SIAMO un’assemblea TRANSTERRITORIALe ANTIFASCISTA E ANTIRAZZISTA ma anche ANTISPECISTA
L’ecotransfemminismo è antispecista perché oggi l’antropocentrismo è giunto al suo apice massimo, ad un picco tale da essere a tutti gli effetti un altro tipo di religione che predica la pretestuosa sacralità della vita umana a scapito di quella di tutti gli altri animali, umani disumanizzati compresi. Vogliamo politicizzare e rendere visibile l’oscurità della questione animale e siamo in lotta solidale con i miliardi di animali fatti nascere al solo fine di essere sfruttati e uccisi. Durante la breve vita da schiavi, la loro ribellione è sempre invisibilizzzata dagli strumenti di contenzione.
Nessun_ sarà mai liber_ finché non riusciremo a scardinare i meccanismi antropocentrici che continuano a scavare quella linea profonda sulla quale l’Uomo si è costruito come antitesi dell’animale, così da poter, oltre di essa,
animalizzare, discriminare, sfruttare, uccidere.
LA NOSTRA PRATICA DI LOTTA É INTERSEZIONALE. Non è tanto la finalità quindi a intrecciare le lotte quanto la loro comune radice e il loro reciproco rinforzarsi
La creazione tutta umana della categoria “Homo sapiens” come quella dell’ “UOMO” è in sé funzionale ad un immaginario normativo.
È una denominazione sessuata, sessista e arrogante. La norma antropocentrica separa ciò che è sacro da ciò che è sacrificabile, chi è degno di vivere da chi non lo è, e quindi può essere macellato, discriminato, colonizzato, lasciato annegare nel Mediterraneo o spostato e rimandato indietro come un pacco postale.
Il concetto di Natura è un concetto politico, utilizzato come dispositivo di oppressione: è la narrazione dei potenti che serve come sfondo da dispiegare all’occorrenza per delegarne ogni responsabilità a singol o come spauracchio di un falso modello da perseguire, in relazione al quale si può definire ciò che è ‘contro natura”.
Reali sono invece il terricidio e la devastazione ambientale come espressioni della violenza contro i corpi delle donne, delle soggettività LGBT*QIA+, degli animali umani e non umani, delle popolazioni native e della Terra.
Tale violenza sistemica si fonda sulle logiche di proprietà e sfruttamento del capitalismo estrattivista, pastorale e patriarcale in cui i corpi oppressi degli animali – umani e non – e la Terra sono al contempo ridotti a risorsa e reificati, femminilizzati e naturalizzati.
È la linea che traccia il confine della sacrificabilità, la stessa che nella storia è servita a creare “umani” e “animali”, padroni e schiavi, che è stata messa fra uomini e donne, tra occidentali e resto del mondo, tra borghesi e miserabili, tra normali’ e ‘pazzi’, tra eterosessuali e omosessuali, tra desiderabili e deformi, tra neurotipici e neurodiversi, tra famiglie naturali e famiglie ‘contro natura’, fino alla patologizzazione delle persone trans* e intersex.
Ogni confine è portatore di divisione e di gerarchie nel libero e gioioso fluire delle relazioni.attraverso la moltiplicazione dei fattori.
Le caratteristiche biologiche sono di per sé neutre, ma viene loro assegnato valore politico e sociale per poterne disporre.Sappiamo che il binarismo è servito nei secoli a creare e naturalizzare una divisione del mondo in due poli opposti, in oppressori e oppress.
Il sistema capitalista, patriarcale, eteronormativo e riproduttivo ha bisogno del proprio ordine: tutto ciò che non aderisce a quest’ordine costituisce una minaccia e va represso, invisibilizzato, cancellato.
Un movimento di liberazione deve colpire direttamente al cuore i dispositivi di oppressione,di discriminazione e di sfruttamento.
Questo sistema di potere e di controllo si serve delle dicotomie per costruire una rigida gabbia fatta di ruoli imposti, di generi costruiti, di sessualità finalizzata, di rimodellamento violento dei corpi ‘fuori norma’. I corpi LGBTQIAPK+ con la loro urgenza di libero posizionamento e di libero transito sono in sè rivoluzionari.
Nel mondo si sono affermati governi sempre più reazionari, autoritari e fascisti.
La Terra e i suoi abitanti, umani e non umani, bruciano sotto il giogo che li riduce in schiavitù. I corpi che non contano’ vengono situati sempre più in basso nell’edificio dello sfruttamento le cui fondamenta poggiano proprio su di loro.
La forza dirompente dello sciopero transfemminista lanciato a livello internazionale sta nell’aver rivoluzionato un processo, scardinato gerarchie e verticalità e promosso invece una pratica dal basso che parte e prende forma dalle persone come soggettività individuali e collettive.
Noi abbiamo lanciato lo sciopero transfemminista permanente in solidarietà con tutte le vite che resistono dietro alle sbarre e alle gabbie delle loro carceri, in sostegno di ogni singola autodeterminazione e libera scelta di generi e ruoli, contrastando consumi, schiavitù, sfruttamento e guerre sui corpi tutti su cui regge la fragile impalcatura di questo sistema.
FARE RETE CON I POPOLI ORIGINARI, le attiviste Mapuche e Guaranì in America del Sud, le comunità curde, quella di Hambach, con le donne e tutte le comunità native in prima fila nella resistenza contro lo sfruttamento neoliberale e nella sperimentazione di nuove forme di autodeterminazione e autogestione dei territori, di condivisione del lavoro di cura e di riproduzione, di un modello di vita alternativo al modello capitalista fondato sulle false gerarchie di genere, razza e specie. Ricordiamo Berta Cáceres, Marielle Franco, Hande Kader e tutte le personeche hanno pagato con la vita, il carcere e repressioni brutali l’essersi opposte a questo sistema.
LE CAMPAGNE che abbiamo assunto nel nostro percorso da riGENERIamociLIBERAmente, per la depsichiatrizzazione e demedicalizzazione delle soggettività trans e intersex e per l’autodetetminazione di ciascunu, quella di BDS contro Israele e contro il pinkwashing, veganwashing e la sua presunta apertura nei confronti delle soggettività LGBPTQIA+, le sue inaccettabili politiche di sfruttamento, e genocidio, il sostegno a No Tav, No Tap, le sanzioni fucsia ad ogni 8 marzo [ENI, ANDORRA, SPECISMO in tutte le su plurime forme (alimentazione, abbigliamento, spettacolarizzazione, sperimentazioni, .. ) Israele genocida e il suo rainbowartveganwashing, Leonardo ….
LE SEMINARIE, le campegge, le laboratorie che abbiamo organizzazto sono state giornate di approfondimento tematico e di condivisione anche fuori dalle nostre bolle.
Abbiamo lavorato molto sul LINGUAGGIO non è mai neutro. piuttosto è sessista, omotransfobico e specista. D’altra parte, le parole performano e attraverso di esse si consolidano ruoli, classificazioni e stereotipi.
Promuoviamo le e desinenze in U per essere includenti.
Crediamo che la tensione verso l’orizzontalità e gli agiti basati sul consenso di essa debba improntare ogni relazione, tradursi in operatività condivisa, senza fissità di ruoli e rigide strutture organizzative.
La retorica del decoro/degrado trasforma in processi di riqualificazione urbana in forme di criminalizzazione ed espulsione delle soggettività marginalizzate.
In rete con altr
- occupiamo gli spazi abbandonati delle città, trasformiamoli in orti e spazi sociali partendo dall’idea che gli spazi sicuri li facciamo noi vivendoli e trasformandoli attraverso la pratica quotidiana.
- Creiamo consultori, spazi di ascolto, accoglienza, incontro. Ripensiamo le città come spazi abitabili per tuttu, animali compresi.
Dal PIANO FEMMINISTA contro la violenza maschile sulle donne e violenza di genere in cui pure c’è il nostro contributo ne abbiamo fatta di strada tutta documentata nel nostro blog .
Dai nostri articoli si può cogliere la fluidità nell’essere dentro il movimento transfemminista con il desiderio di uscire dall’essere silenziat e marginalizzat facendo rete con chi dentro fuori si ritrova in situazioni di solitudine.
Per questo le nostre assemblee sono sempre aperte e per partecipare basta scrivere a retecorpieterranudm@gmail.com
Tra l’altro essendo transterritoriali le nostre riunioni sono normalmente on line anche se riteniamo importante ritrovarci con i nostri corpi nelle campegge e nelle laboratorie che organizziamo.

