Siamo l’assemblea ecotransfemminista antispecista Corpi e terra di non unə di meno
Siamo parte di un movimento transfemminista intersezionale e lavoriamo per la liberazione dei corpi tutti. (Soprav)viviamo in un regime specista, patriarcale e coloniale in cui tutti i corpi e le soggettività non conformi subiscono un processo di oggettivazione, frammentazione e consumo, vengono cioè animalizzati. Chiunque, umano o meno, può essere potenzialmente allontanato dal polo umano verso quello animale e venire posizionato in una gerarchia di corpi più o meno sacrificabili.Siamo in un contesto di guerre sui corpi: guerre di occupazione, di colonizzazione, contro i popoli originari, contro i corpi dissidenti, contro i corpi ancora non ingabbiati… con la violenza delle norme razziste, eterocis, abiliste, speciste,…
Tutto quello che non è conforme alla norma, che non è utile ad un sistema produttivo e riproduttivo, tutto ciò che può far tremare il Potere viene ingabbiato e soffocato vedi DDL 1660) attraverso una repressione spietata. Si è evidenziato l’uso di “minaccia terrorista” e/o “politiche e narrative securitarie” a giustificare l’alto livello di sorveglianza e dispiegamento di forze di polizia, l’isolamento di soggettività dissidenti attraverso processi di psichiatrizzazione e reclusione in carceri e CPR, i daspo,… Anche gli spazi pubblici diventano pericolosi per moltu, diventano spazi attraversati da confini, barriere e muri, visibili e non, che ne impediscono l’attraversamento: persone femminilizzate, trans, queer, disabilizzate, neurodivergenti, razializzate, senza i documenti “giusti”, persone povere, persone senza casa, persone di altre specie e tutti i corpi ritenuti non decorosi o non conformi alla norma.
Abbiamo il desiderio di demarginalizzare e degerarchizzare le oppressioni fondamentali del Dominio costruendo analisi, pratiche e reti sempre più intersezionali. Parte del movimento sono le soggettività di ogni specie e cerchiamo di condividere lo spazio politico con quelle solitamente non considerate nella lotta contro la violenza patriarcale di genere. Rivendicare l’utopia, il desiderio ed il sogno di costruire un mondo diverso basato sul rispetto e l’autodeterminazione di tutte le soggettività esistenti. Una gabbia, un confine può non essere necessariamente fisico, uno strumento per intrappolare corpi: anche le categorie sociali imprigionano e isolano ai margini. Margini che possono diventare spazi di resistenza, di produzione di sapere, di comunità, ma che in quanto “margini” rispetto ad uno spazio-centro-norma sono il risultato di dominio ed oppressione, spazio di invisibilizzazione e autoinvisibilizzazione. Affermiamo un immaginario che non comporta tortura, sfruttamento, uccisione e sovradeterminazione per tutte le “persone” di qualunque specie e dei territori tutti, contrastando i concetti e le pratiche di dominio e di produttività al servizio del profitto del tornaconto antropocentrico. Una società fondata sull’autodeterminazione nelle relazioni multispecie
Vogliamo
- contrastare terricidio ed estrattivismo e lavorare ispirandoci alle lotte dei popoli originari individuando nei nostri territori le responsabilità da colpire;
- Promuovere e diffondere analisi, approfondimenti e soluzioni ad un sistema alimentare non più accettabile e normalizzabile, reponsabile di disastri e violenze su tutti i corpi, sia di chi lavora nel sistema alimentare sia dei corpi sfruttati, uccisi e “mangiati”
- contrastare le monocolture anche nei nostri territori e facilitare le piccole comunità di autoproduzione e sopravvivenza, gli acquisti a km 0, le produzioni e coltivazioni con meno impatto possibile, combattere l’uso di agenti chimici, visibilizzare la correlazione tra produzioni e inquinamento di terre e falde acquifere, sostenere il lavoro dei rifugi per animali non destinati allo sfruttamento.
- combattere negazionismi e comportamenti violenti normalizzati. Lamentiamoci, critichiamo e parliamo sempre anche con le persone che lavorano con noi, con i nostri gruppi di relazione, negli spazi che attraversiamo sia a livello collettivo che individuale;
- Costruire pratiche e azioni per contrastare l’informazione dominante e produrre autonarrazione attraverso strumenti come lo spazio radio (TRANSfemmINonda e QUEERzionario), il sito le nostre pagine social,le laboratorie, le azioni nei cortei, gli interventi in spazi “altri” fuori dalla bolla
- mettere in discussione la retorica del lavoro da difendere ad ogni costo anche quando produce disastri ambientali oltre che ripercussioni nelle nostre vite (morti sul lavoro, ricadute sulla salute mentale e fisica, spostamenti non desiderati o anche permanenze difficili, sfruttamento sottopagato, ricattabilità). Lavorare meno, lavorare meglio; reddito di libertà contro la normalizzazione e l’accettazione dello sfruttamento come unica possibilità di vivere il lavoro;
- desideriamo intraprendere percorsi individuali e collettivi di decostruzione che ci portino a coscientizzare i privilegi di cui beneficiamo, per dismettere i panni dellu oppressoru e vestire quelli dellu alleatu. non solo per non agire i nostri privilegi come strumento di oppressione, ma per mobilitarli facendo di noi stessu vettori di resistenza e complicità
- desideriamo continuare il nostro percorso rispetto al punitivismo all’interno del nostro movimento, per utilizzare e creare altre pratiche di cura e di trasformazione, che si oppongono e non si avvalgono della falsa illusione di sicurezza che ci vuole inculcare un sistema-stato autoritario e carcerario. Desideriamo avviare pratiche di giustizia trasformativa che portino beneficio a tutta la collettività e che abbiano cura di tutte le persone coinvolte
- desideriamo lavorare su percorsi di educazione, formazione e autoformazione, perchè vogliamo conoscere i saperi e portare avanti una narrativa che si oppone alla norma occidentale, bianca, borghese, eterocis, abile, specista e che promuove un modello conforme di corpo.
- Reddito di libertà come fondamento di ogni possibile processo di autodetermninazione, partecipazione reale e di costruzione di alternative.
- azioni di contrasto al cambio climatico in atto e al terricidio che siano antagoniste al sistema politico-economico e sociale in cui viviamo.
- espansione di presenze sui territori (consultorie, rifugi, accompagnamenti,sportelli autogestiti o gestiti da enti) in cui la visione transfemminista possa affermarsi, anche con crowfunding e casse comuni per gestirne l’espansione
- Organizzare team legali e finanziari di supporto per chi mette il corpo in azioni dirette rispetto agli obiettivi che ci poniamo ed è colpito dalla repressione non solo fisica ma anche amministrativa (denunce, multe, etc)
- Necessità di formazione alternativa per tutte le persone che lavorano nei vari settori per intervenire e superare nei luoghi di lavoro qualsiasi discriminazione di genere a livello di linguaggio, di pratiche, di rappresentazioni ma anche per ampliare conoscenza e possibilità di intervento qualora il sistema dominante rifiutasse la cura ad alcune soggettività.
- Protocolli di rispetto delle diversità e della loro valorizzazione assumendo consapevolezza dei privilegi in un orizzonte decoloniale,antirazzista e anticlassista.
Pratiche della nostra assemblea:
- ascolto attivo e messa in discussione costante: pensare sempre che ogni punto a cui arriviamo é punto di partenza per ulteriori transformazioni, non dare nulla per scontato o assunto, non sentirsi mai arrivat perchè non c’è nessun traguardo da raggiungere ma una costruzione collettiva del futuro;
- Non educare ma comunicare;
- Rivalutare il conflitto come pratica di cura e non come una sconfitta o una pratica sbagliata;
- riconoscere i nostri privilegi e metterli costantemente in discussione
- rielaborare linguaggio e slogan tenendo conto delle diverse soggettività del movimento in modo che tutt si sentano comodə
- autoformazione con pratiche collettive, aperte e partecipate, e strumenti motivanti: laboratorie, zine, documenti, articoli, letture collettive, autonarrazioni, partire da sé, contronarrazioni;
- pasti vegan sempre in ogni evento come pratica che promuova e concretizzi l’assunzione reale del privilegio di specie e la sua messa in discussione;
- lavorare per lo star bene e il contrasto a comportamenti sessisti, macisti e patriarcali sia nel sociale che negli spazi di movimento; portare avanti pratiche di cura, sperimentarle e viverle
- Mantenere un orizzonte antagonista e ribelle anche nei processi per la difesa e l’allargamento delle lotte per i diritti utilizzando quel che sipossono simbolizzare nei #moltopiù del nostro movimento, e chiedendoci sempre di quali diritti stiamo parlando e chi ha il privilegio di beneficiarne e chi no. Non lasciare indietro nessun.
- Agire pratiche che determinino resistenza e alzino i livelli del conflitto avendo cura e consapevolezza della loro preparazione, delle conseguenze che possono comportare garantendo i diversi livelli di esposizione individuale.

