Viviamo in un sistema patrialcal-capitalista che ci impedisce di stare bene, ci schiaccia e ci fa ammalare, ci mantiene in uno stato di subordinata sopravvivenza e dipendenza. Ci impone ruoli, norme e generi sin dalla nascita che cercano di regolare e ingabbiare l’esistenza di ognunx all’interno degli schemi di sfruttamento e repressione in cui viviamo.
Il sistema eterocispatriarcale e binario vuole cancellare da ogni narrazione le persone LGBTQIPAKNB+, le persone froce e queer che, con l’affermazione della loro stessa esistenza, rappresentano una minaccia per la riproduzione del sistema. Il grido è “dio, patria e famiglia” dimenticando che dio l’hanno inventato gli uomini per imporre forme di potere e controllo, la patria è un concetto totalmente inventato e privo di fondamenta geografiche, etniche o pratiche e che, nella maggioranza dei casi femminicidi, suicidi indotti, violenze e stupri avvengono soprattutto in famiglia. La normalità è il problema perché è nella normalità che la violenza diventa invisibile, non criticabile; un “lecito strumento” utile a gerarchizzare, controllare e soggiogare. Le diverse esistenze vengono oggettivizzate in “merci” da sfruttare, classificare e omologare per essere funzionali al mantenimento e alla riproduzione della macchina capitalista.
Da anni noi dell’assemblea Corpi e Terra poniamo in evidenza i punti di interconnessione tra transfemminismo ed antispecismo partendo da un posizionamento ecologista aperto alla convivenza transpecie basato sul principio di autodeterminazione e ribellione di tutti i corpi.
Si reprime, incatena, ingabbia, tortura, violenta, ora anche fuori dai propri confini. Le atrocità che continuiamo a vedere in Palestina e in troppe altre parti del mondo sono perpetrate dall’egoismo di una minoranza della popolazione che detiene il potere mediatico, economico ed istituzionale.
Lottiamo contro le gabbie tutte, sia quelle fisiche rappresentate da confini, muri, cancelli, accordi internazionali, sia quelle sociali che riconosciamo nelle norme e negli stereotipi. Rivendichiamo per il corpo di tuttə la piena autodeterminazione. Siamo una molteplicità di corpi, menti ed ecosistemi che trovano nelle relazioni confronto, conforto, scambio e arricchimento reciproco. La diversità è ciò che rende unicə e speciale ogni essere vivente. Il concetto di Natura è un concetto politico, utilizzato come dispositivo di oppressione: è la narrazione dei potenti che serve come sfondo da dispiegare all’occorrenza per delegarne ogni responsabilità a singolx o come spauracchio di un falso modello da perseguire, in relazione al quale si può definire ciò che è ‘contro natura”.
Reali sono invece il terricidio e la devastazione ambientale come espressioni della violenza contro i corpi delle donne, delle soggettività LGBTQIPAKNB+, degli animali umani e non umani, delle popolazioni native e della Terra. La creazione tutta umana della categoria “Homo sapiens” come quella dell’ “UOMO” è in sé funzionale a un immaginario normativo. È una denominazione sessuata, sessista e arrogante. La norma antropocentrica separa ciò che è “sacro” da ciò che è sacrificabile, chi è degno di vivere da chi non lo è, e quindi può essere macellato, discriminato, colonizzato, lasciato annegare nel Mediterraneo o spostato e rimandato indietro come un pacco indesiderato. La violenza sistemica si fonda sulle logiche di proprietà e sfruttamento del capitalismo estrattivista, pastorale e patriarcale in cui i corpi oppressi degli animali – umani e non – e la Terra sono al contempo ridotti a risorsa e reificati, femminilizzati e naturalizzati.
L’ecotransfemminismo è antispecista perché oggi l’antropocentrismo è giunto al suo apice massimo, ad un picco tale da essere a tutti gli effetti un altro tipo di religione che predica la pretestuosa sacralità della vita umana (ma in realtà solo di alcune vite umane) a scapito del rispetto dell’esistenza di tutti gli altri esseri viventi, umanx disumanizzatx compresx. Vogliamo politicizzare e rendere visibile l’oscurità della questione animale e siamo in lotta solidale con i miliardi di animali fatti nascere al solo fine di essere sfruttati e uccisi. Durante la breve vita da schiavi, la loro ribellione è sempre invisibilizzata dagli strumenti di contenzione. Nessunx sarà mai liberx finché non riusciremo a scardinare i meccanismi antropocentrici che continuano a scavare quella linea profonda sulla quale l’Uomo si è costruito come antitesi dell’animale, così da poter, oltre di essa, “animalizzare”, discriminare, sfruttare, uccidere.
È la linea che traccia il confine della sacrificabilità, la stessa che nella storia è servita a creare “umani” e “animali”, padroni e schiavi, che è stata messa fra uomini e donne, tra occidentali e resto del mondo, tra borghesi e miserabili, tra “normali” e “pazzi”, tra eterosessuali e omosessuali, tra desiderabili e deformi, tra neurotipici e neurodiversi, tra famiglie naturali e famiglie “contro natura”, fino alla patologizzazione delle persone trans* e intersex. Le caratteristiche biologiche sono di per sé neutre, ma viene loro assegnato valore politico e sociale per poterne disporre. Sappiamo che il binarismo è servito nei secoli a creare e naturalizzare una divisione del mondo in due poli opposti, in oppressori e oppressx. Il sistema capitalista, patriarcale, eteronormativo e riproduttivo ha bisogno del proprio ordine: tutto ciò che non aderisce a quest’ordine costituisce una minaccia e va represso, invisibilizzato, cancellato. Questo sistema di potere e di controllo si serve delle dicotomie per costruire una rigida gabbia fatta di ruoli imposti, di generi costruiti, di sessualità finalizzata, di rimodellamento violento dei corpi “fuori norma”. I corpi LGBTQIAPK+ con la loro urgenza di libero posizionamento e di libero transito sono in sé rivoluzionari.
Ne sono testimonianza le persone rinchiuse e uccise nei campi di concentramento come Lucy Salani, unica donna transgender italiana conosciuta a sopravvivere ai campi di concentramento nazisti. Ne sono testimonianza anche decine di migliaia di persone con il famigerato triangolo rosa ingabbiate e uccise a causa della loro non aderenza alla norma binaria — per altro lo stesso triangolo rosa che abbiamo visto recentemente usato per firmare l’aggressione a una delle associazioni trans di Roma. Il regime nazista come quello fascista non non perseguitarono esplicitamente le donne lesbiche in quanto “lesbiche” perché così avrebbero esplicitamente ammesso la loro esistenza. Questa parola non poteva e non doveva essere pronunciata. Furono quindi perseguitate e imprigionate nei campi di concentramento come “individui asociali” e a loro spettava il triangolo nero. Denunciamo anche che tutt’oggi nelle carceri italiane e del mondo la detenzione delle persone trans presenta forti criticità nella gestione degli spazi, divisi rigidamente su base biologica. In Italia, le donne trans sono spesso collocate in sezioni separate dagli uomini (spesso nei reparti precauzionali), mentre gli uomini trans sono inseriti nelle sezioni femminili. Questo porta frequentemente a situazioni di isolamento, con limitazioni nell’accesso alle attività e alle cure ormonali.
Nel mondo si sono affermati governi sempre più reazionari, autoritari e fascisti. La Terra e i suoi abitanti, umani e non umani, bruciano sotto il giogo che li riduce in schiavitù. I corpi che non contano vengono situati sempre più in basso nell’edificio dello sfruttamento, le cui fondamenta poggiano proprio su di loro, come aveva già intuito Horkheimer a inizio 1900.
Un movimento di liberazione deve colpire direttamente al cuore i dispositivi di oppressione, di discriminazione e di sfruttamento. Vogliamo praticare un cambio di paradigma che disegni un modo di vivere alternativo alle guerre, ai genocidi, alle colonialità, alla repressione, allo sfruttamento della terra, dei territori e dei corpi tutti. Manteniamo le nostre pratiche tutti i giorni. E per questo da alcuni anni abbiamo lanciato lo sciopero antagonista permanente con una serie di proposte e pratiche possibili. La forza dirompente dello sciopero transfemminista, lanciato a livello internazionale, sta nell’aver rivoluzionato un processo, scardinato gerarchie e verticalità e promosso invece una pratica dal basso che parte e prende forma dalle persone come soggettività individuali e collettive. Noi abbiamo lanciato lo sciopero transfemminista permanente in solidarietà con tutte le vite che resistono dietro alle sbarre e alle gabbie delle loro carceri, in sostegno di ogni singola autodeterminazione e libera scelta di generi e ruoli, contrastando consumi, schiavitù, sfruttamento e guerre sui corpi tutti su cui regge la fragile impalcatura di questo sistema.
LA NOSTRA PRATICA DI LOTTA È INTERSEZIONALE.
Non è tanto la finalità a intrecciare le lotte, quanto la loro comune radice e il loro reciproco rinforzarsi. Siamo per la libertà di movimento senza frontiere e sosteniamo quelle organizzazioni e persone che lottano con azioni dirette a salvaguardia di questo legittimo diritto per ogni persona. Non esiste una guerra più giusta o più importante, non esiste una gerarchia delle vittime. Non accettiamo i respingimenti ai confini perché i confini stessi non devono esistere.
Vogliamo contrastare la vergogna dei CPR e delle carceri oltre confini. Ripudiamo gli accordi con la Libia che consentono torture, stupri e violenze di ogni tipo e i decreti usati per impedire l’accoglienza. L’unico obiettivo di queste politiche è quello di sfruttare e mantenere in condizioni di precarietà e sotto costante ricatto persone rese schiave per la “mano d’opera a basso costo” di chi vive di profitti.
Affermiamo oggi e sempre la nostra LIBERAZIONE. LIBERAZIONE per tutt3 perché possiamo parlare di diritti solo quando valgano per tutt3 e smettono di essere privilegi.
LIBERAZIONE è poter decidere di muoverci e di restare. Chiudendo le frontiere si nega la libertà di movimento lasciando aperti solo canali di morte, violenza sessuale, sfruttamento, schiavitù, tortura. Che il mediterraneo torni ad essere il mare dell’incontro tra culture e degli scambi e non il cimitero delle speranze e dei sogni che vivono in corpi reali e non in numeri che contano i lutti.
LIBERAZIONE dalle guerre, da ogni forma di colonialismo, dai genocidi, dall’occupazione delle terre e di quelle che si continuano a chiamare risorse, dall’abilismo, dallo specismo e dal non riconoscere l’oppressione che esercitiamo sugli animali di altre specie, dai fondamentalismi, dai femminicidi, dai transcidi e dalla violenza, dalle gabbie, dai CPR e dalle carceri, dallo sfruttamento, dal fascismo e dal patriarcato.
LIBERAZIONE e AUTODETERMINAZIONE per tutti i corpi
L’ANTIFASCISMO è transfemminista o non lo è, la LIBERAZIONE è antispecista o non lo è.

