Assemblea Transterritoriale Transfemminista Antispecista NON UNƏ Dİ MENO

TRANS e AMBIENTE: un favoloso binomio

Ospitiamo la pubblicazione dell’intervento di Mari, unu compa della nostra assemblea, scritto per il climate strike 2024

Si parla troppo poco di diritto alla salute e allo “star bene”. Si parla troppo spesso di sanità, di cure, di privatizzazioni, di tagli e non di investimenti, di assunzione di farmaci psichiatrici, di patologie, di malattie in aumento, di corpi che risultano un peso perché non più ritenuti “produttivi” dal sistema, si parla troppo spesso SOLO di corpi umani nonostante il COVID ci abbia dimostrato che è stato proprio un salto di specie e la relazione tossica degli animali umani con il resto del vivente la radice del virus. Alluvioni, disastri, guerre, si ripeteranno nel tempo visto che non stiamo modificando minimamente la nostra relazione con gli altri animali, con la terra, con i territori che vengono occupati, colonizzati e invasi, con tutte quelle che ancora definiamo “risorse” come fossero beni a nostra disposizione e non altri corpi viventi che sfruttiamo fino a distruggerli. 

E soprattutto non andiamo mai alla radice dei problemi cioè questo sistema capitalista e malato. Gli interventi pubblici e privati quando si tratta di ambiente sono superficiali, all’insegna del green washing e spesso servono solo a rivomitare in maniera più accettabile e manipolabile le stesse logiche che questa crisi climatica hanno prodotto ed esasperato nel tempo, al punto che non c’è più tempo.

Ha ragione Ultima Generazione ad affermare la necessità di un fondo di riparazione anche se questo non è che il primo passo per aprire a interventi realmente rigenerativi, di vera riconversione, che mettano in discussione  grandi opere, politiche di guerra e di militarizzazione, politiche di colonizzazione, di sfruttamento e distruzione dei territori e delle vite dei viventi, di dominio sui corpi degli altri animali.

Nel 2020, la quantità di massa prodotta dalla nostra specie, la massa antropica, ha superato per la prima volta il peso a secco (ad eccezione di acqua e fluidi) di tutta la vita sulla Terra, inclusi altri esseri viventi incluse piante, funghi e persino microrganismi. 

Con queste premesse ci si potrebbe chiedere come si inserisce in questo contesto la “questione trans”, perché abbiamo deciso di attraversare con i nostri corpi trans, non binari e intersex e i nostri posizionamenti transfemministi questa manifestazione.

Non siamo qui solo perché prendiamo a cuore ambiente, crisi climatica, aumento spropositato della popolazione animale umana e delle altre specie addomesticate.

Siamo qui non solo per denunciare quello che sta succedendo nel mondo, a partire dal genocidio in Palestina a cui da mesi assistiamo, mattanza che avviene con la complicità dei governi europei.

Siamo qui non solo per denunciare la corsa alla militarizzazione, la manipolazione della narrazione alla ricerca di un consenso estorto, che passa dalle ingerenze nei programmi scolastici, dagli accordi con gli Atenei, dai programmi scuola lavoro nelle basi militari, dalle presenze di rappresentanti dell’esercito o della polizia che intervengono su violenza di genere, bullismo o per promuovere il loro come possibile sbocco lavorativo.

Siamo qui per questo, per altro e per tutto, siamo qui per testimoniare quanto questo sistema si regga su violenza, repressione, imposizione e controllo sui nostri stessi corpi.

Noi persone trans siamo uno degli esempi viventi di quanto uscire dalle norme binarie imposte da questo sistema fondato su dominio, sfruttamento e sottomissione equivalga a pagare un prezzo e il prezzo per noi è la patologizzazione e la psichiatrizzazione dei nostri percorsi di affermazione di genere. 

Quello che vogliamo è che il principio dell’autodeterminazione sul proprio corpo sia valido per tutt perchè non c’è liberazione se non c’è liberazione per tutt 

Adelante e insieme nella lotta! 

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