Assemblea Transterritoriale Transfemminista Antispecista NON UNƏ Dİ MENO

Intervento Corpi e Terra all’assemblea nazionale di NUDM

Roma 26 novembre 2023
Durante la punta organizzativa finale del 24 novembre abbiamo potuto constatare la necessità collettiva di strabordare, di essere ingovernabili, di alzare l’asticella. Questo bisogno sentito si è scontrato con la necessità di mantenere e alimentare pratiche di cura che tutelino tuttu. Crediamo che l’innalzamento del conflitto sia proporzionale alla rabbia che ci muove, ma che questa vada organizzata con tempi e confronti quanto più possibile costanti, che diano voce alla radicalità in tutte le sue forme, purché condivisa e costruita.

Desideriamo una condivisione di saperi e di pratiche, una costruzione di rete di supporto pratico, legale, economico e di cura, accompagnato ad un percorso di coscientizzazione che renda consapevoli tuttu delle possibili conseguenze e permetta a chi desidera di esprimere la sua rabbia, di prendere parte e di potersi autodeterminare consapevolmente sui diversi livelli di esposizione. Non vogliamo abituarci ad un sistema di oppressione e repressione sempre più pervasivo, che soffoca le nostre possibilità di risposta.

Desideriamo liberare spazi transfemministi e occupare con i nostri corpi una realtà che ci vuole invisibili e silenziosu. Desideriamo soprattutto non dover sempre deludentemente trattenerci e rimandare queste nostre esigenze al domani. Per farlo però dobbiamo iniziare a costruire fin da ora questi percorsi di cura e comunicazione, in vista di un 8 marzo il più dirompente possibile.

Ci è stato chiesto di esprimerci sulle dinamiche patriarcali e sugli stupri agiti a danno di persone israeliane. Noi riteniamo che non prendere una posizione di giudizio e non doverci per forza esprimere sia già una presa di posizione politica chiara. Siamo persone bianche, situate in una geografia definita, una geografia dominante e occidentale. Crediamo che non sia compito nostro esprimerci sulle modalità e sulle forme di resistenza del popolo palestinese. Forme di resistenza e di autodeterminazione di un popolo oppresso e occupato da un’entità sionista consolidata in stato-nazione, che ha fatto del washing la sua strategia -anche di narrazione- dominante, con il supporto complice del sistema coloniale occidentale.

Riteniamo che un movimento politico transfemminista ed intersezionale non possa che supportare incondizionatamente le forme di resistenza che il popolo palestinese pratica per autodeterminarsi e liberarsi, senza se e senza ma e soprattutto senza dare spazio alla narrazione universalizzante costruita e diffusa dalla mortale macchina propagandistica dell’Occidente colonizzatore, la cui funzione è quella di legittimare e perpetuare il suo dominio.

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