Con questo intervento abbiamo attraversato il pride della Sapienza a Roma e arrevutamme Pride a Napoli.
Nel linguaggio corrente “queer/froceria” definisce qualcosa di “bizzarro” “eccentrico” “anomalo”. La nostra comunità si è riappropriata di questa parola risignificandola, trasformandola in quello spazio politico comune che ci permette di far confluire oggi le nostre diversità e le molteplici pratiche di contrasto, resistenza e lotta al dominio ciseteropatriarcale. Ma cosa succede quando si mettono in discussione le gerarchie di potere a partire da un pensiero che individua nella parte “privilegiata e opprimente” la stessa parte che si riconosce come oppressa, discriminata, marginalizzata e sfruttata in altre lotte? Quando la violenza è introiettata e normalizzata?
Viviamo in un sistema di colonizzazione e predazione, che opprime ciò che esula dal canone imposto; un sistema la cui sussistenza è resa possibile dallo sfruttamento dei corpi considerati inferiori e sacrificabili. Questo avviene nel caso degli animali di altre specie. Quando si ingabbiano in mura più o meno domestiche i loro corpi, quando si impongono forzatamente gestazione e parto, quando i corpi vengono selezionati e uccisi in base all’età perché considerati più piacevoli al nostro palato, quando si impongono spazi e tempi di vita estremamente ridotti, la sofferenza della macellazione o di altri sistemi di abbattimento come per esempio l’asfissia, quando si gioca con questi corpi o li si osserva costantemente …
Sappiamo che storicamente l’atto di mangiare carne è stato visto come legato alla virilità, alla forza, al potere mentre il veganismo è considerato bizzarro e “frocio”. Pensiamo allo scandalo ogni qualvolta ci rifiutiamo di cibarci di animali o di sottostare alle regole di genere. Viviamo in un sistema di colonizzazione e predazione, che in nome della razionalità e dell’ordine fagocita e opprime ciò che esula dal canone imposto; un sistema la cui sussistenza è resa possibile dallo sfruttamento dei corpi considerati inferiori e sacrificabili come gli animali di altre specie.
Vi risuona? Riusciamo a vedere le connessione?
La froceria diventa un territorio di tensione contro la narrativa dominante del ciseteropatriarcato bianco e monogamo ma anche la base di affinità con tutt coloro che sono marginalizzat. L’antispecismo è una risposta diretta ai meccanismi della società “antroponormativa” ed è proprio in questo strettamente legato alla nostra comunità perché accogliamo lo scardinamento delle certezze e portiamo un disturbo sistematico di ciò che è più “familiare”. L’antispecismo queer apre una breccia luminosissima nel ciseteropatriarcato. Porta alla luce il fatto che le strutture simboliche e ideologiche che legittimano il consumo di animali rispecchiano quelle dell’eteronormatività.
Antispecismo e froceria sono compagnu di strada, poiché entrambi sviluppano una critica radicale alle spinte sociali normalizzanti che hanno naturalizzato nella nostra società l’eterossessualità e l’onnivorismo – allo stesso modo. Antispecismo e froceria riassegnano e negano schemi di esistenza preconfezionati che dipendono da chi decide quanto vale un corpo, cosa un “buon corpo” debba fare, come debba apparire, essere trattato o cosa debba desiderare. In definitiva, la queerness e l’antispecismo condividono l’interesse per la ribellione alla norma, all’imposto, al prestabilito ed incarnano, entrambi, una ostinata e potente volontà di perturbare e intralciare il funzionamento sociale delle norme sessuali, di genere e di specie che sono la fonte delle oppressioni.
Proprio per questo denunciamo anche il veganwashing di Israele che mentre opera lo sterminio di un popolo si vanta di essere il paese più vegan friendly del mondo e fornisce pasti vegan ai soldati dell’IDF. E vogliamo dirlo anche qui. Non ci stiamo! Non ci stiamo con quelle domande provocatorie e insidiose che in tutt questi mesi noi frocie con lo striscione queer x palestina ad ogni manifestazione ci siamo sentit rivolgere “e allora quelli come voi a Gaza?”. Quell come noi a Gaza stanno morendo di bombe, di fame e di stenti nel genocidio più visualizzato nel mondo eppure ci scrivono e ci chiedono di stare dalla loro parte, dalla parte di un popolo che resiste, di un popolo che Israhell dichiara apertamente di voler cancellare, distruggere, annientare sotto gli occhi complici dei potenti di questo mondo e sotto i nostri occhi che ci sentiamo colpevolx per non riuscire a fermarli. NO PRIDE IN GENOCIDE! Le frocie lo sanno da che parte stare … palestina libera dal fiume fino al mare Assumiamo le campagne di BDS e SPLAI in ogni dove!
Autodeterminazione e liberazione per tutt!
Il corpo è mio e decido io non vale solo per il corpo mio!

