usati per la produzione di “merce da consumare”. Ma per abbattere davvero le gerarchie c’è bisogno di riconoscere i privilegi di specie, quando dalla parte dell’oppressore ci siamo noi, noi che apparteniamo alla specie dominante che continua ad agire pensando di poter disporre di ogni altro corpo a suo piacere.

La cura è un punto fondamentale della nostra lotta in quanto persone marginalizzate, dal momento che il sistema capitalista continua a reprimerci e invisibilizzarci facendo leva proprio sulle oppressioni che noi tuttu viviamo. Riconosciamo nella costruzione di Sfamiglie un forte potenziale di liberazione. Rivendichiamo la collettivizzazione e la socializzazione del lavoro riproduttivo, emotivo, sfamiliare, ed il suo riconoscimento come lavoro contrastando l’estrattivismo capitalista sui corpi.

Esattamente come nel caso dello sfruttamento capitalista dei territori, con grandi opere come Tav, Tap, Muos, il ponte di Messina, le grandi navi…. a cui noi come ecotransfemministu antispecistu ci opponiamo e contro cui lottiamo.

Siamo anche persone neurodivergenti e disabili, che spesso vivono molte altre forme di marginalità intersecate. Ci mobilitiamo per spazi accessibili per tuttu. La nostra società e le sue convenzioni vengono abilizzate e normalizzate, diventando il canone sul quale si sviluppano le strutture sociali.

Rivendichiamo una prospettiva antipsichiatrica e una maggiore centralità della cura di sè e per tuttu. Lotta è riconoscere tutte le pratiche di lotta come valide, non solo il discorso oratorio, la
piazza, il corteo, le azioni, come nel movimento politico più tradizionale. Lotta è anche usare strumenti tecnologici più adatti per persone neurodivergenti, strumenti artistici, pratiche per persone cieche, sorde, mute, disabili da un punto di vista motorio. Lotta è avere attenzione, sempre, per la mobilità e i tempi di ciascunu. Lotta è teatro, danza, musica, arte, pittura, scultura, espressioni emotive, autoproduzioni.

Per capire come possiamo fare a superare i binarismi coloniali, di genere, di abilità e di specie, vogliamo partire dal concetto di margine. In questo senso vogliamo pensare la marginalità come lo spazio del rifiuto; del rifiuto del binarismo di genere, della visione bianca e occidentalocentrica, rifiuto della classificazione e gerarchizzazione dei corpi, rifiuto dello sfruttamento dellu animalu e della terra.

Vogliamo costruire spazi fondati sulla cultura del consenso il più possibile liberati dalla cultura dello stupro, dal macismo, dall’abilismo, dal razzismo, dall’odio per le persone queer, dallo specismo.

Vogliamo anche ricordare che non siamo tuttu qui. Un pensiero va a chi sta nelle gabbie, nelle galere, al 41bis, nei CPR, nei lager, nei rifugi antispecisti.
Bisogna invertire la corsa sfrenata che si basa sulla distruzione, sfruttamento e prevaricazione di ogni vivente e di ogni habitat costruendo spazi in cui praticare accoglienza, scambio e mutualismo: per eliminare davvero la violenza istituzionale e l’odio eterocispatriarcale, non bastano le parole, le giornate dei pride e delle manifestazioni ma la costruzione dal basso di un’alternativa culturale, sociale e di vita.

Vogliamo contrastare ogni forma di Pink-Rainbowashing insieme ad ogni comunità in lotta
nei territori colonizzati e occupati come la Palestina e le strumentalizzazioni della nostra comunità vive in ogni territorio come ulteriore giustificazione a quella che non è una guerra ma un genicidio.

Lo spazio politico va liberato per dare voce, forza ed espressione politica a tutte le diversità. Il corpo è mio e decido io non vale solo per il corpo mio!

Non c’è liberazione per nessunə se non ci liberiamo tuttə.
Ci vogliamo vivə, ci vogliamo liberə e autodeterminatə e vogliamo gridarlo tuttə insieme!
Vogliamo troppo? No, vogliamo tutto
E lo vogliamo per tutt!!


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