Come assemblea Corpi e Terra ospitiamo l’intervento di Giovanni Cardinali letto il 5 settembre 2025 al convegno No food No science di Mantova nella Tavola rotonda “Petrolio e letame. Fermare gli sponsor di Festivaletteratura”
LA CAMPAGNA CONTRO LA RIAPERTURA DELL’ALLEVAMENTO INTENSIVO SUINICOLO DI PODERE MIGLIAIOLO (frazione di San Pancrazio, comune di Bucine – AR)
§1 Premessa
Le colline dei Monti del Chianti furono drasticamente abbandonate dalle numerose famiglie contadine nella metà degli anni sessanta del secolo scorso. Rimasero abitate poche case coloniche, prevalentemente a metà collina o in pianura, dove ancora esistevano buoni collegamenti con i centri abitati e un terreno agricolo fertile garantiva ancora un reddito di sussistenza.
Sul finire degli anni sessanta inizia la colonizzazione dei terreni abbandonati da parte di alcuni allevatori, già particolarmente attivi in Val di Chiana soprattutto nel settore suinicolo. Il comune di Bucine, uno dei più importanti comuni rurali della Toscana e che rappresenta l’Italia nel gruppo dei comuni rurali dell’UE, fu interessato dall’insediamento di cinque allevamenti intensivi: quattro avicoli ed uno suinicolo.
Oggi ne restano attivi solo tre, l’ex allevamento di tacchini in località Isola frazione di Ambra è da 10 anni sede del rifugio di Agripunk onlus, l’altro in località Riparbella è stato riconvertito in Polo Club, struttura ricettiva e sportiva di un ricco banchiere svizzero. Il prof. arch. Giorgio Pizziolo, valente urbanista della scuola “territorialista” fiorentina, sul finire degli anni novanta definì i tre rimasti “dissonanti con il contesto ambientale e paesaggistico dei Monti del Chianti”, meritevoli di chiusura per valorizzare un parco tematico compreso nei comuni di Bucine e Castelnuovo Berardenga.
§2 L’allevamento più impattante nella collina che fa da spartiacque fra il sub bacino dell’Ambra e quello del Canale Maestro della Chiana
La prima autorizzazione da parte del Comune di Bucine per la “realizzazione di un impianto di allevamento suinicolo” risale al 1971 nei pressi della frazione San Pancrazio. In quel periodo, complici gli amministratori di allora di ideologia “industrialista” (in Toscana e in Emilia Romagna i socialisti e i comunisti, nel Nord Italia i liberali e i democristiani), non ebbero scrupoli per autorizzare stabilimenti ad alta produzione industriale di carne, con spargimento di liquami e inquinamento aria/suolo in aree collinari ormai abbandonate. La mega-porcilaia di San Pancrazio, in grado di tenere fino a 4 mila maiali adulti, iniziò ad inquinare due torrenti: l’Esse (versante Val di Chiana) e il Lusignana (versante Val d’Ambra). Negli anni ottanta e novanta, man mano che cresceva la coscienza civica e la sensibilità della popolazione, contemporaneamente alla costituzione in ambito provinciale del servizio di protezione civile, si verificarono i primi interventi pubblici di denuncia di inquinamento delle acque e azioni di bonifica del torrente Esse, a seguito di sversamenti di liquame nelle ore notturne e in contemporanea ad eventi meteo che consentivano l’occultamento di portate inquinanti.
Occorre arrivare a fine anni novanta quando il Comune di Bucine affidò al prof. Pizziolo la redazione dei nuovi strumenti urbanistici che entreranno nel merito degli allevamenti intensivi. Nel 2000, il consulente agronomo dr. Mugnai agronomo concluse la perizia allegata al piano Pizziolo nel modo seguente: “… si ritiene opportuno rilevare la presenza di attività zootecniche insistenti sul territorio comunale, dette attività, alcune di dimensioni industriali producono reflui di cui è importante conoscere le modalità di smaltimento che, soprattutto per quelli derivati da allevamenti suinicoli, possono causare importanti fenomeni di inquinamento o comunque devono essere considerati nel computo degli abitanti equivalenti”.
Il richiamo agli abitanti equivalenti è emblematico: di fatto per il numero di scrofe, scrofette, verri e maialini, l’allevamento di Migliaiolo corrispondeva in quel periodo ad un centro abitato di oltre 10 mila abitanti. Prima dei nuovi indirizzi comunali le Autorità Sanitarie, dopo oltre 20 anni di scarichi irregolari, imposero nel novembre 1992 l’obbligo di un sistema di depurazione.
Lo scarico delle acque reflue trattate fu autorizzato nel Borro Catano, affluente del torrente Esse ma impedito nel borro del Vivaio affluente del torrente Lusignana, che interessa la frazione di Badia a Ruoti e in questa località non mancarono denunce pubbliche degli abitanti per ricorrenti sversamenti abusivi di liquami e maialini morti. L’autorizzazione all’allevamento, a seguito di analisi di campionamento eseguite da ARPAT di Arezzo per i frequenti fenomeni di inquinamento lamentati dagli abitanti della zona lungo la SP di Procacci prossima al torrente Esse, fu revocata nell’ottobre del 2000.
L’allevatore cortonese di allora non sospese l’attività ma, nel settembre del 2003, ottenne l’autorizzazione per il “risanamento ambientale dell’invaso di stoccaggio dei reflui della porcilaie”. Continue inosservanze alle prescrizioni ambientali indicati dall’ARPAT furono registrate negli anni successivi ad esse seguirono denunce presso l’Autorità Giudiziaria. L’ARPAT, verificata la reiterata assenza di interventi formulò nel 2016 un parere contrario alla richiesta di rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) che porterà alla chiusura dell’allevamento e al successivo abbandono.
§3 La svolta con i piani urbanistici di nuova generazione
I piani urbanistici del Comune di Bucine dei primi anni duemila affrontarono il tema del superamento degli allevamenti intensivi indicando in via prioritaria: Podere Migliaiolo (suini), Podere Isola (tacchini), Cardiolo e Podere Prata (tacchini) con prescrizioni di bonifica, recupero ambientale, destinazioni d’uso compatibili con l’ambiente, rinaturalizzazione del reticolo idrografico, conservazione del paesaggio agrario e degli insediamenti rurali di antico impianto. Nel frattempo iniziò il recupero a impianti sportivi (campi da polo), strutture recettive e verde dell’allevamento intensivo in località Ripartella.
Il 15 dicembre 2017 il Consiglio Comunale di Bucine con delibera n. 58 approva in via definitiva l’aggiornamento del Piano Strutturale del 2005 e il nuovo Piano Operativo. Il nuovo Piano Strutturale annota che, nell’area di intervento Migliaiolo “… sono stati realizzati ingenti volumi e spazi per l’allevamento che rappresentano elemento di forte impatto e di degrado in un contesto di alto pregio paesistico”, quindi detta una prospettiva di lungo periodo e il Piano Operativo riporta la direttiva per un piano attuativo che “dovrà disciplinare un intervento finalizzato alla riconversione dell’area”. Migliaolo resterà chiuso per tre anni dal 2016 al 2019.
§4 La riapertura dell’allevamento intensivo di Migliaiolo fra il 2019 e il 2020
Nel giugno 2019 l’Azienda Sui.San di Paduli (Benevento) comunica al Comune di Bucine il subentro all’Azienda Agricola precedente per la riattivazione dell’allevamento suinicolo dichiarando che “Lo stabilimento si compone di nove porcilaie che, in condizioni di piena utilizzazione delle superfici utili di stabulazione, dispongono di 2.000 posti stalla”. Il Comune non rileva impedimenti ma, nell’agosto successivo, comunica il diniego al rinnovo dell’AIA rilasciata al precedente allevatore e ormai scaduta; la riapertura è ammessa fino a 720 “posti stalla”.
Nel dicembre 2019 esce di scena Sui.San e subentrano allevatori lombardi con la neo Società Agricola Fattorie Aretine SrL iscritta alla Camera di CIAA di Arezzo in data successiva (febbraio 2020. Capitale sociale: € 20 mila con Carmo Società Agricola srl di Brescia al 60%). Il Comune di Bucine, a seguito di nuova pratica Sportello Unico Attività Produttive (SUAP) del febbraio 2020, autorizza la riapertura dell’allevamento fino a 720 scrofe in grado di garantire il parto di oltre 24 mila suinetti l’anno da inviare in altri allevamenti intensivi della Società Martini di Cesena in accordo di soccida.
Per inciso l’imprenditore lombardo era noto per tentare di riaprire vecchi stabilimenti zootecnici in Toscana tant’è che aveva tentato una riapertura nel Comune di Suvereto (LI) con esito negativo per sollevamento della popolazione e parere contrario dello stesso Comune. Il Comune di Bucine, diversamente da quello di Suvereto, autorizza nonostante gli indirizzi del Piano Strutturale riguardanti un’area definita “degradata”, ancora più grave il fatto che il Sindaco non abbia informato né la Giunta né il Consiglio Comunale. In seguito si sarebbe giustificato dichiarando che lui “si è affidato ai tecnici che hanno ritenuto regolare la pratica SUAP”, nonostante non sia intervenuto nessun accertamento sull’agibilità dei vari fabbricati, poiché le pratiche edilizie sono successive all’introduzione dei primi 390 suidi dal 10 al 13 marzo 2020.
A pag. 6 della relazione agronomica allegata alla pratica SUAP e datata “febbraio 2020” si dichiara infatti che lo stabilimento è in “stato di semiabbandono” pertanto la Società Agricola Fattorie Aretine srtl “… ha valutato la necessità di effettuare interventi di ripristino delle porcilaie che risultavano quasi tutte inagibili a causa de deterioramento delle impiantistiche interne (distribuzione dell’acqua, distribuzione del mangime, piani di stabulazione, impianti elettrici, illuminazione) dovuto all’obsolescenza delle medesime, al deterioramento ulteriore causato dal prolungato periodo di inattività dell’allevamento e dagli ingenti danni causati dai roditori”.
§5 La mobilitazione delle associazioni ambientaliste locali contro la riapertura dell’allevamento di Migliaiolo.
A partire dal 5 marzo 2020 l’Italia viene bloccata dal lockdown per la pandemia COVID. Il 22 marzo un nuovo DPCM vieta a tutte le persone di spostarsi in qualsiasi comune diverso da quello in cui si trovano. Tutte le misure vengono più volte prorogate fino al 3 maggio 2020. Nel silenzio del territorio alcuni componenti dell’Associazione per la Valdambra vengono informati circa inquinamenti odorigini (puzzo di merda) e rumori molesti (ruggiti insopportabili di scrofe) provenienti da Migliaolo e percepibili da diverse abitazioni nei paraggi e, in alcune giornate di vento, anche da San Pancrazio. Da un’indagine sul web si scopre che il 26 febbraio 2021 Fattorie Aretine ha presentato istanza di rilascio dell’AIA per portare la capacità produttiva dell’allevamento a 900 posti scrofa. Seguono sopralluoghi di alcuni soci per accertare che i liquami raccolti in enormi vasconi interrati a valle vengono quotidianamente aspirati in grandi serbatoi mobili e trasportati nei terreni classificati AVZ (aree vulnerabili all’azoto) di aziende agricole di comuni confinanti.
Le associazioni ambientaliste del territorio (Associazione per la Val d’Ambra e Agripunk onlus) chiedono di partecipare alla conferenza di servizi prevista dall’AIA per negare l’ammissibilità dell’ampliamento dello stabilimento zootecnico ponendo anche problemi circa la legittimità della riapertura.
Nel maggio successivo una comunicazione interessa Agripunk onlus. Si tratta di un avviso di disdetta di locazione con indicazione che il rifugio dovrà essere sgomberato entro il novembre 2021.
L’Associazione per la Val d’Ambra viene nel frattempo informata che un allevatore è in trattativa con la proprietà per l’acquisto del complesso di Isola. Inizia una campagna per il mantenimento del rifugio e contro l’ampliamento se non la chiusura dell’allevamento di Migliaiolo. Il 31 luglio il presidente dell’Associazione presenta un contributo al Comune di Bucine per la imminente revisione degli strumenti urbanistici, scrivendo: “Incompatibili con l’agricoltura sostenibile e delle produzioni tipiche e con le aspettative turistiche della Val d’Ambra risultano i grandi allevamenti zootecnici intensivi di collina, ancora purtroppo presenti nel territorio comunale, che costituiscono gravi deturpazioni del territorio e del paesaggio e rappresentano concreti rischi per l’ambiente, oltre a costituire una attività zootecnica sempre più contrastata dall’opinione pubblica per il maltrattamento degli animali e il problema etico del benessere animale, nonché per la scarsa salubrità delle carni provenienti da questi allevamenti”.
§6 Le azioni dei volontari dell’Associazione per la Val d’Ambra successive alla comunicazione di finita locazione ad Agripunk onlus
Il mese di agosto 2021 viene dedicato a ricerche di testimonianze presso la frazione di San Pancrazio sull’attività dell’allevamento. Viene accertato che il sistema di deposito del liquame proveniente dagli stalletti è a cielo aperto su due enormi vasconi costruiti nel 2020 all’inizio dell’attività di Fattorie Aretine e che ogni giorno, allo scopo di evitare la tracimazione del letame nel Borro del Catano, partono diverse carrobotti da 10 mc circa ciascuna per spandere il letame stesso in vari appezzamenti di terreno collocati nei Comuni di Civitella Val di Chiana, Monte San Savino e Marciano. Alcuni volontari decidono per una documentazione fotografica sull’attività di spargimento di letame in Val di Chiana ai fini di una segnalazione ai comuni interessati di verifica del rispetto del Regolamento n. 46/2008 della Regione Toscana, capo 2° “procedure e modalità per l’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento, delle acque reflue agroalimentari e del digestato”.
Arrivati al passo di San Pancrazio della SP di Procacci viene subito notato il passaggio di trattore con a rimorchio un carro-botte che verrà fotografato lungo tutto il tragitto fino allo spandimento del liquame in un appezzamento di terreno poco dopo il bivio per Verniana e in riva destra del torrente Esse. Vengono documentati altri viaggi quindi verso le ore 12 i volontari si avviano a rientrare a valle ma incorrono in un fatto imprevisto: il trattore in viaggio verso un ennesimo spandimento di letame ostacola il percorso dell’auto costringendo chi è al volante ad accostarsi sulla banchina sovrastante una scarpata. Il trattorista, avvisato che sta commettendo un reato, si allontana infuriato poco dopo. Seguirà una segnalazione di intimidazione subita presso i CC di Bucine. Nello stesso giorno vengono presi contatti con tecnici del Comune di Civitella della Chiana e con l’Ass.re Alessio Maina del Comune di Monte San Savino per sapere se Fattorie Aretine ha inoltrato ai rispettivi comuni il PUA (piano di utilizzazione agronomica) previsto dall’allegato 4 del Regolamento n. 46/2008 della Regione Toscana (indicazione delle particelle di terreno interessate da concimazione, siti di spandimento con riferimento a ubicazione dei pozzi e delle abitazioni) che, fra l’altro, prevede precise distanze di rispetto da corsi d’acqua e rete idraulica minore (10 metri!).
Sempre nel mese di agosto e tramite gli Uffici Regionali l’Associazione per la Val d’Ambra viene a sapere che alla Conferenza di Servizi per l’esame dell’AIA di Fattorie Aretine srl è stato ammesso un proprietario confinante che, interpellato il 28/08 risponde via email: “La riapertura dell’allevamento ha colto di sorpresa anche me. Ho chiesto invano che prima del riavvio fosse aperta quantomeno la procedura di bonifica del sito a norma del TU del 2006, con la dovuta caratterizzazione dell’inquinamento e analisi del rischio, dopo decenni di pregressa attività praticamente senza regole, ma il Comune mi ha sempre risposto negativamente … C’è anche il problema dell’inquinamento delle falde acquifere, perché l’acqua dei miei pozzi è risultata inquinata oltre i limiti di potabilità per la presenza di coliformi fecali…”.
§7 La vicenda del mancato esame dell’istanza di AIA presentata dall’allevatore per aumentare il numero di scrofe nell’allevamento di Migliaiolo
La normativa regionale prevede che una richiesta di incremento di capi allevati oltre le 720 unità deve essere soggetta ad AIA. Gli uffici della Regione Toscana convocano per questo una Conferenza di Servizi per il giorno 14 dicembre 2021 ma pochi giorni prima Fattorie Aretine ritira l’istanza. Agripunk esulta alla notizia mentre Fattorie Aretine emette un comunicato nel quale, fra l’altro, si legge (sottolineature a cura dell’autore): “La decisione di ritirare l’istanza di rilascio AIA, che la scrivente società si riserva comunque di reiterare in futuro, è dipesa unicamente da quella che viene ritenuta una scelta non condivisibile da parte della Regione Toscana di consentire ad Agripunk Onlus medesima, di partecipare alla Conferenza dei Servizi nonostante la scrivente si fosse opposta a tale intervento con motivazioni precise e documentalmente provate, che di seguito si rammentano. In primo luogo Agripunk Onlus ha sempre dimostrato di essere ideologicamente contraria ad ogni forma di allevamento ancorché rispettoso di tutte le normative vigenti ….
In secondo luogo anche il consulente nominato dalla predetta associazione per la partecipazione alla Conferenza dei Servizi è portatore delle stesse ideologie, avendo manifestato a mezzo Facebook la propria posizione “aprioristicamente” in contrasto con gli allevamenti. Tale soggetto, nel commentare il sopracitato post presente sulla pagina socia! dell’associazione Agripunk Onlus, ha affermato che il ritiro dal!’ AIA sarebbe oggetto di debolezza e scarsissima serietà della società Agricola Fattorie Aretine Sri, aggiungendo altresì che il Comune mai avrebbe potuto giustificare l’acquiescenza a procedure asseritamente discutibili da ogni punto di vista ed alludendo all’esistenza di “qualcosa di sporco”.
Premesso che tali dichiarazioni di inaudita gravità saranno oggetto di verifica e controllo da parte della magistratura, con il presente la società agricola Fattorie Aretine Sri dichiara che la propria decisione di non partecipazione alla Conferenza dei Servizi, di rinuncia all’istanza di rilascio AIA e di richiesta di archiviazione del procedimento, sono dipese unicamente dalla volontà di prendere le distanze e di dissociarsi dalla decisione dell’Amministrazione; non può infatti essere in alcun modo condivisa la decisione di consentire a soggetti privi dei necessari requisiti previsti dalla legge (cioè essere portatori di interessi diffusi, legittimi, pubblici o privati}, di prendere posizione in merito ad una richiesta del tutto legittima di ampliamento di un’attività produttiva. Tali soggetti, con le loro prese di posizione e le loro pubblicazioni, si dimostrano portatori di posizioni estremiste, foriere di ostilità e di contenuti altamente offensivi. In un periodo di forte crisi sociale ed economica è amaro constatare che un imprenditore, svilito dell’iniziativa che gli è propria, debba rinunciare ad un progetto che, in linea con ogni dettame normativo, avrebbe portato sviluppo e ricchezza per il territorio. Ritirarsi per essere ascoltati diventa, a volte, l’unica soluzione e l’amara ricompensa per chi gioca secondo le regole”.
§8 Le denunce alla Procura dell’allevatore e le decisioni del GIP
Poco prima di Natale 2021 esce anche un comunicato stampa a firma del consulente ing. Cardinali: “Fattorie Aretine con un comunicato stampa sente di dover giustificare l’iniziativa – assai anomala – di ritirare l’istanza AIA, solo pochi giorni prima della Conferenza dei Servizi, e lo fa chiamando in causa la Regione che, secondo il detentore dell’allevamento intensivo di San Pancrazio, avrebbe la colpa di avere ammesso al contraddittorio quale controinteressato alla procedura anche la Onlus Agripunk di cui sono consulente…. La Regione Toscana, ammettendo Agripunk alla Conferenza dei Servizi ha solo riconosciuto alla onlus il sacrosanto diritto di portare nel contraddittorio, nel rispetto delle leggi vigenti, anche la propria opinione e la propria visione del mondo… Ben venga dunque la minacciata querela di Fattorie Aretine. Il processo sarà la sede per parlare di questi temi che sono sempre più importanti per la vita della gente. Forse è davvero il caso che la Procura della Repubblica di Arezzo svolga tutti i dovuti accertamenti su una vicenda che non pare priva di anomalie sin dal suo inizio”.
Fattorie Aretine ai primi di gennaio 2022 presenta una denuncia/querela alla Procura della Repubblica di Arezzo inoltrata da uno studio legale di Mantova. L’ingegnere Giovanni Cardinali viene accusato del reato di diffamazione a mezzo stampa. Sempre nello stesso mese l’avv. Luca Santa Maria presenta un esposto alla Procura su condotta illecita dell’allevatore responsabile di inquinamento ambientale e omessa bonifica. Nel maggio successivo il PM avanza richiesta di archiviazione alla quale si oppone l’allevatore. La vicenda si chiude in ottobre 2022 con ordinanza di archiviazione del GIP con la seguente motivazione: “le frasi utilizzate da Cardinali, a prescindere dal disagio che queste possono aver procurato all’opponente, appaiono continenti e proporzionate, sicuramente idonee a trasmettere, dal punto di vista dell’odierno indagato, comunque nel pieno esercizio del diritto di critica, un sentimento di forte preoccupazione per la tutela di interessi di rilevanza pubblica, quali la salubrità dell’ambiente, l’integrità del territorio e la salvaguardia degli animali”.
Una seconda denuncia/querela interviene nel maggio 2022 e questa ha uno spiccato carattere persecutorio perché successiva ad indagini tramite agenzia di investigazione privata di Brescia particolarmente intimidatorie con presenza e interrogatorio presso l’abitazione di Cardinali. La denuncia è formulata tramite lo stesso studio legale di Mantova ma riguarda altri due soggetti: un ex dipendente di Fattorie Aretine, e l’amministratore della società agricola con sede in Suvereto,LI. Cardinali è accusato ai sensi dell’art. Art. 367 (Simulazione di reato), Art. 368 (Calunnia), Art.507 (Boicottaggio inerente attività industriali), Art. 595 (Diffamazione).
Anche in questo caso nel maggio del 2023 il PM chiede l’archiviazione alla quale si oppone il denunciante che scrive “di aver avviato, a partire dall’anno 2019, una complessa operazione commerciale finalizzata all’acquisizione di alcune aziende agricole nel territorio della Toscana ove poter insediare degli allevamenti intensivi di suini” che “Le associazioni animaliste e del territorio avevano intrapreso una feroce campagna stampa, fondata su dati non veritieri, che aveva comportato un numero di accesso spropositato per finalità ispettive da parte delle autorità amministrative, con ciò intralciando gravemente le sue attività imprenditoriali …ecc.”
Il GIP, anche per questa seconda denuncia, accoglie in data 12 settembre 2023 la richiesta di archiviazione del PM confermando le motivazioni della precedente archiviazione in merito al reato di diffamazione e scrivendo fra l’altro per le altre ipotesi di reato che : “… l’inoltro di istanze e di segnalazioni alle Autorità preposte ad effettuare i controlli del caso non può essere ritenuta attività di per sé calunniosa, né tanto meno diffamatoria, anche qualora il controllo che ne è conseguito abbia escluso la situazione di pericolo ipotizzata.
Da ultimo, per quel che riguarda il reato di boicottaggio, di esso mancano, all’evidenza, tutti gli elementi costitutivi. Le attività di ‘propaganda’ penalmente sanzionate a norma dell’art. 507 c.p. sono solo quelle che raggiungono un grado di intensità o di suggestione tale da risultare veramente notevole, profilo del tutto mancante nel caso di specie. In ogni caso, risulta giustificata – tanto come esercizio di un diritto (di critica), quanto come adempimento di un dovere – quella propaganda esercitata dalle associazioni che perseguono il benessere della collettività nella quale operano, anche nel caso in cui, di riflesso, procurino un pregiudizio all’iniziativa imprenditoriale”.
§9 Il divieto di nuovi allevamenti intensivi nel Comune di Bucine (AR)
La vicenda di Migliaiolo è stata utile per arrivare ad una normativa di esplicito divieto di allevamenti intensivi nel territorio del Comune di Bucine. Grazie alla pressione di Associazione per la Val d’Ambra e di Agripunk onlus nel nuovo Piano Operativo sono stati introdotti due importanti articoli nelle Norme Tecniche di Attuazione: l’art. 78 “disposizioni generali per il territorio rurale” che prevede al comma 5 che “In tutto il territorio rurale, indipendentemente dall’ambito di riferimento, non sono consentiti nuovi allevamenti zootecnici intensivi” e l’Art. 83 “Edifici afferenti ad allevamenti zootecnici intensivi dismessi (stalle e altre strutture dismesse da allevamenti intensivi)”, che indica diverse destinazioni d’uso da proporre tramite Piano Attuativo soggetto all’Autorità Competente Comunale VIA VAS (Valutazione di Impatto Ambientale e Valutazione Ambientale Strategica) e alla conferenza di co-pianificazione regionale.
§10 UNA LEZIONE PER IL FUTURO DEDICATA A CHI COMBATTE CONTRO OGNI TIPO DI ALLEVAMENTO
La lobby degli allevatori è molto potente, conta su politici e amministratori complici ai vari livelli (locale, regionale, nazionale, europeo), non bada a spese per promuovere la propria attività e pagare studi legali e agenzie per contrastare con ogni mezzo chi si oppone. Cosa possiamo imparare dall’esperienza di Migliaolo?
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è importante conoscere gli strumenti urbanistici dei Comuni e delle Province sede di allevamenti intensivi o potenzialmente interessati da nuovi insediamenti e verificare la presenza di richieste di ampliamento o di varianti per i nuovi insediamenti
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far parte del processo partecipativo della fase preparatoria di nuovi strumenti urbanistici e di revisione degli esistenti e fare le relative osservazioni in fase di adozione riguardanti insediamenti in territorio rurale
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tenere contatti con Uffici Regionali (ivi comprese le Aziende Regionali di Protezione Ambientale) e Aziende Sanitarie per venire a conoscenza di eventuali istanze da parte degli allevatori
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non farsi intimidire da denunce presso i Tribunali ma contare sulla professionalità di ottimi studi legali e consulenti tecnici
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contare sulla presenza di magistrati che riconoscono il diritto di critica sancito dalla Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza Antifascista e che, in particolare, hanno come riferimento gli articoli 9 e 411
Art.9: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”.
Art. 411: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla salute, all’ambiente. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali

